Concerti Magazine Martedì 3 novembre 2009

Niccolò Fabi e Max Gazzè protagonisti della musica italiana anni '90

Magazine - Dato che l’uggia autunnale ci travolge, tra le piogge e le nubi di questi giorni di inizio novembre, gioco per confonderla al contrappasso, invocando uno dei più bei tormentoni estivi degli anni ’90, Vento d’Estate. Uno di quei brani graziati dall’eleganza, che ti si ficcano nelle orecchie e ti massaggiano la mente, per cui d’improvviso ti ritrovi a cantarne il testo senza sapere, davvero, come e quando lo hai imparato.

Estate 1998: la grande forza del pezzo, che lo porta a vincere il Disco per l’Estate, sta tutta lì, nella capacità evocativa dell’ordito musicale. A partire da quelle nacchere all’inizio, che poi nacchere non sono davvero, ma cicale, cicale estive che pigre combattono la calura estiva. Ma subito alle cicale si sovrappone una chitarra classica, indugiante su un fraseggio severo e discendente, cadenzato dalla regolarità di una pedalata.
E infatti pedalano in tandem, senza fretta, Niccolò Fabi e Max Gazzè, in quel video girato contro sfondi filmati come certe scene sul surf nei B-movies anni '60: l’estate chiama, e chiama d’amore (ho lasciato scappar via l’amore / l’ho incontrato dopo poche ore, e a me torna alla mente amore che fuggi / da me tornerai, citando de Andrè – non voletemene per la sproporzione dell’accostamento).
Si cerca compagnia, certo (voi che fate), ma l’amore distrae (forse mi perdo).

Vento d’Estate si porta dentro tutta la malinconia strisciante dei tormentoni che più estivi non si può: quelli che proprio di estate cantano. Tanto per fare accostamenti, almeno in apparenza, tra loro distanti, pensate a L’Estate Sta Finendo, dei Righeira, e ad Estate, dei Negramaro.
Malinconia, dunque. Malinconia d’amori incerti, sfuggevoli e cangianti all’opinione degli altri (ho pensato al suono del suo nome / a come cambia in base alle persone): perché il vento, il vento d’estate, porta pensieri e suggestioni, e allo stesso modo li cancella (ho capito come cambia il vento).

Niccolò Fabi è qui soltanto interprete: il brano è figlio di quella fucina di esperienze e progetti musicali che è la Roma di primi anni ’90. C’è un locale, dove si suona e si scrive musica, che si chiama (con poca ma concreta fantasia) proprio Il Locale, dove si sono conosciuti e si sono esibiti molti dei giovani musicisti romani che sono poi saliti alla ribalta delle classifiche nei primi anni ’90. Musicisti che, a partire da lì, hanno dato vita ad una rete di contatti che sono diventati duetti e collaborazioni che, rapidamente, hanno varcato i confini della capitale per allargarsi a tutto il paese.
Tra i musicisti coinvolti, oltre a Fabi, anche gli autori di questo pezzo, Max Gazzè e Riccardo Sinigallia: due dei nomi più importanti di quella stagione.

È, come sempre, un’altra storia. Ma intanto ricordatevi di questo posto, perché sarà uno dei centri di gravità attorno a cui si muoverà, nelle prossime puntate, il nostro cammino zoppo.

Guarda il video di Vento d'Estate

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