Magazine Giovedì 31 dicembre 2009

Lezioni di nuoto di Valentina Fortichiari

Magazine - Valentina Fortichiari ha insegnato nuoto nella propria vita, tanto da non poterne fare a meno neanche quando respira. E neppure quando scrive. In Lezione di nuoto (Guanda 2009 - pagg. 174) indovina il nuoto come compagno di scrittura «perché il nuoto è sport per solitari, per chi ama pensare».

Prima legge La scrittrice abita qui di Sandra Petrignani del 2002 (Neri Pozza Collana Il Cammello Battriano a cura del dandy iperletterato Stefano Malatesta), che è un libro penetrativo sulla femminilità e sulle case delle grandi scrittrici (impedibile il capitolo dedicato a Karen Blixen ed al sapore magico del Kenya). In seguito, però, si fissa su Colette, la scrittrice scandalosa e feroce de Il grano in erba e ci costruisce sopra un romanzo dedicato al nuoto, appunto, ed all'estate miracolosa dell'amore di Colette quarantasettenne e del suo figliastro Bertrand, figlio del suo secondo marito, il giornalista e politico nonché gran seduttore Henry de Jouvenel.

La location è a Saint Coulomb, in Bretagna, e l'estate è quella del 1920. Saint-Malo, la città fortificata dei corsari, è vicina e Mont Saint Michel, torreggiante sulle acque, pure. Bertrand - e qui bisogna guardare la fotografia nel libro della Petrignani - ha sedici anno soltanto all'anagrafe perché è un uomo magro, alto, con spalle larghe ed un viso da modello di Armani. È dello Scorpione e quindi portato ad amare e Colette lo fiuta subito. Si impossessa e ne viene impossessata e lo seduce in modo irredimibile, sprofondando entrambi in uno scandalo malsano di cui non si cura. Lo inizia all'arte del nuoto, e poi gli prende la verginità. Lo paralizza di un amore che brucia.

La Fortichiari è stata la prima autrice a fissare uno sport così isolato come il nuoto ed a spiarne su carta una sorta di chiave di accesso alla scrittura. Il dato oggettivo è che la scrittrice non può fare a meno della nuotatrice che è stata. Ne esce un romanzo biografico anche molto fisico, scrutatore a volte, che cerca molti lati di un animo a cui «la morte non interessava, nemmeno la sua».

Colette amava il nuoto, e quella sensazione panica di benessere completa che si impadronisce del corpo dopo l'esercizio e lo lascia in pace, almeno per alcuni istanti. È una trasfigurazione della quiete, e della morte, uno dei pochi momenti in cui finalmente poter pensare di riposare senza rimorsi. Era una donna marina nel senso che amava sopra ogni cosa respirare il mare e possederlo per un sano sforzo fisico. Il secondo marito se ne innamora proprio per quelle cosce che il nuoto le aveva tornito. La cosa singolare è che la Fortichiari ha individuato forse il periodo più completo della vita di Colette, quello in cui poteva praticare il nuoto ancora da atleta dell'amore.

La scandaleuse trascorrerà gli ultimi dieci anni della sua vita a letto per una forma feroce di artrite alle anche e verrà privata così del movimento, soffrendone in modo tanto vivo da chiamare il letto «La mia zattera». Bertrand avrà una vita amorosa finalmente sua, ma pagherà il pegno di avere amato - anche per una sola volta - la donna più sfacciata e perforativa della sua anima. In questo, la Fortichiari è una investigatrice delicata ma ferma come sanno essere le uniche onde che ritornano su di sé: quelle della marea bretone.

Alla Fortichiari va il merito di avere saputo intuire - da sportiva, ma anche da letterata pura in questo - quanto sia importante una mente sgombra dalle nuvole per partorire frasi che sanno dove le onde vanno a cacciarsi di notte.

di Alberto Pezzini

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