Concerti Magazine Mercoledì 27 gennaio 2010

Anni '90: Mao e i suoi "satelliti"

Magazine - Forse perché ho visto troppi telefilm / e poi pretendo che la mia vita sia così / succede anche te?
(Mao, Satelliti, 1997)

Ancora il 1997: anno in cui viene pubblicato Casa, secondo album di Mao, uno dei personaggi più trasversali della seconda metà degli anni '90.
Musicista, cantante, attore: nello stesso anno approda a Mtv dove conduce, assieme ad Andrea Pezzi, Kitchen, clamoroso programma tv di interviste e ricette: è un'altra storia, che racconteremo più avanti, come quella relativa alla collaborazione con Max Gazzé nel suo fondamentale La Favola di Adamo ed Eva.

Torniamo alla musica. Prodotto dalla Mescal di Valerio Soave, miliare - allora quasi neonata - etichetta indipendente dei ‘90 con le radici affondate nel Monferrato, Casa è un disco minore che, in quegli anni particolari per la musica italiana, toccò insperate vette di consenso. Per la loro Romantico, bocciata a Sanremo Giovani 1997, fu girato uno dei ben tre videoclip per i singoli tratti dall'album, tutti per la regia di Lorenzo Vignolo, lavagnese doc allora all'esordio nel mondo dei video musicali.
Tanto per fare mentelocale (!), ricordiamo qui che il video di Chinese Take-Away fu girato a Genova, in una delle prime incursioni videoclippare nella nostra città. Riguardatelo: è un grazioso incrocio tra l'allora spopolante video di Bitter Sweet Shymphony dei Verve e la struttura doppia di Sliding Doors.

Musicalmente Casa è un disco semplice, registrato in presa diretta: suoni puliti, effettistica essenziale, con un leggero orecchio lo-fi che lo rende sempre godibilissimo. I temi sono generazionali, tra i colpi bassi dell'esistenza (Stringimi, Chinese Take-Away, Pazzo di te), attimi di acceso iperrealismo (Satelliti, Colazione, Sogni d'oro, Bolla di Sapone): la dimensione è quella casalinga (appunto dal titolo dell'album) o al più di quartiere e borgata. Un microcosmo, però, da cui affrontare i grandi temi dell'esistenza (l'amore, l'amicizia) o giocare con un sottofondo pop di sovrapposizioni semantiche. Dalle chitarre acustiche con parlati nipponici di Il Mare di Tokio alle suggestioni cinematografiche di La Moglie del Soldato.

Quasi in chiusura arriva il vero gioiello dell'album: Satelliti. E, di nuovo, partiamo dal video: io ricordavo il contrasto cromatico tra la cava nera di carbone e le magliette colorate ("La lavatrice uccide le T-Shirt"), sono state una piacevole riscoperta gli oggetti estratti dal carbone, reperti inanimati di una storia d'amore finita, da ricomporre come si può in un'opera di archeologia esistenziale: richiamo diretto dal testo ("Ho il frigo vuoto d'immagini" - "La porta ha un sogno che cigola") in cui prendono vita amplificando le sensazioni della coppia in crisi.

Se, con il suo tiro elegante da ballad romantica, è forse il miglior punto di sintesi del suono di tutto l'album, allo stesso tempo il testo è la perfetta rappresentazione di quel materialismo magico che riempie i cantati del disco (vedi, ad esempio, Colazione), in cui oggetti e concetti inanimati prendono vita in una dimensione pop di rara lucidità ed intelligenza. Mao si è laureato con una tesi su Yuppi Du di Adriano Celentano, e la passione per il molleggiato non si limita agli sguardi sbilenchi nelle foto di copertina, ma passa anche attraverso un racconto spesso affidato ad una raffinata forma di naif, con un occhio trasversale alla società.

Così la famiglia modello da telefilm americano (e quante ne abbiamo conosciute, noi cresciuti tra i '70 e gli '80?) diventa, senza troppi paradossi, il paradigma attraverso cui misurare le nostre aspettative esistenziali (come nel ritornello di Satelliti qui in epigrafe, appunto): "succede anche a te?" ci domanda Mao, senza malizia.

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