Concerti Magazine Martedì 8 settembre 2009

Irfan, musica balcanica

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Magazine - La band bulgara Irfan si è affacciata nel panorama musicale solamente da pochi anni, ma ha già riscontrato un grande successo da parte del pubblico. Il suo nome è stato preso in prestito dalla terminologia sufi e può essere tradotto dal persiano e dall'arabo come "gnosi", "conoscenza mistica" o "rivelazione".
Nel 2001 i musicisti Ivaylo Petrov, Kalin Yordanov e Kiril Bakardjiev si sono riuniti attorno alla medesima idea con l'intenzione di sperimentare e creare un progetto musicale e video. Nel 2002 hanno incontrato la cantante Denitza Seraphimova che ha dato un notevole contributo artistico alla band, ma dopo la maternità nel 2006 la vocalist è diventata Vladislava Vasileva.

Il loro primo album è stato Irfan, una vera e propria rivelazione nel 2003. È stato pubblicato anche in Europa nello stesso anno da Prikosnovenie e anche in Nord America con Noir records, ma nel 2005 la musica attinge dalla tradizione degli strumenti balcanici, dalle percussioni orientali, da forti voci maschili e da una eterea voce femminile in cui stile e le atmosfere ricordano vagamente i Dead can dance.

Seraphim è il secondo album, uscito nel 2007. In esso si scopre il suono potente e quasi mistico della Bulgaria. La voce eccezionale della cantante è sorprendente e ricorda Lisa Gerrard (voce della, se così si può definire, colonna sonora di uno spot pubblicitario in cui l'involontario protagonista era Gandhi) e Azam Alì. È una fusione di folklore bulgaro antico, orientale, balcanico, musica sacra: stupiscono con una musica composta quasi umilmente eppure è dotata di un forte impatto emotivo.

Per Irfan la musica è un invito per un viaggio mistico e oltre il tempo, un messaggio poeticamente esteso nella lingua del cuore. Il loro interesse per le arti, la filosofia, la teologia, la storia e l'etnologia unisce e riassume lo stile musicale. La musica tenta di trasformarsi in un messaggio universale, un viaggio attraverso e fuori dal tempo; un viaggio composto da parole, lettere, simboli onirici che si possono interpretare e recepire sintonizzandosi attraverso il linguaggio dell'anima. nessuno fino ad oggi è riuscito a catalogare, determinare, collocare la musica della band; non è possibile definirla con precisione geografico-stilistica.

Essa è un miscuglio, un amalgama sapiente e raffinato di musica, ethereal, ambient, worl, etnica; una musica fortemente influenzata da elementi sacri, della tradizione bulgara e balcanica, persiana, caucasica, medio orientale, nord africana, così proprio come il patrimonio spirituale, artistico, filosofico, teologico dell'antica Bisanzio, ma anche dell'Europa medievale senza perdere i riferimenti attuali della musica contemporanea. Irfan cerca di mantenere le tradizioni utilizzando strumenti antichi che fanno riferimento ai suddetti periodi storici e all'area geografica di provenienza. Inoltre l'utilizzo sapiente della tecnica corale in aggiunta all'eterea voce della solista - accompagnata dal suono dolce e suadente degli archi - regala momenti di in cui si ha l'impressione di sorvolare paesi antichi e sconosciuti. gli strumenti che fanno da contorno indispensabile appartengono a diverse famiglie: strumenti a corda quali, l'oud, saz, viola, ma anche strumenti a percussione come la darbouka, req, bendir, zarb, tutti di origine medio orientale.

La reale intenzione della band è non solo mantenere viva la tradizione, ma soprattutto non lasciare solo l'unico superstite che è lo spirito della sensibilità umnana, cioè la visione della vita dal punto di vista spirituale. L'arcaico modello del pensiero, l'etica e il comportamento che ne deriva si sta perdendo, sta affievolendo come la fiamma debole della candela. Comporre musica è un atto spirituale. Nell'arte medievale del cristianesimo orientale ogni atto dell'artista significava un atto spirituale in cui l'artista stesso era solo un mezzo, un mediatore del messaggio sovrannaturale. Per cui la vita senza l'aspetto spirituale è come una forma vuota, un recipiente senza contenuto.

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