Magazine Martedì 22 settembre 2009

Sesso, magia e cannibalismo nel nuovo libro di Gordiano Lupi

Magazine - Una storia di cannibali. Sangue, morte, sole e mare. Non è un’antitesi impossibile se pensate che a Cuba vive un mondo di magia e sesso che materia quasi l’aria.
Una terribile eredità, di Gordiano Lupi (Perdisa 2009 pagg. 125 – euro 12.00), è un romanzo capace di far vedere il sangue come il rhum. È una storia dove le pagine scorrono come venti sul mare.

Un soldato cubano viene inviato a combattere in Angola per un’ideologia che non si può contestare. Qui resta, male, per cinque lunghi anni. Per sopravvivere si culla in cuore un figlio nato quando è partito ed il sorriso caldo della sua Clara, una cubana dolce come una banana cotta nel rhum. Solo che per sopravvivere in un deserto dove la vita non può andare avanti è costretto a cibarsi dei propri compagni. Diventa cannibale per non morire.
La sua vita subisce una torsione fortissima, psichiatrica e lui annega in un mare oscuro, anche quando torna a Cuba.

Gordiano Lupi è un maledetto incantatore. Conoscitore fin nelle midolla più fresche di Cuba, è uno dei suoi cantori più poetici e senza filtri. Traduttore dei romanzi del cubano Alejandro Torreguitart, oggi cura la versione italiana del blog Generacion Y (La Stampa l’ha fatta conoscere in Italia, n.d.r.) della scrittrice cubana Yoani Sanchez di cui ha anche curato il suo primo libro, Cuba libre (Rizzoli 2009). In questa prova esce però dagli schemi. Sa cosa vuol dire correre fuori dal recinto.

La storia di un cannibale a Cuba è forte. È la storia di una mania omicida che imprigiona a poco a poco il suo ospite, un protagonista che sembrava all’inizio un uomo normale. Molto sesso, mai esasperato, ed anzi evocato con pochi tocchi da intenditore. La trasformazione si verifica a Cuba. Non basta il suo mare per allontanare quello che può essere un demone maledetto. È una sorta di libro allucinato su quello che potrebbe accadere veramente nella realtà. Trattare della guerra è sempre difficile. Lupi capisce cosa possano diventare certe ferite mai rimarginate, che continuano a fare male. Ma non in superficie. E si lascia andare dentro ad un’atmosfera che ghiaccia i polsi. La santeria, quel complesso magico di credenze e superstizioni che hanno però un profondo perché, viene spiazzata da una mania omicida compulsiva che non pare poter lasciare eredità.

Cuba è magnifica anche così, dentro l’ossessione in cui si macera il protagonista. Sono pagine molto veloci quelle che Lupi ha scritto: il termine adrenalinico è stanco, ma le fotografa bene. Lupi non sa di barocco, né si abbandona ad una letteratura sontuosa. Il suo stile sa di Hemingway perché è bello secco e piccante, la frase mozza il respiro al tempo giusto e gli aggettivi vengono usati – finalmente! – come si insegnava una volta: solo se hanno la capacità di fotografare veramente ciò che sostantivi ed avverbi non riuscirebbero mai a dire.

Cuba diventa il porto di mare dove si scatena una ridda di morti che i giornali di regime - molto avari – cercano di sfiorare soltanto. La fine del cannibale cubano avverrà – come al solito – per un gioco del destino. Un incontro banale, una fine senza previsioni, neanche un errore ma soltanto un epilogo per la bramosia spinta troppo al fondo della propria notte.
Cuba ne esce bellissima. Si sente il mare che sale di notte, e si immaginano i sederi alti ed all’infuori di certe cubane dal sorriso assassino. È uno strano romanzo, questo. Sa di un mare antico, quasi del colore del vino, e sa di antiche malie che si scatenano dentro un uomo a cui la disperazione ha lasciato una fotografia quando pensava di ritrovare una donna a tenerlo per sempre.

L’amore per Cuba è talmente potente che anche la mano del traduttore ne viene influenzata e quasi stordita: sembra sempre che un cielo si spalanchi sopra la tragedia e possa cambiare un uomo che prima era soltanto l’ostaggio normale di santi a cui votarsi e puttane da letto per sconfiggere il freddo di una guerra sanguinosa.
Romanzo noir amarissimo, come un aguardiente che brucia le budella e ti stordisce di piacere. La fine ha il cuore in gola. Psichiatrica. Maledetta.

di Alberto Pezzini

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