Acqua sul pubblico alla Tosse - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Mercoledì 9 maggio 2001

Acqua sul pubblico alla Tosse

Magazine - da martedì 8 a sabato 12 maggio

con Fidel Fernandez, Raul Cano, Joe O’Curneen, Antonio De La Fuente
produzione Yllana Teatro Comico Visual – Spagna

Proviene da vasini da notte, ma tranquillizzatevi è solo acqua.
Qualche goccia niente di più. Salvi i vestiti e l’acconciatura.
Sulla scena quattro quinte scure: piccoli loculi per i sonni inquieti dei carcerati – 666FF, 666JO, 666AJ, 666RC. In fondo un cancello automatico, che blocca per sempre in un incubo di violenze fisiche e mentali, la magra esistenza di quattro galeotti. Nessuna parola solo grugniti, qualche sì, qualche no, qualche universale “Hallo”. Solo espressioni facciali e corporee, che parlano di tensione, sofferenza fisica e interiore, bisogni e scarsissime e bestiali speranze.

Inizialmente anche noi del pubblico veniamo inclusi dentro la morsa della morte nella stessa cella di questi quattro uomini. E da subito veniamo minacciati dai quattro che ci mostrano la loro personalissima idea di violenza: additati tra il pubblico, si viene scelti da 666FF, 666JO, 666AJ o 666RC per una prodiga manifestazione, fatta di mosse esplicite di massacro a mani nude, con seguente dimostrazione di antropofagia. Per fortuna a separarci da loro, un provvidenziale force field sulla quarta parete: immaginario schermo a campi di forza che produce una scarica elettrica sul malcapitato che vi si avvicina.

Lo spettacolo procede a episodi che parlano della vita quotidiana in carcere. L'attenzione è rivolta in particolare alle minime e umane azioni necessarie e ricorrenti, come il fare pipì e il dormire, e all'incontro con alcuni tra i più conosciuti strumenti di morte: la sedia elettrica, la ghigliottina e il cappio. Tutti originalmente stravolti come momenti di "sport estremo" per carcerati, o prove di sopravvivenza, all'insegna di un po' di sano svago all'interno della routine di un mondo, che dalla violenza nasce e di quella si nutre. Meno forti e convincenti gli scambi con i secondini, che restano - troppo - pretesto per scene sanguinolente.

La trasformazione finale, che trasporta lo spettacolo e i suoi protagonisti direttamente all'inferno, facendone delle bestie immonde e mostruose con attributi vocali e genitali da lupi mannari, è il giusto completamento orripilante, a questo piccolo show degli orrori.

Non ci sono santi, dei, riti, tabù o abusi che questo spettacolo non indaghi con la leggerezza cabarettistica da film muto di scuola chapliniana. Ci sarebbe da sbellicarsi dal ridere, se non fosse che ciò su cui si scherza è intorno a noi - sulla stampa e nell'immaginario - ormai tutti i giorni. Gli stessi attori in scena, dopo la gag, ti guardano chiedendoti a gesti "e se ci fossi tu al posto mio, rideresti?"

Gli applausi scroscianti - quelli della compagnia Yllana - se li meritano tutti. Bravissima anche la pecora animata in un fenomenale ralenti da 666RC, insieme coppia-capro espiatorio o vittime predistinate, per carattere o natura, nell'universo delle angherie possibili.

Tante le risate, forse troppe, spesso in contrastro con le gesta violente in scena. Magari qualcuno avrebbe preferito il silenzio e gli applausi tutti alla fine.

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