Magazine Martedì 9 marzo 2010

Il G8 nella graphic novel di Christian Mirra

Magazine - È da poco uscita per i tipi di Guanda la graphic novel di Christian Mirra Quella notte alla Diaz (89 pag. 16 Eu). Il romanzo è il resoconto a fumetti della famigerata notte tra il 20 e 21 luglio 2001, quando, a margine dei disordini del G8, la polizia fece irruzione nella scuola di via Cesare Battisti compiendo atti che Amnesty International ha definito, come noto, «la più grave violazione di diritti umani in un paese democratico dal dopoguerra».

Il decorso processuale che è seguito a quella notte conta ad oggi due gradi di giudizio. La sentenza di primo grado (13 novembre 2008) si è conclusa con 13 condanne, per complessivi 35 anni e sette mesi di carcere.
Nella sentenza si legge tra l'altro che «[...] la perquisizione venne disposta in presenza dei presupposti di legge. Ciò che invece avvenne non solo al di fuori di ogni regola e di ogni previsione normativa ma anche di ogni principio di umanità e di rispetto delle persone è quanto accadde all’interno della Diaz Pertini».

A distanza di quasi dieci anni, il G8 del 2001 continua a rappresentare un nodo. A testimonianza più o meno diretta dei fatti sono stati pubblicati libri d'inchiesta e girati documentari, accusati di un approccio ideologizzato alla materia almeno quanto è stato (ed è) considerato omertoso e colpevolmente frammentario il contributo delle principali emittenti televisive. Tra i lavori autobiografici si aggiunge oggi l'opera di Christian, illustratore e grafico classe 1977, il cui tratto morbido e tondeggiante - che sembrerebbe in prima battuta più adatto a una storia di Topolino che a un crudo resoconto storico - rende, per associazione di idee, ancor più agghiacciante la descrizione delle violenze riportate.

La notte degli orrori (la notte cilena, per usare le parole dell'autore), Christian era tra i ragazzi che vennero sorpresi dalle forze di polizia durante il sonno, e che non riuscirono ad uscire in tempo dalle finestre. Massacrato di botte, portato via con la forza e sottoposto a pressioni psicologiche fin dentro la sua stanza d'ospedale (dove viene piantonato da un poliziotto che, mentre tenta di dormire, continua ad accendere e spegnere la luce), Christian non esce dall'incubo nemmeno quando il giudice, dopo tre giorni di fermo, invalida il suo arresto. Temendo di essere incriminato per reati mai commessi, e vittima sociale di una diffusa diffidenza, inizia una battaglia prima legale e poi umana.

«La cosa che più mi preoccupava era di essere capito, specialmente da quelli che ancora oggi sono convinti che la Diaz fosse un covo di Black Block. Quelli che mi guardano e dicono "Ok, ho capito che tu sei un bravo ragazzo, però..."», mi dice Christian, durante la nostra intervista. «A dieci anni dai fatti e con 13 condanne regolarmente emesse, mentre due governi di entrambi gli schieramenti si sono succeduti, ancora non è stata aperta una commissione di inchiesta. Né sono state fatte dichiarazioni pubbliche di condanna nei confronti di persone che si sono macchiate di crimini contro l'umanità».

Per chi dubita che ancora ci sia ragione di aggiungere materiale alle testimonianze scritte e filmate di quei giorni allucinanti, il consiglio è di mettersi alla prova e leggere la graphic novel di Christian. Che descrive con semplicità e schiettezza una pagina di storia che sembra uscita dalla cronaca delle peggiori dittature militari degli ultimi due secoli.

di Giorgio Viaro

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