Magazine Giovedì 17 dicembre 2009

Monica Marelli: la scienza è un gioco da ragazze

Magazine - Premessa: io - che con la fisica non sono mai andata d'accordo, ma con le scarpe, meglio se alte, vivo da sempre un idillio - mi ritrovo casualmente tra le mani un libro che può diventare una guida semi-seria attraverso cui sconfiggere la mia ignoranza scientifica. Si chiama La fisica del tacco 12 - Il libro che spiega perché la scienza è un gioco da ragazze (Rizzoli, 2009, 177 pp, 16 Eu), e decido che sarà mio.

Quando, sfogliando la quarta di copertina, vedo il simpatico volto dell'autrice, ho un attimo di smarrimento: ma è una donna? Ebbene sì, si chiama Monica Marelli, è milanese e, attenzione, è una fisica. Si è laureata a Pavia con una tesi sugli adroni (per i due o tre che non lo sapessero, gli adroni sono particelle subatomiche soggette alla forza nucleare forte). Da tempo si occupa di divulgazione scientifica collaborando con testate nazionali come Wired, Elle, Flair, D-La Repubblica delle Donne. Non vi nascondo che all'inizio ero un po' timorosa, ma ho finito per scoprire che la fisica può essere intrigante e divertente. Come Monica del resto, che, al suo punto di vista femminile sulla scienza, non vuole proprio rinunciare.

Ma davvero la fisica è un gioco da ragazze?
«Sì, è anche un gioco da ragazze. Per questo motivo il mio libro parla di amicizia, di shopping e di fidanzati innamorati dei mega schermi al plasma: la fisica si incontra quotidianamente nella nostra vita. Perfino quando ci mettiamo a dieta, stiamo lottando disperatamente contro le leggi della termodinamica. Purtroppo alla parola fisica si associa sempre qualcosa di negativo, come la bomba atomica o le radiazioni pericolose. E naturalmente il fisico è sempre un uomo. Quando durante le presentazioni dei miei precedenti libri chiedo ai bambini: "come vi immaginate un fisico?", tutti, ma proprio tutti, descrivono un uomo con i capelli grigi e i baffi, cioè Einstein. Quando dico che anch'io sono un fisico, mi guardano spalancando gli occhi, che sembrano dire: "mmh, c'è qualcosa che non va"».

Prima della fisica del tacco 12 hai scritto due libri per bambini: La fisica del miao e La fisica del bau (Editoriale Scienza). Come si può fare amare la scienza ai bambini?
«I bambini sono molto curiosi, proprio come i veri scienziati che non smettono mai di stupirsi davanti ai fenomeni della Natura. Quindi è molto più facile conquistare la loro attenzione, e la scienza è una riserva di sorprese: con La fisica del miao e La fisica del bau, per esempio, ho chiesto agli animali di spiegare come fanno a sopravvivere grazie alle leggi della fisica e i bambini hanno apprezzato molto».

Ho letto che, da bambina, passavi notti intere a guardare le stelle dal balcone di casa a Milano. Lo fai ancora?
«Purtroppo lo faccio soltanto ad occhio nudo, ma mi sono ripromessa di acquistare un buon telescopio: ora vivo fuori città e avrei le condizioni ideali per osservare il cielo. È una cosa che mi rilassa molto».

Cosa può fare Milano per la divulgazione della scienza?
«Milano è molto attenta al sociale e alla medicina, mi piacerebbe che un giorno ci fosse un Festival della Scienza proprio come quello di Genova, del quale sono stata ospite con La Fisica del Miao. È stato bello vedere quanta gente si appassiona alla fisica e alla matematica, bambini e adulti a fare la fila per saperne di più su temi generalmente considerati ostici e poco vicini ai desideri di conoscenza del grande pubblico».

Un libro come il tuo rende la figura dello scienziato meno distante e austera: come hanno reagito i tuoi colleghi quando hanno letto l'articolo sui polimeri incurvati dei mascara?
(n.d.r, un articolo che Marelli ha scritto per D-La repubblica, qualche tempo fa)
«Bella domanda! Alcuni hanno storto il naso, altri invece mi hanno fatto i complimenti. Purtroppo molti "addetti ai lavori" non tollerano la necessaria semplificazione. Io, invece, credo sia fondamentale andare incontro alle curiosità di tutti: la fisica è troppo bella e affascinante per rimanere chiusa negli incomprensibili tomi universitari, a disposizione di pochi».

Una curiosità: ma tu lo porti il tacco dodici?
«Sì, ma solo nelle occasioni speciali. La scarpa col tacco è ad alto indice di masochismo e dato che non esiste una bella scarpa che sia anche comoda, a noi donne toccherà soffrire per sempre».

di Giorgio Viaro

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