Concerti Magazine Mercoledì 9 maggio 2001

I ragazzi? Imparano a dimenticare

Magazine - Maria Teresa Torti è da sempre al centro della musica. Ama la notte, ed oltre ad insegnare Sociologia all’Università di Genova e allo IULM di Milano, segue da vicino il mondo delle discoteche e dei fenomeni giovanili. È stata la prima a dare dignità letteraria all’underground genovese con un censimento artistico imponente. Chi meglio di lei può farci un ritratto dei ragazzi che popolano il centro storico la sera?


Dati statistici alla mano, cosa sappiamo dei giovani?
Bella domanda... Cominciamo col dire che ci sono buone notizie: sono grandi consumatori di prodotti culturali.

Leggono più di prima?
Sì, leggono molto più degli adulti. Sono gli adulti che devono preoccuparci, quelli che non leggono un libro all’anno… I ragazzi, oltre ai libri, hanno mezzi culturali che sfuggono anche alle nostre catalogazioni, come la rete, i mass media.

Cioè?
Cioè, come dice Eco, sta cambiando la fruizione, l’accesso, e l’utilizzo della cultura. I giovani di questa generazione sono i primi veri fruitori di internet. Ne sanno spesso più di quanto la scuola possa insegnare loro, visto che non è abbastanza veloce da cogliere i nuovi linguaggi della comunicazione. Il “ritmo” della cultura è cambiato, e loro vivono il cambiamento dal vivo.

Questo perché c’è più informazione?
Sì, guarda cosa dice Bauman in “la società dell’incertezza”: fino a poco tempo fa, farsi una cultura significava assimilare e ricordare. Oggi è necessario anche saper dimenticare. Le fonti di informazione sono talmente tante che bisogna selezionarle, e fare spazio al sapere nuovo continuamente, come quando hai il desktop del computer pieno e butti dei file nel cestino.
I ragazzi di oggi sviluppano da soli un solido filtro selettivo, cosa ignota ai loro predecessori. Ne consegue che il loro “cammino culturale” è sempre più autodidatta. Il “romanzo di formazione” di ciascuno è molto più individuale di prima.

Insomma più percettivi e più soli?
Sì, più svegli, più autonomi. Le persone si “giocano” molto di più da sole. Il problema che hanno questi ragazzi rispetto alla cultura è capire se la cultura rende.

Dal punto di vista monetario?
Sì, visto che comunque la scuola sembra si stia indirizzando verso il mito delle tre “I” (internet, impresa, inglese) c’è una forte rivalutazione del sapere pratico. Dall’altra parte, ciò che non rientra nel sapere pratico rischia di diventare “sapere superfluo”, e questa sarebbe una sconfitta.

E i giovani di Genova?
Devo dire che ho vissuto per lungo tempo a Milano, e ho l’impressione che questa città “tolleri” la gioventù piuttosto che considerarla una risorsa. I locali del centro storico, o in generale tutti i locali di successo, sono condotti da giovani in costante conflitto con i vicini e l’amministrazione.
Se vogliamo davvero diventare una città turistica questo atteggiamento dovrà cambiare, e volendo essere ottimisti qualche segnale c’è stato, se pensi alla notte di capodanno sembrava davvero la festa di una capitale europea. Ma per il momento è solo un segnale…



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