Magazine Martedì 3 novembre 2009

Il lupo e il filosofo: di Mark Rowlands

Magazine - Questo libro racconta la storia di un lupo di nome Brenin: così inizia il miglior saggio di filosofia in diretta dal mondo animale dell'anno. È il libro stupore di Mark Rowlands (Il lupo e il filosofo, Mondadori, pagg. 228, 18.50 Eu). Un lupo vero che vive insieme ad un filosofo per quasi undici anni e viaggia con lui. Mark, dopo avere peregrinato per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l'Irlanda e la Francia dove ha scelto di tumulare il suo amato compagno, oggi insegna filosofia all'Università di Miami, con un contratto alquanto redditizio come ama dire nelle ultime pagine del suo libro.

Chiariamo subito un punto. È un libro di filosofia, ma per tutti. È un risultato di circa quindici anni di riflessione. È essere uomo grazie ad un lupo. Passeggiava o correva con me quasi ogni giorno. Nel pomeriggio stava in classe con me mentre facevo lezione. E la sera rimaneva seduto con me a tenermi compagnia mentre bevevo il mio Jack Daniel's. Mi faceva piacere averlo vicino, questo è certo. Ma non c'era solo questo... Che cosa significa essere un uomo io l'ho imparato da un lupo"- (pag. 44).

Mark per dieci anni conduce una vita a base di lezioni di filosofia da tenere agli studenti dei suoi corsi (ai quali consigliava di tenere sigillati in modo rigoroso i propri zaini altrimenti Brenin vi avrebbe cercato del cibo con effetti devastanti), il rugby che coltivava in maniera appassionata, la palestra, le corse e qualche storia d'amore per non diventare troppo misantropo. Il rapporto con un lupo ha infatti qualcosa di esclusivo per cui il suo branco sei tu e viceversa. Mark elabora così la teoria del lupo e della scimmia, calcolatrice e vendicativa, meschina nonché solo terrena quanto aereo e platonico il lupo, nobile e capace di opporsi alla vita quando decide di inchiodarti al terreno. Per Rowlands gli uomini si dividono in scimmie e lupi, e lui si sente dannatamente lupo. Ricorda l'episodio (da brividi ) di quando Brenin, cucciolo, venne inchiodato a terra da un pit - bull. Brenin non piagnucolò, né si sottomise per quanto piccolo fosse ancora. Emise un ringhio sordo, ctonio, che veniva da lontano, da troppo lontano per essere soltanto animale.

La sua volontà di resistere alla vita che sta per spezzarti. Il mio ringhio è riconoscere il fatto che sta per arrivare il dolore, perché il dolore è la natura della vita. È ammettere che sono solo un cucciolo e che, in qualsiasi momento, il pit bull della vita può spezzarmi il collo come un ramoscello...Avevo un collega piuttosto insolito nell'ambiente dei filosofi, in quanto era credente...aveva l'abitudine di dire ai suoi studenti:quando la merda finirà nel ventilatore, allora crederete...Quando la merda colpisce il mio ventilatore, io penso a un piccolo cucciolo di lupo" (pag. 106).

Jim e Jamie Dutcher, nel 2005, hanno pubblicato Vivere con i lupi (Living with the Wolfes, Corbaccio) in cui hanno identificato quattro diverse percezioni che la gente ha del lupo: il lupo dei nostri incubi, il lupo della scienza, il lupo dello spirito ed il lupo sociale. Rowlands parte dalla socialità con il lupo (ci convive a tutti gli effetti) per approdare alla conquista di un lupo dello spirito. Sviluppa, infatti, quell'occhio magico (chissà cosa avrebbe detto Konrad Lorenz) di cui Daniel Pennac ha parlato nel suo libro più caro, L'occhio del lupo, storia di un lupo guercio e di un bambino che per non metterlo in difficoltà socchiude un occhio anch'egli per avere la stessa visione monoculare del lupo.

Rowlands ci aiuta a capire chi siamo noi veramente quando veniamo visti in relazione a chi è impotente, più debole di noi in assoluto.

Nell'Insostenibile leggerezza dell'essere lo scrittore Milan Kundera incide su pagina una verità sacrosanta sulla bontà umana: La vera bontà dell'uomo si può manifestare in tutta purezza e libertà solo nei confronti di chi non rappresenta alcuna forza. Il vero esame morale dell'umanità, l'esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercè: gli animali.

Si tratta di una verità dotata di una forza micidiale.

Scoprite qualcosa di importante sulle persone vedendo come trattano quelli che sono più deboli di loro. Ma scoprite ancora di più quando vedete come trattano chi "non rappresenta alcuna forza", gli impotenti (pag. 98).

Il lupo è ciò che rimane dopo la tempesta. È l'essenziale che - come diceva il creatore de Il piccolo principe - sfugge alla vista.

Ecco perché è molto importante decifrare chi, nell'ambito del consorzio umano, si avvicina di più al lato scimmiesco oppure a quello lupesco (sic!). Ti presto attenzione in misura di quello che vorrei ottenere da te, oppure perché ti temo. Questa è la scimmia. Il lupo no, il lupo sa che la felicità non può essere trovata nel calcolo. Sa che nessun rapporto autenticamente significativo può basarsi su un contratto. Prima di tutto c'è la lealtà. E dobbiamo rispettarla, cadesse il mondo. Calcoli e contratti vengono sempre dopo, come la parte scimmiesca della nostra anima viene dopo quella lupesca (pag. 129).

Il lupo Brenin fa capire quanto sia importante l'amore, quello che ti fa augurare la morte della persona che ami se vuoi non vederla più soffrire. In quel momento ti accorgi che l'amore vero è philia, cioè la volontà di fare qualcosa per coloro che fanno parte del branco. Può darsi che ti faccia orrore, può essere disgustoso, però lo fai perché ciò che è meglio per il branco. L'amore a volte è disgustoso. L'amore può dannarti per l'eternità. Ma se sei fortunato, se sei molto fortunato, ti riporterà indietro (pag. 173). La morte diventa un concetto per cui essa è peggio per l'uomo che per un animale. Nell'uomo infatti tende a prevalere la componente scimmiesca per cui il futuro si concerta; la parte lupesca è quella per cui quando muore qualcuno di caro, invece, non puoi fare altro che vivere al meglio la tua vita cercando di onorarlo giorno per giorno. È anche il concetto del momento alto, dell'unico momento in cui veramente viene allo scoperto, in mezzo alla radura, la persona che siamo, quello che c'è veramente di genuino e di sostanziale in noi. Ecco perché il senso della vita - secondo un lupo - si semplifica al massimo e sta soltanto in ciò che non potremo mai possedere. Perché, vedete, per un lupo è cruciale essere, non avere (pag. 217). I momenti più alti non sono mai il culmine della nostra vita...in realtà sono i momenti più bui della vita. I momenti più alti sono quelli in cui siamo al nostro meglio. E spesso ci vuole qualcosa di veramente orribile per farci essere al meglio (pag. 219).

Quando Brenin muore, Mark lo seppellisce in Linguadoca, in Francia. Mentre finisce di scrivere il libro ci comunica che sta per diventare papà di un bambino che chiamerà anch'egli Brenin, come il suo fratello lupo le cui ossa ha preferito lasciare al sole francese, a scaldarsi. Il commiato dal lettore strappa una lacrima interiore che brucia anche perché ci lascia davanti a ciò che sappiamo tutti dei nostri morti: li reincontreremo soltanto nei sogni.

di Alberto Pezzini

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