Magazine Giovedì 29 ottobre 2009

«Amo mia cognata, ma lei non mi desidera più»

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Magazine - Dottore Ventura,
vorrei sottomettere il mio caso alla sua attenzione. Ho 50 anni e mi sono innamorato della mia "cognata", messo tra virgolette perché il caso é assai particolare: convivo de tre anni con la mia compagna in modo non continuativo, nel senso che passo metà tempo a casa mia. L'anno scorso, é deceduto il fratello della mia convivente e occupadomi di tutti i passaggi relativi al decesso, ho comminciato a frequentare per forza di cose la mia "cognata", i cui rapporti con il marito erano pressoché finiti. E da li ne é nato un amore, reciproco.

Poi frequentandoci, vista la situazione, almeno 2 volte alla settimana, con tanta pazienza, sono riuscito a ridarle fiducia nel proseguire la sua vita. Ha passato 22 anni di matrimonio, con praticamente l'assenza di suo marito che ritornava a casa 2 o 3 volte la settimana, perché passava piu tempo con sua madre che con la moglie. Percio é stata costretta a rendersi indipendente su tutti gli aspetti al punto che facevano vite paralele.
Questo per darle il quadro della situazione attuale in quale mi sono imbattuto. Lei mi ha confidato che non ha mai tradito suo marito nonostante la situazione e che sono il 2° uomo della sua vita. Ora, dopo qualche mese abbiamo fatto l'amore, in modo tradizionale, come dice lei, perché certe cose non le fa. Cio é capitato ancora 2 volte poi, sono passati 6 mesi e direi che é un deserto, perché non ha nessun desiderio.

Per di più mi ha spiegato che tiene alla sua "libertà" e non cerca di fare combaciare le giornate in cui ci possiamo trovare, per esempio, il martedi va da sua sorella, il mercoledi prende il cappucino con le amiche, e cosi via. Devo fare salti mortali per andare a trovarla. Sinceramente mi stanno venendo parrechi dubbi. Cosa mi consiglia?
In attesa della sua risposta, la prego di ricevere i miei distinti saluti.

La ringrazio per i suoi saluti.
E più che un "consiglio" la inviterei a riflettere meglio sulla sua storia, sui suoi sentimenti, su quello che sta accadendo e su quello che "veramente" le interessa (e in tutto ciò non trascurerei la storia con la sua compagna). Ma, sopratutto, la inviterei a riflettere su quello che lei, a 50 anni, definirebbe il suo "stile di vita", perché è da quello che poi, coerentemente, dovrebbero derivarne le scelte.
Ma capisco che potrebbe non essere una riflessione facile in quanto ci sono momenti nella propria esistenza (e il mezzo secolo di età mette soggezione) in cui la auto percezione appare un po' confusa. Ma è altrettanto vero che se non capiamo bene noi stessi, non possiamo pretendere di capire come "giocare" con gli altri, specie se poi le nostre relazioni si intrecciano su più livelli.

Quindi, mentre lei ci pensa su, e cerca di capire meglio la posizione che vuole assumere (e non mi riferisco agli aspetti erotici) volevo tornare a parlare di un altro personaggio della sua storia, che, a proposito di stili di vita e di ruoli "giocati" merita una riflessione: sua cognata. Ma più che della persona (che non conosco) volevo fare una riflessione sulle scelte che sta attuando: e questo mi permette di notare come alcune "vedove" (in senso ampio), forse sin troppo devote in passato, trovandosi ora senza più un "marito", scoprano che non sono più obbligate al ruolo di "moglie" e che possono davvero vivere la loro vita con una autocoscienza e con una libertà mai neppure immaginata (e già solo che su questo ci sarebbe da parlare per ore). E "libertà" non è proprio la parola che si associa facilmente al concetto di "legame".

Non sarà stato proprio lei a trasmetterle questa sicurezza e questa autostima? E non trova "strano" che, adesso, sia proprio lei a lamentarsene? Ironia della sorte? O forse calcoli sbagliati? Detto questo, forse bisognerebbe rileggere la sua storia serenamente per quello che ha dato e per quello che potrà dare. Senza niente di più e senza niente di meno.
Buona giornata.
Ventura

* psicoterapeuta

di Marco Ventura *

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