Magazine Venerdì 4 maggio 2001

Il tragico volo di Mary e Percy

Magazine - Mary Godwin ha 16 anni quando conosce Percy Bysshe Shelley. Lei è figlia di Mary Wollstonecraft, scrittrice e filo-rivoluzionaria (si parla della Rivoluzione Francese), attivista per l’emancipazione femminile in Inghilterra, autrice della Rivendicazione dei diritti della donna, testo destinato a diventare uno dei capisaldi nella storia del femminismo. Il padre è William Godwin, filosofo anarchico e pacifista, filo-giacobino e autore del romanzo Caleb Williams.

Percy, che ha 21 anni, è già famoso per essere stato cacciato da Oxford in seguito alla pubblicazione del pamphlet La necessità dell’Ateismo, tacciato di blasfemia. Anche lui, giovane poeta romantico, ha tendenze filo-rivoluzionarie, si schiera a favore dell’Irlanda contro l’Inghilterra, con la pubblicazione (affidata a delle bottiglie da gettare in mare, come messaggi di naufraghi) della Dichiarazione dei Diritti.

Ha sposato (contro il volere della famiglia) Harriet Westbrook una ragazza di 16 anni. Quando conosce Mary e se ne innamora è in attesa del secondo figlio, ma questo non lo frena.

È irruente e istintivo. Mary è giovane, ha 16 anni e un’aura tragica che l’accompagna dalla nascita: la madre è morta a 37 anni nel darla alla luce. Fuggono insieme verso la Svizzera, dove incontrano Lord Gorge Gordon Byron, che con i suoi 26 anni e i suoi pellegrinaggi (all’epoca dei fatti, nel 1816, sta scrivendo il terzo canto dei Pellegrinaggi del Giovane Harold) deve sembrare un vate agli occhi dei due, poco più che adolescenti. In Svizzera Mary scrive il suo capolavoro, che resterà uno dei capisaldi della letteratura gotica, il Frankenstein, guadagnandosi una fama imperitura (anche se per qualche tempo c’è stato chi attribuiva l’opera a Percy).

Narra la leggenda (o le cronache, ma dato l’argomento e i personaggi, anche la cronaca sfuma nel mito) che, chiusi in una stanza di Villa Diodati, sul lago di Ginevra, Byron, Shelley, il dottor John William Polidori e Mary decidessero di riproporre la situazione dell’allegra brigata del Decamerone e scrivessero ognuno una storia orrifica.

Solo Mary porta a termine la sua opera, mentre gli altri si producono in prove minori o incomplete (come il Vampiro di Polidori).

Nel frattempo Harriet muore suicida. Quando il suo corpo viene ripescato nella Serpentina di Hyde Park, lo scandalo torna a travolgere Shelley, che è sì libero di sposare Mary, ma si trova a contrastare l’opinione pubblica inglese. La situazione in patria si fa invivibile quando anche Fanny, sorella di Mary, si dà la morte perché innamorata del poeta (che, pare, intratteneva con lei una relazione). Questo costa alla coppia l’interdizione di William Goodwin e la malevolenza di quanti considerano l’unione del poeta e della scrittrice funesta e foriera di troppe disgrazie. All’origine di questa unione c’è la dichiarazione d’amore che Percy fa a Mary sulla tomba della madre di lei: un ulteriore presagio di morte, che, attraverso i lutti per la morte in tenera età dei figli, e i vagabondaggi senza requie in terra straniera, accompagnerà la tragica e romantica vicenda degli Shelley fino all’epilogo sulla spiaggia di Viareggio, dove il mare restituisce il corpo senza vita di Percy.

Mary ha 24 anni, sta portando avanti una gravidanza travagliata ed è preoccupata per la salute del figlio William. Resta sola con una fama crescente e il culto della madre (non ha mai abbandonato il cognome Wollstonecraft accanto a Shelley) e quello del marito da tramandare. Passa gli ultimi anni della sua vita reclusa a Londra a scrivere, emarginata, mentre il suo Frankenstein viene rappresentato con grande successo a teatro.


Contributi bibliografici: Mary e Percy Shelley a San Terenzio, di Carla Sanguineti (da Qui è bello come non mai. In viaggio con gli scrittori da San Terenzo a Tellaro Agorà Edizioni)
Viaggio in Italia. Un corteo magico dal Cinquecento al Novecento (Catalogo della mostra, Electa)

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di Donald Datti

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