Magazine Giovedì 28 gennaio 2010

Musical! Sex!

Magazine - Non una storia del Musical, ma uno sguardo sul modo in cui il Musical come genere, e i singoli film come sua emanazione, hanno creato l'eco di un'immaginario fantastico più o meno condiviso all'evoluzione sociale, culturale, modaiola dei ruoli sessuali. Stiamo parlando di Musical! Sex!, agile volumetto (95 pag., 15 Eu) pubblicato da Tuttle Edizioni e firmato da Pier Maria Bocchi, critico cinematografico, collaboratore di Blow-Up, Cineforum e de Il Mereghetti - il mitico dizionario dei film - nonché membro del comitato selezionatore del Festival di Torino.

Utilizzando una prospettiva laterale, che lambisce stili autoriali e modi del racconto e della narrazione, ma solo in funzione della loro farsi strumento politico, Bocchi mostra con semplicità, e per tramite di un ricco bouquet di casi specifici, come il Musical si sia trasformato nell'arco dei decenni da emanazione del pensiero dominante in una società repressa e tradizionalista, a cassa di risonanza dei mutamenti in atto. Ed infine a prisma capace di diffondere tutte le specificità (i gusti, le varianti, le sovrapposizioni, le contraddizioni) di genere dei sessi (e degli intelletti) liberati.

Si passa così in poche pagine dall'analisi del linguaggio della Hollywood classica in cui "l'Arte nel Musical [...] è veicolo privilegiato e indispensabile per la consacrazione dell'amore e dei ruoli sessuali ortodossi", alla frattura linguistica e politica rappresentata dalla celebre battuta che chiude A qualcuno piace caldo di Billy Wilder (1959): «Nessuno è perfetto».
Quindi allo sconvolgimento dei margini ideologici degli anni '60, "l'epoca di Bob Dylan, dei giovani, della musica come arma sociale e politica", che si inaugurano con il terremoto rappresentato da West Side Story (1961) - il primo musical in cui i personaggi manifestano una sessualità esplicita - e si chiudono nel 1972 con Cabaret di Bob Fosse "che spazza via in un sol colpo le zavorre sessuali [...] e rappresenta a tutt'oggi il primo vero musical moderno".

Fino agli anni '80, in cui film come Can't stop the music (con i mitici Village People di YMCA) o tutto il cinema d'attore di Prince, sanciscono "la nascita della 'nuova carne', la sua presa del potere e di conseguenza l'accantonamento dei ruoli sessuali tradizionalistici, ormai vecchi e obsoleti".
Il resto è storia recente, cronaca dell'altro ieri: "ai sessi non si comanda più", e tanto meno al sesso come recinto fisico, come confine dell'identità, al punto che Todd Haynes gira un film musicale in cui Bob Dylan è incarnato contemporaneamente da un bimbo di colore, da un vecchio del vecchio West e da una donna (Io non sono qui, 2007): perché la rappresentazione di una specificità di genere (e di pensiero) è ormai nei suoi modi e nel suo esito - si spera, sempre, la felicità, la soddisfazione - e non tanto nella sua incarnazione, e dunque nei suoi limiti.

Composto di particelle introduttive seguite da filiere di esempi concreti e dettagliati, accompagnati da fotogrammi a colori dei film citati, Musical! Sex! fa ciò che si richiederebbe sempre a un volume di critica cinematografica: fornisce in modo chiaro allo spettatore comune, e non solo all'addetto ai lavori, gli strumenti per sviluppare un atteggiamento attivo e consapevole rispetto alle proprie visioni, con l'obbiettivo di oltrepassarne i modi in vista delle cause e degli scopi.

di Giorgio Viaro

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