Magazine Giovedì 3 maggio 2001

Terrazze di Roma

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Perché Roma non è una. Ci sono tante Roma quanti quartieri si abitano e tante vite a Roma quanti ambienti si frequentano. Tante quante ce ne hanno regalato e ce ne regalano la letteratura, la pittura, la musica, il cinema, la poesia e l’architettura. La gente che l’ha abitata e la percorre. La gente che l’ha segnata. La gente che Roma ha segnato. Come me.

Qui non ci si può chiedere, come si farebbe ad esempio a Milano: sono diventata romana? Mi chiedo invece: cosa ha fatto di me Roma? Cosa mi farà diventare? Se lo chiedono le babysitter spingendo le carrozzine su per Villa Sciarra e gli avvocati che bevono il primo cappuccino nei bar intorno al Tribunale. Se lo domandano sbadigliando i portieri di notte degli alberghi in centro e gli indiani che sfregano i vetri delle auto ai semafori. I Boys della curva Sud e gli Irriducibili della Nord. Le zingare che stendono i panni sotto le arcate di Ponte Marconi, gli abitanti del Nuovo Fidene e quelli di Cinquina. Le mogli che non stanno più zitte e i pakistani che vendono aglio nei mercati rionali. Se lo chiedono i ragazzi TV -Nintendo che ogni volta che gli racconti una storia ti chiedono: ma è vera? Cosa mi farà diventare Roma, da grande?

Dico a te, ragazzino, una di queste sere d‘autunno, prima che il cielo incattivisca dietro il cupolone, stacca il dito dal joystick e dal mouse, abbassa il volume e spalanca le imposte. Nessuna città ha una luce più bella di questa, al tramonto. Dicono sia perché sorge su sette colli, è attraversata da un fiume ed è prossima al mare. A oriente sta salendo la luna e un poeta di nome Catullo, che pure non era di qui, essendo nato a Verona, così cantava (e lo strano è che non sembra sia passato tanto tempo):


O figlia di Latona, sangue
grande del grandissimo Giove,
sotto quell’ulivo di Delo
certo ti partorì tua madre
perché signora di montagne,
di boschi verdi diventassi
e delle macchie misteriose,
dei fiumi percorsi di suoni.
Ti chiamano Giuno Lucina
le donne nel loro travaglio,
ti chiamano Luna di luce
riflessa, Trivia onnipotente.
Qualunque nome tu assuma,
noi t’invocheremo, ma tu
col tuo aiuto, come un tempo,
proteggi il popolo di Roma.

(trad. Mario Ramous)

di Donald Datti

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