Magazine Giovedì 8 ottobre 2009

Feryal Ali Gauhar: 'Non c'è posto per altre sepolture'

Magazine - Il libro di Feryal Ali Gauhar, Non c'è posto per altre sepolture (Fausto Lupetti Editore, 2009, 205 pp, 15 Eu) è un libro che parla, se ce ne fosse ancora bisogno, della follia della guerra. Protagonista del libro è un soldato americano che racconta in prima persona la sua condizione di prigioniero, in un fortino-manicomio abbandonato dell'Afghanistan.
Quelli che sono considerati i nemici, e si trovano internati con il soldato-infermiere in quella specie di manicomio, condividono un destino che rimarca l'insensatezza della guerra: è un viaggio verso i sentimenti più profondi e capaci di abbattere tutte le nostre certezze.

In Afghanistan continua dal settembre 2002 una guerra dove chiaramente non ci sono né vinti né vincitori, ma solo vittime e morti. Molti morti, per cui diventa pregnante il titolo: Non c'è posto per altre sepolture. Quel luogo desolato dell'Afghanistan, dove si svolge il racconto, diventa la metafora dell'umanità intera persa nella follia, dove ognuno è accomunato da sentimenti di dolore e pietà. In quel microcosmo, formato da afghani di tutte le età e condizioni, la voce narrante del soldato liberatore, rispecchia l'oppressione e la responsabilità collettiva nella perpetuazione della violenza.

Le riflessioni del protagonista, insieme ai racconti degli altri internati, pieni di sentimenti di paura e disperazione, fanno entrare dentro quel carcere per ricordarci ancora quell'antico quesito: Se questo è un uomo. Senza retorica e con una scrittura essenziale, asciutta e cruda, l'autrice Feryal Ali Gauhar - insegnante di Cinema al National College of Art di Lahore, scrive per la rivista Dawn ed è al suo secondo romanzo – dà una prova di grande capacità narrativa.

di Giorgio Boratto

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