Magazine Venerdì 29 gennaio 2010

'Le perfezioni provvisorie' di Gianrico Carofiglio

Magazine - Gianrico Carofiglio ha mandato alle stampe l'ultima impresa del suo avvocato Guido Guerrieri in un libro che porta un titolo avventuroso. Le perfezioni provvisorie (Sellerio, pagg. 336, 14 Eu) era attesissimo da tutti i suoi fan, i quali si troveranno con delusione a leggere una storia extraprocessuale. Nel senso che l'avvocato non ha un processo dentro cui vivere, al pari delle storie precedenti.

Guido viene incaricato di cercare nuovi elementi investigativi in un caso di scomparsa di persona per impedirne l'archiviazione. Si trasforma in investigatore, a malincuore, e cerca una ragazza tra storie di cocaina della Bari bene (è molto attuale) e due donne che intorno al cuor gli vengono.

Le indagini difensive, oggi, permettono anche ai difensori di cambiare pelle ed introdurre dentro il processo un materiale meno astratto di un tempo, una testimonianza inedita per esempio. Il processo accusatorio ha consegnato apparentemente ai difensori la stessa arma dei pubblici ministeri, che le indagini devono svolgerle per l'esercizio dell'azione penale e quindi per assolvere il loro compito previsto dal codice.

Un avvocato senza processo - e quindi senza la sua naturale dimensione parallela - non suscita interesse o se lo fa, è destinato a deludere. Come un acrobata in bilico su di una pertica dove si nota il trucco.

In Testimone inconsapevole (2002, Sellerio) Carofiglio aveva iniziato una serie dove l'avvocato Guerrieri aveva elaborato una teoria processuale rivoluzionaria e figlia diretta della psicologia giudiziaria, quella per cui un testimone falso può in realtà non esserlo intenzionalmente, ma soltanto per effetto di un personale e distorsivo pregiudizio di natura psicologica o razziale, per esempio, o perché è portato a credere nella colpevolezza di una persona anziché vederla. Un testimone che vede non proprio con gli occhi, ma con la mente. Un'intuizione psicologica geniale e capace di far saltare dei processi in uno schiocco.

Il Testimone inconsapevole prende le mosse da Cross Examination dello scozzese Marcus Stone (Giuffrè, 1990, a cura di Ennio Amodio) dove la psicologia giudiziaria compare per la prima volta come mezzo per maneggiare con cognizione una materia fluida e pericolosa come l'esame incrociato dei testimoni, quello che in televisione viene chiamato controinterrogatorio. Un classico scritto per sondare senza troppi danni collaterali di natura processuale la memoria umana del testimone che, secondo l'introduttore Michael Hill, persino in condizioni normali è fallibile.

Tant'è che lo stesso Carofiglio, prima di romanzare Guido Guerrieri, aveva pubblicato nel 1997 per la Giuffrè un testo prettamente tecnico per avvocati penalisti intitolato appunto Il Controesame, arricchito da dialoghi estratti da ideali processi i quali avevano costituito la prima vera prova narrativa del Nostro.

Pochi lo avevano notato, se non gli specialisti e forse altri attirati da quei dialoghi così brillanti per una tecnica processuale forse troppo perfetta. Poi il romanzo diventava un caso letterario e Carofiglio si ritrovava ad aver creato un genere dove la molla scatenante resta comunque la psicologia applicata al diritto per cui ciò che appare può anche non essere. Il trionfo della relatività, insomma.

Aveva continuato con Ad occhi chiusi (2003) e Ragionevoli dubbi nel 2006. Per Sellerio aveva rielaborato con L'arte del dubbio (2007) Il Controesame del 1997 in modo da fare un prodotto più allargato. Con Le perfezioni provvisorie, e veniamo a noi, non convince proprio, e si vede: in questa avventura manca il processo, e quindi viene meno l'elettricità.

Guerrieri diventa un investigatore che, peraltro, per circa duecento pagine, parla di sé soltanto, dei suoi gusti cinematografici, delle sue preferenze letterarie e basta. Il colpo di scena lo si cerca con affanno ma si trova soltanto la sgradevole sensazione di vedere continuamente Carofiglio allo specchio. Quando aveva scritto Testimone Inconsapevole si era gridato allo Scott Turow italiano, quello di Presunto Innocente, portato sugli schermi da un brizzolato e roccioso Harrison Ford. Era stato una rivelazione e moltissimi lettori hanno ricercato nei libri successivi quel Guido Guerrieri.

Che oggi non solo si trova in uno studio nuovo con più collaboratori, ma non ha più neanche una solitudine vera da cui trarre quei colpi di genio psicologico dell'inizio. È un avvocato sfibrato e Carofiglio continua ad usare uno stile scoppiettante, anzi più che altro persuasivo per l'ornato, ma quando si scuote il libro, dalle pagine piovono foglie secche. La fine della storia è azzeccata ma sa di Montalbano, seppur distillata attraverso una ricerca letteraria che cerca di darle una patente di originalità.

Carofiglio è indubbiamente un manutentore di parole. La manutenzione delle parole è del resto una delle sue fisse, come ha raccontato ad un pubblico assorto in una lectio magistralis a Torino al Salone del Libro del 2009. Il libro si legge in velocità, ma per conoscere i gusti di Carofiglio in materia di cinema, libri, whisky e donne non era meglio un'intervista di ampio respiro anziché farlo dire al suo alter ego il quale - senza processo - è un avatar senza collegamento neuronale?

di Alberto Pezzini

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