Magazine Venerdì 2 ottobre 2009

«A 24 anni la vita mi sta sfuggendo di mano»

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Magazine - Caro dottore,
da più di un anno vivo una profonda crisi con me stessa. Inizialmente si è manifestata con un'improvvisa incapacità di sostenere gli esami universitari. Pensando che il blocco negli studi fosse dovuto a una vita extra universitaria poco appagante, ho cercato di migliorare quella, ma di fatto non riesco a concludere nulla: se decido di volere un cane, appena lo trovo ci ripenso; se decido di riprendere a guidare, poi rimando a domani; se decido di trovarmi un lavoro, quando mi contattano rifiuto l'incarico; se decido di fare volontariato, sono assalita da mille insicurezze; se decido di avere nuove amicizie, le cerco ma poi non le coltivo; per non parlare della situazione esami che è ancora bloccata, studio ma a venti giorni dall'appello mollo tutto.

Da cosa può dipendere il sorgere della crisi universitaria, e da cosa deriva questa mia incapacità a portare a termine le cose? In passato ero una studentessa modello (una di quelle che studiava sempre senza concedersi troppi premi e svaghi).
Ora ho 24 anni e la vita mi sta sfuggendo di mano. Cosa posso fare per riappropiarmene?
La ringrazio di cuore,
Franci


Cara Franci,
questo spazio del Lettino Virtuale non può essere un approfondimento troppo specifico delle situazioni personali, ma può essere (e spero che lo sia) un'occasione per parlare dei propri problemi ed ampliare le possibilità di riflettere su quello che ci sta accadendo e semmai, poi, affrontare più specificatamente le proprie personali difficoltà.
Allora, messa così direi che la sua potrebbe essere una situazione in cui lei sta manifestando la sua poca fiducia in se stessa nascondendosi dietro un non fare che le eviterebbe di affrontare le cose e scoprire (o rendere palese agli altri) i livelli della sua (temuta) inferiorità.
Questa sarebbe la versione psicologica del detto chi non fa non falla (con l’aggiunta che, sotto sotto, temiamo di non saper fare altro che sbagliare).
In questo modo, se non si fanno le cose non si può sbagliare, e nessuno (né noi, né gli altri) può vedere o misurare i propri insuccessi. È logico! Un po' meno logico è pensare (ma sarebbe meglio dire sentire) di essere destinati al fallimento. Così come è altrettanto illogico aver paura del fallimento come se questo non fosse una cosa normale ed inevitabile, ma fosse una nostra colpa o un destino dal quale non possiamo sfuggire.
Illogico, dicevo, ma forse neanche tanto. Dipende da cosa pensa di sé, o meglio, cosa si sente di essere, perché se la risposta a queste domande è una triste smorfia di compassione allora diventa logico non mettercisi neanche nelle cose, perché non sarebbero coronate dal successo.
Discorso triste, ma intrigante. Ma se fosse proprio la paura di fare bene le cose a spaventarla? E se fosse la paura di crescere? Di diventare brava, capace, autonoma e quindi staccarsi dalle antiche sicurezze? Dalla famiglia, dagli affetti dalla propria condizione di figlia e ritrovarsi ad affrontare una vita da persona adulta, con la paura di non essere pronta ad affrontala da sola? Allora meglio non rischiare, non fare, non diventare grandi, forti e autonomi; restare sempre debole e bisognosa di qualcuno che la curi e la protegga.
Ecco, praticamente due spiegazioni che sono quasi l'una il contrario dell’altra. Quale scegliere?
Fantastico! Sembra che invece che trovarle una soluzione le abbia servito un bel problema nuovo. O forse no. Nessun problema. Nessuna scelta. Entrambe queste proposte potrebbero essere giuste (o entrambe sbagliate), ma questo non ha importanza. Sono solo spiegazioni, e tutte due dicono che nella sua testa ci sono delle idee e dentro di lei delle sensazioni che, per un verso o per un altro, le stanno complicando la vita e, quasi certamente, sono comunque idee/sensazioni vecchie, sbagliate o inutili. Che vanno superate. Come? Prendendosi un impegno, piccolo - ma veramente piccolo - e portandolo a termine. Siccome sono certo che lei scoprirà che portare a termine una cosa piccola non solo non è impossibile ma neppure è pericoloso, credo che dovrà scegliersi una seconda cosa piccola da portare a termine.
Quando si sarà stufata di scoprire che è capace di fare le cose piccole (e non succede niente di catastrofico) potrà passare alle cose medie. Sì, sembra noioso ma funziona.
Unica precauzione: si fermi prima di affrontare le cose immensamente grandi e i miracoli: quelli potrebbero essere veramente troppo anche per lei.
Saluti,
Marco Ventura

di Marco Ventura

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