Magazine Giovedì 17 dicembre 2009

'Gente': il nuovo (audio)libro di Bartolomeo Smaldone

Gente di Bartolomeo Smaldone (SECOP, 2009, 104 pp, 12 Eu) è un libro polisensoriale e cinestetico. 33 poesie dell'autore pugliese, istoriate da foto del fotografo romano Massimiliano Uccelletti, conducono il lettore verso un racconto, continuatore delle linee ispiratrici tracciate dai versi. E le parole diventano suoni, recitate da Alberto Lori (voce di Mixer, Sfide, Superquark) e Margherita Di Rauso (attrice di teatro, finalista al Premio ETI 2009 come miglior attrice non protagonista). La colonna sonora accompagna il lettore in questo viaggio attraverso i sensi ed è stata composta dal maestro Rosella Clementi, collaboratrice del premio Oscar Carlo Rambaldi.
La prefazione è stata scritta dal cantautore genovese Max Manfredi, vincitore della per il miglior album, . La copertina del libro è stata disegnata dall'artista altamurano Giuseppe Incampo.

Pubblichiamo di seguito la prefazione scritta a quattro mani da Bartolomeo Smaldone e Max Manfredi. Si intitola Rosso Rubino.

Magazine - Dopo aver guidato per oltre trecento chilometri e aver realizzato che non sarei riuscito a portare in parità il numero di sigarette risucchiate con la quantità di asfalto eroso dalla mia automobile, mi persuasi che avrei dovuto dire a Max quello che avevo deciso.

«Non credo che pubblicherò il mio libro. Ho come la sensazione che facendolo andrei verso qualcosa di irreversibile. L'idea di non potervi mettere mano per rivedere, per cancellare; l'idea di tutto ciò mi angoscia. E poi... dichiararsi, Max, attraverso un libro, una canzone, dire di noi, non ci rende forse più vulnerabili? Il successo, il fallimento, il disinteresse della critica o l'accanimento violento. Credi che riuscirei a resistere a tutto questo? A distinguere la vanità dall'amore per l'arte?».

Fui come investito da un lucore penetrante, gelido. La mia testa che, senza che me ne fossi accorto, si era fatta pesante, si scrollò sotto i colpi degli anabbaglianti delle macchine che provenivano di fronte. Misi a fuoco il momento, la strada, il volante, e sincronizzai i piedi ai pedali. Accostai. Scesi per lavarmi il volto con l'aria ombreggiata della notte. Infilai la mano nella tasca interna della giacca e solo allora mi ricordai che avevo smesso di fumare da poco più di un mese. Inspirai cercando un punto nel cielo che sapesse di nicotina. Espirai con tutta la forza di un centometrista. Sentii squillare il telefonino. Era Max.

«Ma dove ti sei cacciato? Fa’ presto ad arrivare. Mi è venuta in mente un'idea per la prefazione del tuo libro».

Stavo per raccontargli tutto, ma aveva già chiuso.
Guardai l'ora. Non mancava molto alle due. Ripresi la guida e il mio cammino, certo che mi stesse aspettando, oltre che con una buona idea, con una eccellente bottiglia di vino.

Bartolomeo Smaldone

Se Bartolomeo mi avesse fatto tutte queste domande… e se io avessi risposto. Cosa gli avrei detto? Forse che scrivere libri può essere pericoloso per la propria salute mentale. Non che si diventi pazzi… semplicemente lo si rimane, e possono venire fuori strani turbamenti. Un libro che si chiama gente, poi… accollarsi il peso non dico dell’umanità, ma di frammenti di umanità; che, appunto, possono essere bollati col termine (oggidì gratificante in maniera insulsa) di gente. Non la gente che conta (che conta le palanche), ma la gente che viene contata. Non il who is who, ma il who is this guy?
Si è scippato a questa parola la sua nobile origine, da cui l’ancor più nobile aggettivo gentile. Non mi viene in mente, in italiano – ed è curioso – un sinonimo di gentile che non derivi dallo stesso ambito semantico. Cortese. Appunto. Gli inglesi dicono kind. Andrò a chiedere da dove deriva. Bisogna sapere da dove vengono le parole… anche se non si scrive. Anche solo per parlare. Ma ormai si parla come si mangia, e si mangia un po’ di tutto, senza stare attenti alla provenienza. Il nostro dizionario è un ipermercato. Mi fanno ridere quelli che dicono «devi parlare come mangi». Un misto di italiano genovese arabo turco americano olandese senegalese tedesco?
E allora ci vogliono i presìdi, con l’accento sulla i. Slow word.

…E insomma, Bartolomeo, che stai a ddi’? Qualcosa di irreversibile? Tutto quello che si fa è irreversibile. Anche bere questa bottiglia di vino. Anche andare a pisciare su quell’albero lì. C’è gente che l’hanno morsa le vipere.
…Più vulnerabili a dichiararci? No.
Non siamo noi che ci dichiariamo, per quanti sforzi facciamo. Mandiamo avanti qualcun altro. Vai avanti tu che a me viene da ridere. Magari dobbiamo cercare di non essere vulnerabili nei confronti di noi stessi. Gli altri ci picchiano solo se glie ne viene qualcosa in tasca. Noi ci picchiamo per la gioia di farci male.
Alla domanda dopo, forse gli avrei tolto la bottiglia di vino.
Non sei mica Keats. E questi non sono i tempi di Keats.

Keats era un grande poeta inglese dell’Ottocento, e si ammalò (anche) perché qualche critico stronzo, che non capiva un cazzo, scrisse male di lui. Sì, ce n’erano anche allora, ci sono sempre stati. Forse allora erano più velenosi e queruli. Oggi ti stracciano col silenzio, si fa prima. Forse sarà stato fragile. Tu non sarai mica fragile come lui, Bartolomeo. Se hai queste paure, fai bene a non pubblicare nulla. Sarebbe come voler fare una gita in alta montagna e aver le vertigini. Anzi, nemmeno. Perché il poeta alle vertigini ci va incontro. Forse è questa la differenza. Se devi fare una cosa la fai. Se devi pubblicare un libro che si chiama gente, lo pubblichi. Perché avere paura? Tanto ti tocca farlo lo stesso. Se potessi scegliere, non ne varrebbe la pena. O no? Le anime belle non hanno cittadinanza. Però a imbruttirsi ed abbrutirsi (attenzione alle t, o tu che stampi… vigilate sempre, voi che trascrivete) l’anima non è niente di originale o di eroico… Lo è, curiosamente, per le anime belle. Per loro l’abbrutimento è una figata. Chissà poi perché. Penso per la legge del contrappasso. Già.
La vanità…

La vanità ha per sé ambiti più gratificanti e remunerativi, che non quello che chiamiamo arte. La vanità che bazzica l’arte è povera e nuda come la filosofia di cui parla un antico poeta italiano. Ama farsela con l’orgoglio. Tienili separati, Bart, sennò è un casino. Cerca piuttosto di accoppiare l’orgoglio e l’umiltà, intesa come contatto con le forze della terra. E poi, se azzecchi qualcosa, hai solo due meriti: di aver ascoltato il tuo demone e poi di aver fatto di testa tua. Entrambi meriti molto discutibili, anche se i risultati possono essere prorompenti. E se non fossero prorompenti, chi starebbe lì a fare arte prima di monetizzarla?
Sì, fra un rutto e l’altro – non per fare il beatnik, ma per problemi di stomaco – gli avrei detto qualcosa di simile.
Ah… la bottiglia di vino ce l’aveva Bartolomeo, migliore di quanto pensassimo. L’idea era fuggita, com’è giusto, come devono fare le idee, a infestare altre foreste ed altre fabbriche dismesse, e altra farina di cieli stellati .
Invece mi sa che non gli ho detto niente. Ci siamo abbracciati come prima di partire per un viaggio.
Prima però abbiamo finito la bottiglia.

Max Manfredi

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