Concerti Magazine Lunedì 17 agosto 2009

L'ultimo disco di Franco Boggero

Magazine - La prendo alla larga, se lecito. Non si parla di un'opera dell'ingegno se non la si apprezza; la scelta stessa di parlarne indica apprezzamento. Franco Boggero, nella vita, è uno stimatissimo storico dell'arte, con una bibliografia sterminata (specie considerando che è del '53). Ha allestito, fra l'altro, una mostra-spettacolo sulla scultura lignea in Liguria fra XII e XVi secolo (La Sacra Selva, Palazzo Ducale, Genova, 17 dicembre 2004 - 13 marzo 2005). Per hobby, scrive canzoni e ora esce da Folkest con Lo so che non c'entra niente, suo primo cd.

È tanto tempo che Franco Boggero suona, lo fa da prima di diventare storico dell'arte. Fa il cantautore e, naturalmente, assomiglia ad altri prima di lui: Gian Maria Testa, i due fratelli Conte, Augusto Forin, Francesco Baccini. Intanto, però, uno ascolta il disco e si sorprende a pensare che qualcosa d'altro e diverso c'è. C'è allora un cantato che somiglia a una conversazione ininterrotta, a bassa voce, con frequenti, quasi impercettibili cambi di registro. Poi c'è un'attenzione a ogni singolo dettaglio; sia negli arrangiamenti (il contrabbasso di Federico Bagnasco, che suona coi cantautori e poi fa preziosissima musica antica; il piano digitale di Marco Spiccio, nella vita ricercatore all'IST di Genova). Poi ancora ci sono testi che usano parole assurde: anodizzato, parastinchi, condominiale, Bancomat - e giri di frase usciti da una xilografia di Dürer: "l'inaspettata rimozione di un ostacolo", "l'inesprimibile stupore dell'ironico", "parlando dell'amore/è difficile dire/a che serve una mezza misura".

Il manifesto implicito di questo disco d'esordio in età matura si chiama Sfumature. È il racconto di una cosa ordinaria come il taglio di capelli da un barbiere. Nella visione del mondo di Boggero, tagliarsi i capelli dal maestro Aldo diventa il riassunto di una vita a venire, ovvero anche il conto economico della vita stessa: perché, dice in chiusura di pezzo, "là dentro li ho lasciati fare/E questa testa è molto regolare/e io non so/ed è un vivere di sfumature". Per la vita di sfumature che si propone in questo disco ci vogliono il disincanto felice di Boggero, la sua stessa disponbilità a credere che non tutto il reale è razionale, ma non per questo non vale la pena di raccontarlo.

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