Magazine Sabato 14 novembre 2009

Joe Lansdale: un film-documentario sulla sua vita

Magazine - Venerdì 13 novembre Joe Lansdale ha rivelato la parte più intima di sé agli spettatori di Scrittori in Città, la manifestazione più slow della letteratura che si svolge a Cuneo, all'ombra di montagne spruzzate di una neve freschissima. In Once we were children. The place We All Come From, il documentario girato da Chiara Stangalino nei luoghi della sua infanzia, c'è il Texas orientale, quello al di qua di una colonna di pini a dividere il mondo in due parti. Lansdale è diventato famoso con Il mambo degli orsi (Einaudi), il quale ha dato il via ad una serie di avventure incredibili vissute da due protagonisti scanzonati e mirabolanti.

Donne che ammazzano i mariti a pistolettate, gay neri, polvere e sobborghi dove la vita è dura come una pietra e non lascia fiato a nessuno. Joe è un uomo massiccio, con mani affusolate ed uno sguardo di ghiaccio incendiario. Il documentario è lui, sulla sua vita nel passato. Ne viene fuori un uomo che aveva il furore della scrittura già da bambino. Quando scrive un racconto di fantascienza a dodici anni e lo fa leggere al fratello, questi capisce che Joe ce l'avrebbe fatta. Il texano ci dice che per tutta la vita ha avuto soltanto due desideri, scrivere e praticare le arti marziali. Inventa una disciplina chiamata oggi con il suo nome e a questa dice di dovere il sacrificio, il sangue versato sulla pagina, il sudore quotidiano.

È uno degli scrittori più letti al mondo e il documentario sembra un film americano, una pellicola alla Quentin Tarantino. Joe si arrabbia parecchio (e lo confessa) quando gli chiedono se è stato influenzato dal regista di Pulp Fiction, ed a ragione visto che quando ha iniziato a scrivere (nel 1973) Tarantino aveva ancora i calzoni corti. Così come reagisce con fastidio all'accostamento a Cormac Mc Charty, dal quale dichiara di non avere avuto nessunissima influenza.

Il documentario è sicuro, preciso. Compaiono i drive in dove ha passato una parte sostanziosa della sua giovinezza e dove potevano accadere strane scene da romanzo (come quella di due uomini che si picchiano rotolandosi sul cofano della sua macchina, uno con una tavola di legno e l'altro con un sacchetto di pop corn in mano). Tornano nella sua casa, quella dove da bambino divorava i comics, i fumetti che continua a creare negli Stati Uniti per tre editori diversi. Lansdale è un narratore di sogni americani, e di sogni anche puri, anzi di incubi terrificanti. Rivela di avere sfruttato da sempre i propri incubi, soprattutto quando mangiava montagne di pop corn. Confessa di avere venduto tutte le storie tratte dai suoi incubi.

Gli chiedono da dove arrivino quei dialoghi scoppiettanti che rendono i suoi libri così vivi. Dice che non ha una fonte, ma che in Texas parlano quasi tutti così. Anche se i texani sono molto diversi da tutti gli altri americani.
Gli piace molto l'Europa e soprattutto l'Italia, dove viene spesso. Lascia da dire soltanto la desolazione di quegli spezzoni, la povertà di quei luoghi spazzati da un vento che sembra sempre troppo freddo per noi italiani. È un texano che ci rivela un mondo quasi murato dentro un'altra dimensione, molto lontana da noi e che spiega in qualche modo la proliferazione di incubi capaci di trasformarsi in storie allucinate, tra la risata e la paura. Come quella dei serpenti, i mocassini d'acqua, che stanno acquattati nell'erba e sono velenosi. Lansdale è uno scrittore di mostri, un terapeuta dell'anima attraverso il dolore e l'esperienza di vita. Quando gli chiedono qual è il mostro più potente,però, non ha esitazione: man, risponde, l'uomo.

Lansdale è lo scrittore che incarna il sogno americano, quello che ciascuno avrebbe potuto diventare. Per lui, ci dice, non è importante realizzare a tutti i costi un sogno. L'importante è non smettere mai di sognare. E se ne va,massiccio, intabarrato dentro una giacca di pelle nera, scarpe con carrarmato, e con i suoi occhi da freezer all'idrogeno.

di Alberto Pezzini

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