Magazine Venerdì 13 novembre 2009

«Sono incinta, ma non ho l'istinto materno»

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Magazine - Buongiorno dottore,
ho trent'anni e convivo da cinque. Ho scoperto di essere incinta... ma davanti al fatto non mi ha pervaso nessun istinto materno, anzi mai più di ora desidererei essere single e sterile. Sento dentro di aver messo in discussione non solo il mio rapporto con un compagno con il quale abbiamo già fatto programmi di vita insieme, ma il mio stesso essere di donna.
Si può essere serene con se stesse come donne e non volere una famiglia tradizionale: mamma, papà e bambini?

Bella domanda!
Così, a bruciapelo, mi verrebbe da dire di sì. Sì, è possibile essere donne senza volere una famiglia tradizionale. Pero subito dopo mi verrebbe da aggiungere che il semplice fatto che una cosa si possa dire non significa che si riesca a fare.
Anche se le domande sono semplici le risposte hanno una serie di implicazioni che non possono essere tralasciate. E se è vero che non è automatico che tutte le donne debbano, per forza, avere l'istinto materno pur restando donne, potrebbe anche essere che alcuni uomini possono averlo e restare egualmente uomini. In effetti ci sono molti modi di essere donna e altrettanti modi di essere uomini (e chissà quante sfumature intermedie). Ma resterebbe il dilemma: cosa qualifica l'essere donna, e cosa la distingue dall'essere uomo? E non ultimo, resterebbe il non facile problema di riuscire a trovare un partner con il quale entrare in sintonia sulle reciproche mille sfumature.

Come vede, a questo punto il discorso si complica. Su questo tema si incrociano molti approcci - filosofici, religiosi, sociali, psicologici e culturali - e la sua semplice domanda è una vera e propria palla da bowling lanciata in una cristalleria.
È possibile che la attraversi senza mandare qualcosa in frantumi? Sì, teoricamente è possibile, ma io qualche timore di fare dei danni lo avrei. Quindi preferirei mantenere una certa cautela, e per spiegare quanto le cose siano complicate vorrei chiederle di spiegarmi come mai nel 2009, a 30 anni, con una (immagino) notevole autocoscienza, autonomia ed emancipazione, lei ha scoperto di essere incinta.
Che, se non ricordo male, non è cosa che capita così, senza preavviso. E badi bene che in questo non vi è alcun giudizio (ci mancherebbe), ma è solo un modo per evidenziarle come, prima di affrontare questioni epocali, dovremmo essere in grado di affrontare e gestire questioni più banalmente terrene.

Così, anche se oggi abbiamo una maggiore libertà di scegliere il nostro destino, il nostro ruolo e il modo in cui vogliamo vivere, non possiamo dimenticarci che le azioni e le scelte che facciamo hanno sempre (almeno) due aspetti: i vantaggi e i limiti.
Una volta si diceva il rovescio della medaglia e questo modo di dire, nella sua semplicità, rendeva bene l'idea. Così, qualunque sia il tipo di donna che vuole essere e che, in effetti, lei potrebbe scegliere di essere, la pregherei di fare attenzione non solo a ciò che desidera ottenere, ma anche a ciò che la sua scelta la porterà a dover evitare o lasciare, e alle conseguenze che dovrà accettare. Anche questa doppia valutazione potrebbe non essere sempre una cosa così facile da fare.

Questo mi porta alla sua ultima frase, dove lei cita l'obiettivo di essere serena con se stessa: ineccepibile! Personalmente conosco donne serene con figli e donne serene senza figli. Tutte con i loro alti e bassi e, a pensarci bene, neanche poi così tante rispetto a quelle preoccupate con figli o preoccupate senza figli. Forse perché questo tipo di equilibrio non dipende dal fuori, ma dal dentro. E vista la complessità che ci è propria, non è poi così strano che raggiungere la serenità e mantenerla sia un compito arduo per tutti noi umani. A qualsiasi genere si appartenga.
Auguri,
Ventura

* psicoterapeuta

di Marco Ventura *

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