Magazine Martedì 2 marzo 2010

Università e famiglia: la paura di deludere tutti

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Magazine - Cara Antonella,
navigando in internet ho trovato questo sito e adesso che mi sento particolarmente giù ho deciso di scriverti. Ti racconto un po' la mia storia. Nella mia vita ho sempre pensato che avrei fatto qualcosa nel campo artistico e così, finito il liceo, ho provato due test per accedere alle Università che mi interessavano. Purtroppo non sono riuscita a superarli così, per non perdere l'anno, mi sono iscritta a Lettere. Il primo anno è andato tutto bene, ho finito gli esami e poi a settembre, all'inizio del secondo anno, il mio ragazzo è partito per l'Afghanistan. Da allora non sono più riuscita a riprendermi.

Non sono nemmeno sicura che sia questo il motivo. Magari all'inizio, ma poi? Non riesco più a studiare e a dare gli esami come facevo prima. Non mi piace ciò che studio e mi deprimo tantissimo. Non riesco ad affrontare l'esame, mi sento veramente male. A casa scrivo dei riassunti, leggo e sottolineo, anche se con grande fatica, e poi mi perdo, non riesco ad andare avanti, mi sale l'ansia e mi viene da piangere.
Io vorrei davvero studiare e dare gli esami ma non ci riesco e mi sento in colpa perché mi sembra di deludere tutti.

L'anno scorso sono scoppiata e ho detto ai miei che non ce la facevo più, che volevo lasciare l'Università. Loro mi hanno detto:
e poi che fai? Non lo trovi un lavoro così! Quindi, con tantissima difficoltà, ho dato tre esami, ma adesso sono punto e a capo. Non ci riesco e non so come fare per spiegarlo ai miei. Loro mi dicono: finisci l'Università, poi pensa a tutto il resto. Io vorrei fare dei master o dei corsi di grafica ma ho sempre questa maledetta Università!
Secondo lei non potrei fare solo i corsi di grafica? Potrei trovare un lavoro così? O pensa che facendoli entrambi sbloccherei la questione Università?

Non so davvero che fare. Con l'università mi sembra di essere bloccata, mi sembra che tutti vivano meno che me. Il tempo scorre e io sono ferma, come in un limbo. Odio tutto questo, non faccio che piangere da sola e far finta di niente con i miei genitori, ma so che non ci riuscirò ancora per molto. Perché devo stare così male? I genitori non dovrebbero desiderare di più la felicità e la salute di un figlio piuttosto che una laurea? Ho 22 anni, quest'anno avrei dovuto laurearmi e invece mi mancano ancora dieci esami, e che esami!

Il solo pensiero mi manda in crisi! Non sto male solo psicologicamente, ma anche fisicamente. Per me andare a sostenere un esame significa avere dolori di stomaco, giramenti di testa, gambe che mi tremano come se stessi per saltare nel vuoto, mal di testa, il tutto accompagnato dal vuoto mentale. Non ricordo niente e mi sento un'idiota. Io non sono un'idiota, sono intelligente e sono sempre andata bene a scuola, ma ora mi sento un fallimento. Lasciando l'università avrei davvero paura di deludere tutti, non solo i miei genitori, il mio ragazzo, i miei parenti, i miei nonni.

Posso sobbarcarmi tutto questo a 22 anni? Il mio desiderio più grande, più di laurea e di altre cose, è quello di sposarmi e creare una famiglia. Col mio ragazzo abbiamo pensato di farlo nel 2013, ormai stiamo insieme da cinque anni e vogliamo sposarci. Voglio lavorare perché non mi piace dipendere da nessuno e perché così potrei dare alla mia famiglia una vita migliore, ma nello stesso tempo vorrei potermi prendere cura dei miei futuri figli di persona, senza affidarli a nonni o parenti vari.

Vorrei un lavoro che mi permettesse di lavorare part-time, o comunque non tutta la giornata, perché non sopporterei di uscire di casa alle otto di mattina e tornare alle sette di sera. Che senso avrebbe voler avere una famiglia se poi non ho un minuto per godermela? Sono troppo confusa. O forse non troppo. Lei pensa che è anche per questo motivo che non riesco più a studiare? Perché non voglio un lavoro a tempo pieno? Non lo so, ho bisogno di aiuto e spero che lei in parte potrà chiarirmi le idee.
Cordiali saluti.


Cara anonima,
se andrai a dare un'occhiata all'archivio della Posta del cuore, scoprirai che non sei sola, ho ricevuto tante lettere da ragazze e ragazzi della tua età con lo stesso problema. Magari potranno esserti d'aiuto. Tuttavia sei un passo più avanti degli altri, perché hai cercato di capire dove sta il problema e in parte ci sei riuscita.
Mi hai fatto tante domande e la prima risposta è: certo, sei parecchio confusa. Vediamo di cominciare a fare un po' d'ordine, poi sono sicura che andrai avanti da sola perché è vero, sei intelligente e anche introspettiva.

Il tuo conflitto con i genitori deriva dal fatto che pensare al tuo futuro è uno dei loro compiti, esattamente come renderti felice. E mi fa piacere che siano tra i pochi in Italia che, invece di disprezzare la cultura, la ritengano indispensabile per progredire nella vita e nel lavoro. Dovresti rispettarli per questo, sono completamente controcorrente. Non ti vogliono velina, per esempio, né star tivù. Detto questo - se te lo puoi permettere - mi sembra giusto che tu segua le tue inclinazioni.

Nella vita mi ha sorpreso non poco scoprire che grandi creatori fossero ignorantissimi, e tuttavia ne ho incontrato. Ma quelli che amo in modo particolare hanno saputo fondere la pratica con la teoria, sposare il talento con la cultura. Quindi vedo bene una buona scuola di grafica - che dovresti cercare con molta attenzione - insieme all'Università. Ricordati che lo studio, ti piaccia o meno quello che dico, è il tuo lavoro, il tuo contributo al benessere della famiglia, psicologico e emotivo, invece che economico, ma è così.

Non hai altro da fare che studiare e sognare amore più famiglia, vuoi dirmi che non riusciresti a seguire entrambi i corsi? Una volta ottenuto ciò che desideri veramente, la tua riluttanza a stare sui libri potrebbe svanire, chissà. Oppure potresti scoprirti piø confusa di prima, perché forse non era esattamente ciò che volevi, ma solo un braccio di ferro con i tuoi. Nel secondo caso -che non posso escludere- ti consiglio caldamente di cercarti un bel lavoro estivo, di quelli pesanti, in un bar o in un ristorante e forse, con questa ricetta drastica, ti tornerebbe la passione per i libri.

Tenta ancora, senza esplosioni, prova a patteggiare un numero ragionevole di esami all'anno contro l'iscrizione contemporanea alla scuola privata di grafica. E poi mantieni l'impegno. Credimi, anche la famiglia è un duro lavoro, non solo fisico. Tenerla insieme è più difficile e faticoso che stare in ufficio dalle otto alle cinque. La quantità di mail che ricevo -nel suo piccolo- lo dimostra ampiamente.

Coraggio, combatti la tua battaglia, ma non dimenticare di dare qualcosa in cambio, restituisci ai tuoi la sicurezza che ricaverai.

Auguri,
Antonella

di di Antonella Viale

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