Magazine Mercoledì 7 ottobre 2009

'Shanghai', di Annamaria Fassio

Magazine - Letteratura e cinema si mescolano nel nuovo libro di Annamaria Fassio, Shanghai (Il Giallo Mondadori, pagg. 246, 4.20 euro). Scene di lotta alla Tarantino, intrighi in stile La città proibita, atmosfere alla Blade Runner. E poi due protagoniste femminili scaltre e agili quanto La sposa di Kill Bill, che ottengono quello che desiderano a colpi di arti marziali e charme.
Questa storia che sembra un film – anzi, un colossal – vede molti attori interessanti. C’è Francesco Rubini, imprenditore dalle mille ombre, c’è Wang, che sogna la donna della vita e crede nella Cina accettandone i cambiamenti; e poi c’è Alessandro Caruso, un teppistello ingenuo che non si rende conto di essere entrato nel giro sbagliato.

Ma soprattutto ci sono Julie e Su Ping. «Per il personaggio della prostituta francese mi sono ispirata alla protagonista di La mia droga si chiama Julie, di François Truffaut», spiega Annamaria Fassio, «Su Ping è di Shanghai, ma non ama le tradizioni cinesi: veste all’occidentale e prende il caffè da Starbucks. Julie, invece, a Shanghai si sente a casa».
La città cinese ha ammaliato anche Annamaria Fassio: «l’idea del libro è nata da un viaggio a Shanghai. Lì ho conosciuto la Concessione Francese, il quartiere dove ho ambientato gran parte del libro, che mi ha colpita per la sua aria decadente anni Trenta. Di Shanghai mi hanno affascinato la gentilezza dei suoi abitanti, l’immane folla che la anima giorno e notte, la sicurezza che mi ha permesso di visitarla senza il timore di venire scippata».

Ma le donne protagoniste del libro non assomigliano alle giovani cinesi che Annamaria ha avuto modo di conoscere a Shanghai: «le ragazze cinesi appaiono molto indipendenti e libere. In realtà hanno anche dei valori radicati che in occidenti non si trovano quasi più. Per loro la verginità è ancora un ideale molto sentito e la creazione di una famiglia resta l'obiettivo primario».
Il libro rappresenta anche l’occasione per conoscere il mandarino, la lingua cinese di cui Annamaria riporta alcuni tra i termini più comuni: «mi ha aiutato un ragazzo italiano che fa la guida a Pechino; ma anche Google mi è stato molto utile».

La Shanghai di Annamaria Fassio è una città alla deriva, dove i poliziotti corrotti e i crimini della malavita sono all’ordine del giorno: «molto di quello che racconto nasce dalla mia fantasia; solo i malavitosi della Triade, che operavano negli anni Trenta e avevano ottenuto il controllo della città, sono davvero esistiti».
Annamaria oggi è di nuovo al lavoro. Il suo prossimo libro parlerà del golpe cileno: «e anche in questo nuovo thriller le donne avranno un ruolo determinante».

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