Magazine Giovedì 3 dicembre 2009

'Lettere a una sconosciuta' di Antoine De Saint‑Exupéry

Magazine - C’est difficile, la vie. Mais moi je connais bien le perils de mer. È difficile la vita. Ma io conosco bene i pericoli del mare. Così a pag. 23 de Lettres à l’inconnue - Lettere a una sconosciuta - (Bompiani 2009, 29 pp, 13,50 Eu, traduzione di Sergio Claudio Perroni) Antoine De Saint – Exupéry dice ad una ragazza di ventitré anni di cui si era innamorato. L’ultimo anno della sua vita. Quello appena prima di scomparire. Il carteggio, con i disegni dell’autore, anticipa ciò che sarebbe occorso a De Saint. In quel volo misterioso conclusosi all’incirca sopra la Baia degli Angeli, al largo di Marsiglia.

Nel maggio del 1943, dopo che già aveva scritto Il Piccolo Principe negli Stati Uniti (tanto da pubblicarlo per la prima volta in inglese), l’aviatore si era recato ad Algeri per tornare all’azione militare insieme al suo gruppo di ricongiungimento, il gruppo di ricognizione aerea 2/33. Su di un treno che lo conduceva da Orano ad Algeri conobbe la ragazza, anni ventitrè, sposata, ufficiale ed autista di ambulanza della Croce Rossa. Se ne innamorò da subito. Come un giovane. Aveva vent’anni più di lei ed una vita alle spalle di radi amori, ma fortissimi, con un senso di solitudine addosso come un vento del deserto. A proposito di solitudine è bello pensare che proprio lei, la signora del silenzio, gli abbia nutrito gli scritti. Erri De Luca pensa che la solitudine sia la proteina dello scrivere.

Le poche lettere che vengono oggi pubblicate (in Francia sono uscite per i tipi della Gallimard l’anno scorso) rivelano la fucina del Piccolo Principe. E danno la possibilità a noi lettori di avere almeno una chance da spendere in quel mistero che è stata la sua morte per scomparsa.
Il cadavere non è mai stato ritrovato. È stato trovato un bracciale, in argento, dove stava inciso il nome della moglie ed il nome della squadriglia. L’aereo è stato ritrovato intorno al 2003 ed un ufficiale tedesco ha rivelato – dopo sessantaquattro anni – di essere stato lui ad abbattere nella notte del 31 luglio del 1944 l’aereo di De Saint – Exupéry, che volava indisturbato sopra il Mediterraneo a circa tremila metri sotto di lui. Quel tedesco aveva circa ventiquattro anni ed era un ammiratore della sua vittima visto che aveva già scritto Corriere del Sud (1928) e Volo di Notte (1931). Manuali per aviatori ardenti.

De Saint aveva già dato moltissimo in quella vita sempre passata in aria, tra le nuvole. Il suo nomignolo da ragazzo, Pizzicalaluna, gli era rimasto appiccicato addosso. La sua volontà di restare un bambino lo aveva reso un prigioniero forzato delle nuvole. Quando diventi adulto, resti solo al mondo… L’unica cosa che mi dispiace veramente è quella di essere cresciuto, questo è quanto scriveva alla madre, adorata, che lo aveva cresciuto a carezze, favole ed umanità.
Pensavo che in amore si va lontano quanto nel sonno. Volevo farla viaggiare nell’amore. Ero un po’ il capitano che porta il suo vascello lì dove non deve, in mezzo alle stelle, ero un po’ come il pastore che mangia la sua pecora. Ero un po’ uno scassinatore di sonno.

De Saint – Exupéry aveva scritto, non a caso, il suo primo racconto e lo aveva pubblicato nel 1926 con il titolo L’Aviatore. Poi era diventato una star della linea di collegamento Tolosa – Dakar, con la compagnia Latécoère, prima dell’Air France. Portava la posta, e quindi aveva un compito fondamentale nella vita delle persone perché contribuiva a tenerle aggrappolate con le parole. Dentro l’aereo si portava sentimenti, denaro, decisioni politiche, tutta una ridda di voci silenziose che viaggiavano vicino a lui. Di notte.
Ho scorrazzato a lungo per il mondo. Ho sofferto spesso la sete, il freddo e la paura. Ho sofferto spesso. E ho fatto spesso razzie, saltato muri, rubato frutti dagli alberi, passeggiato sotto le stelle con l’amore. E quella sera ero come un vecchio ed esperto capitano a bordo di un piccolissimo vascello… Bisognava rendergli dolce, sino all’arrivo del giorno, la traversata della notte, come quella del mare.

Il mare, il mare e sempre il mare torna dentro i suoi scritti, dentro queste lettere così intime, significanti. De Saint ebbe una carriera di aviatore brillante, spezzata però da innumerevoli incidenti. Il suo fu un volo di farfalla, un po’ spezzettato, irregolare. Quando volò per l’ultima volta, aveva probabilmente ringraziato la guerra per avergli restituito la possibilità di volare. Nel 1939 era stato dichiarato non idoneo per ritornare al volo. Il Piccolo Principe si fa mordere da un serpente giallo, spesso come un dito. Cadde dolcemente come cade un albero, senza neppure un rumore sulla sabbia. Non gridò.
In vita,quella terrena, De Saint ebbe come antidoto alla maturità, al fatto di dover diventare adulto, l’aria. Le nuvole, il cielo, il mare di notte furono tutta la sua casa. Dalla sera del 31 luglio del 1944 ebbe come capanna quella del mare, più difficile, ma che conosceva bene. Va detto, infatti, che soltanto i pesci, i pescatori, i folli ed i bambini conoscono ed hanno carezze dal mare come nessun altro. L’aereo ritrovato aveva montate mitragliatrici, e non le cineprese per la ricognizione. Ci piace pensare che sia ritornato da dove era venuto, dal mondo eterno dei bambini (che forse è in fondo al mare), dove le cose accadono comunque (la vita è difficile per tutti), ma si resta sempre piccoli, perché sai bene che le favole sono l’unica verità della vita.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano).

di Alberto Pezzini

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