Magazine Giovedì 24 settembre 2009

«Ho problemi di cibo da 15 anni»

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Magazine - Salve, sono una donna di 34 anni che da quasi 15 anni ha problemi con il cibo.
Ho provato di tutto: psicoterapia per 5 anni, farmaci, letture mirate ma niente da fare. Ci sono giornate in cui mi riempio la pancia di cibo fino a scoppiare. E questa non è la cosa peggiore. Le abbuffate mi condizionano tutta la vita. Dopo un'abbuffata perdo la voglia di fare tutto: andare a lavoro, uscire, sentire chiunque. Vado a letto e riesco a dormire per due giorni interi e ciò mi accade frequentemente. Quanta vita sprecata!
Mentre gli altri sono impegnati nelle loro attività, io passo le giornate a letto a cercare di dimenticare le mie abbuffate.
Tutte le volte mi dico che sarà l'ultima ma so già che ce ne sarà un'altra...
Perché mi comporto così? Anzi lo so; con 5 anni di psicoterapia l'ho capito. Ma cosa è cambiato? Adesso ho capito perché mi comporto così ma ciò non mi impedisce di continuare.
E allora a cosa mi è servita la psicoterapia?
Può rispondermi lei? Sono un esempio di fallimento?
Grazie per la sua eventuale risposta.
Anna'73
Saluti

Anna mi spiace che lei si senta così e da così tanto tempo. E visto che ancora ci prova cercherò almeno di offrirle il mio contributo. Intanto incominciamo dalla sua ultima frase e chiariamo che NO lei non è un esempio di fallimento almeno non nel senso personale del termine. Ma allo stesso tempo la sua frase mi da l'occasione di sottolineare come forse la sua storia sia un emblematico esempio di un altro tipo di "fallimento". E mi riferisco al fallimento del sogno che vorrebbe che la "comprensione" fosse davvero l' unico rimedio ai problemi senza poi dover affrontare la fatica di "fare" qualcosa per cambiare. Purtroppo mi duole dire che il "capire", da solo, non risolve i problemi. Ed anche se il buon Freud diceva che la psicanalisi aveva come scopo il "portare al conscio l'inconscio" la psicoterapia, proprio perché "terapia", non può' essere solo quello. Ma se ci pensa su un attimo è' così per molte altre cose ,per esempio, "capire" che ho la miopia non mi fa vedere meglio e "capire" che ho sbagliato strada non mi mette sulla strada giusta cosi "capire" il gioco del calcio non mi rende un asso del pallone e "capire" una ricetta non mi garantisce che cucinerò bene.
Non a caso parlo di cibo perché accanto al "capire" quali sono le cause del suo problema (non mi fraintenda : è' importante saperlo) c'è poi tutta la parte del "capire" quali sono i rimedi e poi attuarli ed essere anche aiutata in questo percorso di trasformazione perché , a volte, le cause cessano di esistere (o si trasformano) ma le abitudini (anche se ormai inutili) sono dure a morire. E quindi potrebbero esserci due "cause" quelle originarie ed altre, diverse, più quotidiane che si intersecano e che le rendono difficile cambiare le sue reazioni che ormai, dopo tanto tempo, potrebbero essere "cieche", automatiche. Dopo aver "capito" diventa necessario cercare e trovare qualcuno disposto e adatto ad aiutarla in questo percorso di modificazione del suo comportamento. Non è certo un compito facile!
Sono riuscito a spiegarle perché sono sicuro che non è "lei" il fallimento?
Saluti
Ventura

di Marco Ventura

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