Magazine Venerdì 18 dicembre 2009

Sex and the City mi ha fatto lasciare il mio compagno

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Magazine - Le è mai capitato di leggere un libro ed, ad un certo punto, fissarsi su di un episodio che non le va a genio e di chiuderlo per sempre, semplicemente perché si è avvertito uno strano malessere? Ecco cosa mi sta succedendo, e non è la prima volta: ho chiuso la mia relazione di coppia (sana e felice fino al giorno prima di questo incidente), con una bimba di un anno avuta in comune con grande gioia. E la cosa mi è accaduta dopo qualche giorno che ho smesso di allattare.
Un giorno ho visto una serie di episodi di Sex and the City, con tutte quelle ragazze della mia età frivole e libere, e ho pensato: ma sono veramente innamorata? Dove vado e cosa faccio se mi lascio con il mio compagno? (Circa cinque secondi di pensiero!).

Da quel momento il panico addosso, senza possibilità di scrollarmelo di dosso. Rimane ferma però in me la convinzione di amare profondamente il mio compagno. Tutti, in fondo, possono avere un momento di dubbio.
Mi è successo altre volte. Ad esempio, prima di andare a vivere insieme al mio attuale ragazzo. Avevo atteso mesi prima che me lo chiedesse. Non attendevo altro. Poi, però, quando me lo ha chiesto, mi sono domandata: ma lo voglio davvero? Da allora una serie di paure problematiche, ripensamenti. Però in quel caso l’ho superata. Cioè, questa sensazione che avevo addosso e che mi impediva di vivere serenamente il rapporto mi è passata e non me sono nemmeno accorta, a tal punto di decidere di concepire una figlia in comune.

Ora la mia vita è diventata un incubo. Non sono più serena. Non riesco più a dormire la notte. E ciò in quanto ho voglia di fuggire via, di lasciarlo ma non ne capisco il motivo, visto che ci amiamo e che il rapporto apparentemente va bene.
Certo non le nascondo che il dubbio mi sta venendo: forse l'amore va via così? Mi sembra strano… e poi, se anche fosse, perché questa sensazione in alcuni casi svanisce, ed io sto di nuovo bene?
Vorrei chiedergli una pausa di riflessione, ma in realtà vorrei cercare di superare questa crisi rimanendo insieme. Ma cosa è cambiato in me? Cosa mi tortura? Cosa mi si è scatenato dal mio inconscio?
Grazie

Buongiorno a lei.
Ammetto che questo quesito sui libri mi ha molto intrigato. Così ho cercato di ricordare se mi era mai successo qualcosa di simile. Ebbene sì: mi è capitato di leggere un libro e poi non trovarlo più interessante, chiuderlo e abbandonarlo. Mi è capitato quando, all'inizio, ho scoperto che non corrispondeva alle mie aspettative ed anche quando , dopo un inizio interessante, si trasformava, via via, in qualche cos'altro, che non mi interessava più.

A volte, poi, mi è anche capitato di smettere di leggere un libro, se pure interessante, Perché avevo altre cose da fare(per esempio mangiare) e poi riprenderlo in un secondo tempo.
E no, non mi è mai capitato di smettere di leggere un bel libro solo perché c'era una frase che non mi piaceva. Men che meno se era un libro che mi era costato molto (e dunque a cui tenevo) o che stavo leggendo con grande piacere. Ma quello che capita a me ed ai miei libri è marginale.
È più importante capire cosa sta succedendo a lei e alle sue relazioni. E da quello che lei scrive tutto parte da un pensiero/sensazione. E da questo attimo di dubbio, come lo definisce lei, nasce il suo tormento.

Ma mi chiedo: per così poco? Perché, vede, a me risulta che avere attimi di dubbio sia normale. Riflettere sulle cose e fare un'analisi anche critica è sano e giusto, oltre ad essere quasi inevitabile. Mentre a lei è venuta paura di aver avuto quel pensiero. E di questo dovremmo parlare. Perché mai dovremmo aver paura dei nostri attimi di dubbio? Possiamo dire che un cervello sano dovrebbe pensare e che la base dell'intelligenza è quella di associare, creare e fare ipotesi, e dunque anche quella di fare il punto della situazione. E valutare le alternative. Per tanto che un libro sia bello e appassionante a volte può essere più opportuno smettere di leggere per fare altre cose, in quel momento, più importanti. Questo vivere e pensare può essere la causa di un pensiero o di una sensazione alternativa verso il libro che stiamo leggendo in quel momento.
Ma dobbiamo proprio dare tutta questa importanza alle nostre sensazioni? Forse è utile ricordare che la nostre sensazioni sono concentrata sul qui ed ora. E non si riferiscono al senso generale dei nostri progetti di vita. Anzi. Sarebbe come giudicare tutto un libro dalla sensazione che ci dà una singola lettera del titolo. Da qui parte la giostra dei dubbi. Che si allargano e prendono le forme più strane.

Così ci troviamo a paragonare la nostra vita con quella delle protagoniste di un film. Nulla da dire: bello e stimolante, ma a qualcuno potrebbe venire da ridere se io dicessi che vorrei cambiare vita ed essere come James Bond. Che poi, se non sbaglio, Sex and the City ha come protagoniste quattro splendide fanciulle che non fanno altro che raccontare (in modo squisito) l'interminabile sequenza dei loro fallimenti relazionali (e non già dei loro, scarsi, successi). Cosa ci sarebbe da desiderare davvero? Ma ognuno vede quello che vuole vedere. Così come ognuno sceglie di cosa dubitare.

Se la sua paura è di non essere totalmente, assolutamente, unicamente, eternamente dedita alla sua relazione, mi sento di dirle che il pericolo sarebbe proprio il contrario: essere prigionieri di una passione così assoluta da essere cieca.
Le auguro di riprendere in mano il suo libro e di ritrovare il piacere di leggerlo sino all'ultima delle tante pagine. Anche se, ogni tanto, sentirà il bisogno di guardare qualcos'altro.
Ad esempio, il meraviglioso mentelocale.it, sito del Lettino virtuale.

Saluti,
Ventura



*psicoterapeuta

di Marco Ventura

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