Magazine Giovedì 7 gennaio 2010

'Senza luce': il nuovo romanzo di Luigi Bernardi

Magazine - Elogi e laudi, Luigi Bernardi, è abituato a riceverne, e non soltanto per i libri che scrive. Anche per gli autori che scopre e le collane varate con successo. Sul suo sito si legge che non intende più ricevere manoscritti, non avendone più il tempo. Dopo aver scoperto autori di culto ed avere ispirato Stile Libero Einaudi, avere scritto un romanzo come questo deve essere stato come prendersi un anno sabbatico. Solo che Senza luce (Perdisapop 2008, 173 pp, 14 Eu) è un pugno allo stomaco. È un adesso basta con i gialli normali, quelli pieni di sgozzasangue e trame tutte uguali, perché pescano lo speciale dal normale.

In un paesino del bolognese viene a mancare la luce staccata dalla polizia per catturare un anziano squilibrato che ha cominciato a sparare. Il buio diventa così un modo inaspettato per fare un passo indietro nella vita di ciascuno dei protagonisti. Mario cerca di portarsi a letto Federica, sua vicina di casa, ma per lui le donne resteranno puttane a prescindere. Il professor Umberto vedrà la propria famiglia messa in scacco da un gioco che si mangia la coda e così via altre storie umane dove, ad esempio, Loretta, la più bella barista del paese e dintorni, tenta di far sì che la vita del bar continui normalmente.

È un giallo dove il buio rende liberi. È una storia pericolosa e letteraria perché la trama si ottiene soltanto all'ultimo come un disegno che cresce ad ogni storia ed il cui profilo diventa chiaro soltanto alla fine.

Bernardi prende i mostri sacri del quotidiano e li smaterializza per il giallo, li fa digerire al brivido. Pensare che la tragedia di Vermicino sia stato un modo per parlare con la propria madre quando e perché c'era una televisione che stava a bocca spalancata su di un fatto per una notte intera, è una cosa a cui non avevamo pensato. Ma è proprio così. O pensare ancora alla televisione come ad un catalizzatore di tragedie, o ad un apparecchio dove i nostri incubi e le nostre rabbie si sfogano e si purificano, è qualcosa che anticipa la follia dell'anziano che si mette a sparare. A volte la purificazione collettiva della TV non funziona ed i relais mentali saltano come tappi: di botto.

Il buio è un bel materiale giallo di per sé, se ci si pensa. È un territorio dove tutto diventa più facile o più pauroso, a seconda dei casi e degli occhi che cercano di penetrarci attraverso. Quello che fa di questo romanzo uno strumento capace di far rizzare piano piano i peli sulle braccia è la sua quotidianità e la rivolta che dentro di lei si fa strada quando arriva l'occasione giusta. Il buio è il momento buono per dire le cose se la vergogna ce lo ha impedito, o l'atmosfera ideale per guardare le cosce in controluce della vicina pensando che lei si stia proponendo, ed è anche la circostanza più indicata per incubare un grande romanzo se lo scrittore ha dalla sua anche del materiale umano che si svela soltanto in momenti critici.

Lo stile di Bernardi è in questo un buon affare. Il trucco di inventarsi la liberazione dell'individuo dentro la notte artificiale è una delizia psicologica per cui sai che da quando il buio è stato deciso, può effettivamente partire di tutto e schizzare via dal tuo controllo perfino la voglia più normale. È un romanzo ambientato dentro la psiche ma con l'abilità del giallo in cui l'assassino non sai chi è fino all'ultimo. E, in questo, un materiale adatto per un buon giallo televisivo anche perché la televisione vi campeggia dentro come antidoto contro la furia dell'uomo quotidiano. Orrori normali finalmente liberati e visti nel loro progressivo crescere interno.

È come un'onda di piena che vedi avanzare lentamente e non puoi sottrarti per quegli impulsi elettrici che la scrittura di Bernardi sa darti ogni tanto. Per dirti che chi comanda il gioco è il buio. Ma il buio sta dentro di noi.

di Alberto Pezzini

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