Cinema Magazine Mercoledì 20 gennaio 2010

Avatar: la Cina ritira il film di James Cameron

Magazine - Solo un intervento dettato da ragioni extra cinematografiche poteva fermare il travolgente successo di Avatar, film impostosi con incredibile velocità sulla scena mondiale a suon di record di incassi. Ed è proprio questo ciò che è successo in Cina, dove il Governo ha deciso di sospendere la proiezione in versione 2D del film a partire dal prossimo 22 di gennaio, vale a dire con più di un mese di anticipo rispetto al 28 di febbraio, data precedentemente fissata per il ritiro della pellicola dai cinema. A riempire la voragine lasciata nella programmazione sarà un patriottico film sulla vita di Confucio, pellicola ritenuta più appropriata in un periodo dell'anno ricco di celebrazioni nazionali.

Dopo le limitazioni imposte nei mesi scorsi al motore di ricerca Google, dunque, è il film di Cameron - come era già successo a Il Codice Da Vinci nel 2006 - a finire nel mirino del Dipartimento della propaganda anche se, in questo caso, non si può parlare propriamente di censura, dato che la versione 3D potrà ancora essere proiettata. Nonostante questa concessione, però, non cambia di molto la sostanza del provvedimento governativo: la versione 3D, infatti, è presente soltanto nel 15% delle sale, e solo nelle grandi metropoli, per cui decisamente poco accessibile per gran parte della popolazione.

Ma quali sono i motivi alla base della diecisione? Anzitutto, commerciali. Visti i circa 40 milioni già incassati da Avatar, per di più proprio nei giorni del capodanno cinese, è sembrato necessario - in un Paese che permette la proiezione di soli 20 film stranieri all'anno - un intervento volto a favorire la produzione nazionale, altrimenti assolutamente incapace di reggere il confronto con quella hollywoodiana.

Non solo una questione di soldi, però: dalle sottili crepe del muro dell'informazione cinese filtrano indiscrezioni su ragioni sociali e politiche. Agli occhi di Pechino, infatti, Avatar conterrebbe riferimenti tanto alle repressioni politiche sistematicamente messe in atto dalla Cina nei confronti delle minoranze etniche - come quella tibetana -, quanto agli abusi di potere nei confronti della popolazione povera da parte delle lobby di potere dell'edilizia.

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