Magazine Sabato 5 maggio 2001

Scrittura virtuale o vera fregatura?

Si può davvero fare lo scrittore e vivere felici? Magari pubblicando esclusivamente su internet? Queste domande mi sono venute alla mente leggendo Leggi l'articolo qualche giorno fa.

Ma esiste davvero il popolo degli scrittori di internet? Direi di no, e non tanto perché non esista, ma perché manca l’equivalente popolo di lettori su internet. Visitate qualche sito per scrittori esordienti: centinaia e centinaia di opere inedite. Romanzi, poesie, racconti. Scrittura fresca, addirittura biologica, come dice qualcuno: dall'autore al consumatore. Che però, ahimé, non consuma.

Perché?

In primo luogo perché vengono a cadere quei referenti che mi portano ad acquistare o leggere un testo. Quando entro in libreria scattano una serie di 'traduttori' che convertono l'oggetto-libro in un qualcosa che vado a collocare in una personale mappa del territorio letterario. Mi fido dell’autore, foss’anche il redivivo Castagna, perché lo conosco: è il presentatore tv e questo mi "traduce" il suo testo in un prodotto acquistabile o esecrabile, a seconda. Mi fido di Montale perché a scuola eccetera eccetera. Mi fido dello sconosciuto esordiente Ciccio Pasticcio, perché lo stampa einaudi, che è einaudi, e credo che prima di darmelo in pasto ci abbia pensato bene (che poi non sia vero è un altro discorso). E così via.

Come lettore sono facilmente abbindolabile e ho bisogno di facili sicurezze che mi convincano che il tipo che vado a leggere sia un professionista e non un dilettante allo sbaraglio.

Capita poi che cerchi un libro legato a un filo di relazioni del tutto personali: leggo Boll e mi vien voglia di leggere Kafka, parto da Sanguineti e finisco a cercare gli altri novissimi, e così via. Lo scrittore agisce in un ambiente creando relazioni culturali che portano poi chi legge a muoversi in una direzione rispetto a un’altra.

Su internet tutto ciò non avviene: mi trovo di fronte a una platea di siti "aperti a tutti", dove non esiste un controllo della qualità dei testi che, nella maggior parte dei casi, è mediocre. La maggioranza degli esordienti che non riesce a pubblicare è giusto non lo faccia. Ma poniamo anche che non sia vero: che nel mare magnum di materiale fossero nascosti capolavori. Perché mai dovrei impegnarmi a cercarli e/o leggerli? Chi garantisce che il personaggio che mi propone questo materiale non sia un semplice millantatore?

La supposta libertà di internet porta a una dispersione termica della propria scrittura, che finisce per essere un semplice agglomerato di stringhe alfanumeriche: tutto ciò che circonda il testo e compone un libro è effettivamente importante tanto quanto.

E quindi la lirica del poeta ermetico va a braccetto col poeta da baci perugina, e il gaddiano con l’asimoviano.

Clicchi “poesia” e appare l'elenco telefonico degli sconosciuti e la freccetta vaga a sceglierne uno a caso. Scegli il nome o il titolo intrigante. Poi, dopo la lettura, resta una pacata perplessità. Nel migliore dei casi.

Questa non è libertà, né tantomeno contaminazione: è semplice pressapochismo.

C’è poi chi sostiene che internet faciliti l'uscita, per lo scrittore, da un provincialismo della propria scrittura. Ma siamo sicuri che si tratti di provincialismo e non di identità?

Io, come scrittore, voglio acquisire una mia identità, perché non nasco dal niente, anche se al niente andrò a finire. Non sono un Pincopallino in generale, ma sono proprio io, in questo momento, e faccio queste cose qui. A un certo punto si pongono delle scelte di scrittura: vuoi la carota, il bastone o l'abecedario? In ognuno dei casi devi farti del nervoso e scendere a compromessi: ma alla fine ti dirigi in una direzione rispetto a un’altra. Se scrivo mi interessa capire il come, con che mezzi e il perché. E se si sorvola su queste e altre domande di base (il dove e il per chi, ad esempio) la scrittura rimane all'eterno grado zero del dilettante che lo fa per 'divertirsi', nei 'ritagli di tempo' e soprattutto 'senza pretese'. I siti di scrittura e i newsgroup si trasformano così in un muro del pianto di chi non trova altrove lettori e quindi li cerca in altri scrittori che hanno un gran bisogno di essere letti. Scrivi tu che leggo anch'io e viceversa.

Allora viene il sospetto che chi sputa sulla selezione operata dall'editoria ufficiale e prospetta un supposta libertà dei testi di internet, è chi, in quell’esecrata editoria, non riesce a entrarci, ma farebbe carte false pur di.


Fabrizio Venerandi
(Poeta e scrittore nato a Genova nel 1970. Ha pubblicato per l'Editrice Zona il poemetto Il trionfo dell'impiegato e racconti su varie riviste, tra cui Il Maltese, La Rosa Purpurea del Cairo, Versodove. Fa parte del Laboratorio di pratica poetica Bib(h)icante)
di Donald Datti

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