Magazine Venerdì 19 febbraio 2010

Ansia e crisi: bisogna ricominciare dalle piccole cose

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Magazine - Caro dottore,
da più di un anno vivo una profonda crisi con me stessa. Inizialmente si è manifestata con un'improvvisa incapacità di sostenere gli esami universitari. Pensando che il blocco negli studi fosse dovuto a una vita extrauniversitaria poco appagante, ho cercato di migliorare quella, ma di fatto non riesco a concludere nulla. Se decido di volere un cane, appena lo trovo ci ripenso; se decido di riprendere a guidare, poi rimando a domani; se decido di trovarmi un lavoro, quando mi contattano rifiuto l'incarico; se decido di fare volontariato, sono assalita da mille insicurezze; se decido di avere nuove amicizie, le cerco ma poi non le coltivo. Per non parlare della situazione esami, che è ancora bloccata. Studio, ma a venti giorni dall'appello mollo tutto.
Da cosa può dipendere il sorgere della crisi universitaria e da cosa questa mia incapacità a portare a termine le cose? In passato ero una studentessa modello, una di quelle che studiava sempre senza concedersi troppi premi e svaghi. Ora ho 24 anni e la vita mi sta sfuggendo di mano: cosa posso fare per riappropiarmene?
La ringrazio di cuore, Franci.


Cara Franci,
lei sta manifestando la sua poca fiducia in se stessa, nascondendosi dietro un non fare che le eviterebbe di affrontare le cose e scoprire (o rendere palese agli altri) i livelli della sua temuta inferiorità. Che, in parole povere, sarebbe la versione psicologica del detto chi non fa non falla.
Se non si fanno le cose non si può sbagliare e nessuno, né noi né gli altri, può vedere o misurare i nostri insuccessi: logico! Un po' meno logico è pensare - o meglio, sentire - che noi siamo destinati al fallimento. Così come altrettanto illogico è aver paura del fallimento come se questo non fosse una cosa normale e inevitabile, ma fosse una nostra colpa o un destino dal quale non possiamo sfuggire.
Se la risposta a queste domande è una triste smorfia di compassione, allora diventa logico non mettercisi neanche nelle cose, perché intanto non ci sarà alcuna possibilità di successo.

Discorso triste, ma intrigante. E se fosse il contrario? E se fosse proprio la paura di fare bene le cose a spaventarla? E se fosse la paura di crescere? Di diventare brava, capace, autonoma e quindi staccarsi dalle antiche sicurezze? Dalla famiglia, dagli affetti dalla propria condizione di figlia e ritrovarsi ad affrontare una vita da persona adulta, con la paura di non essere così pronti da affrontarla da sola? Allora meglio non rischiare, non fare, non diventare grandi, forti, autonomi e restare sempre un po' deboli e bisognosi di qualcuno che ci cura e ci protegge.
Ecco, praticamente due spiegazioni che sono quasi una il contrario dell'altra. Quale scegliere? Fantastico, sembra che invece che trovarle una soluzione le abbia servito un bel problema nuovo. O forse no. Nessun problema. Nessuna scelta.

Entrambe queste proposte potrebbero essere giuste (o entrambe sbagliate), ma non ha importanza. Sono solo spiegazioni e tutte due dicono che nella sua testa ci sono delle idee e dentro di lei delle sensazioni che, per un verso o per un altro, le stanno complicando la vita e, quasi certamente, sono comunque idee o sensazioni vecchie, sbagliate o inutili. Che vanno superate. Come? Prendendosi un impegno, piccolo, molto piccolo, e portandolo a termine. Siccome sono certo che lei scoprirà che portare a termine una cosa piccola non solo non è impossibile né pericoloso, credo che dovrà scegliersi un'altra cosa piccola da portare a termine. Quando si sarà stufata di scoprire che è capace di fare le cose piccole, senza che succeda niente di catastrofico, può passare alle cose medie.
Sì, sembra noioso ma funziona.
Unica precauzione: si fermi prima di affrontare le cose immensamente grandi o i miracoli. Quelli potrebbero essere veramente troppo anche per lei.

Saluti,
Ventura

di Marco Ventura

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