Weekend Magazine Venerdì 14 agosto 2009

Sagra del Raschera e Bruss a Frabosa Soprana

Magazine - Non è il caldo che accende i miei ricordi di latino: sto parlando di un poemetto di un professore di Mondovì, un esercizio di retorica, targato 1792, che descrive minutamente tutti i marmi locali, dando preziose informazioni anche sulle cave attualmente estinte, di cui si sono anche perse le tracce.
Già, perché il sottosuolo monregalese è assai interessante, e non solo per il suo imponente sistema carsico; è stato - ed è ancora - ricco di minerali: miniere di alluminio, argento ed oro - attualmente in disuso - in val Corsaglia, di ferro in Val Maudagna, e tante formazioni marmoree un po’ ovunque.
Notevole la ricchezza dei loro colori: nero, grigio, bianco, rosa violaceo, giallo, rosso vinato, rosso sbrecciato, bianco-verdino.

L'area estrattiva si estende tra le valli del Pesio e del Tanaro e particolarmente in Valle Casotto, Corsaglia, Maudagna; solo tre cave sono attualmente coltivate: due a Frabosa ed una ad Ormea, e le produzioni al momento si aggirano sui 1000-2000 metri cubi annui di materiale di prima scelta, oltre a blocchi da scogliere e materiale da graniglia.
Già sfruttati in epoca romana, utilizzati per elementi decorativi di piccole dimensioni, tra il XVII e il XVIII secolo i giacimenti marmorei ebbero grande espansione. Nero e Bigio di Frabosa decorano interamente, ad esempio, la Cappella della Sindone a Torino, insieme ai marmi policromi di cave più piccole delle Valli Corsaglia e Casotto. Il Verzino di Frabosa, poi, si trova abbondantemente usato nel Duomo di Mondovì, al Santuario di Vicoforte, al Regio di Torino, al Valentino, a Racconigi, a Palazzo Madama.

Quindi il marmo frabosano ha ispirato l’arte, in passato. E adesso? Ora ispira la gastronomia, che è anche una forma d’arte.
Hanno ideato addirittura un formaggio, che ha appunto lo stesso nome del marmo, e come esso è delicatamente venato di verde. Il Verzino non è il solo prodotto caseario della zona, naturalmente: il 15 e il 16 agosto potrete anzi gustarli entrambi alla Sagra della Raschera e del Bruss di Soprana.
Star delle due giornate è naturalmente il Raschera, che prende il suo nome dall'omonima Alpe, presso il Monte Mongioie (2630 metri) ed è prodotto con latte bovino, cui può essere aggiunto latte caprino oppure ovino per esaltare il gusto piccante, in due forme: quadrata - da 7 a 10 Kg di peso - e rotonda - da 5 a 8 Kg.
La Confraternita che lo tutela si è attivata quasi trent’anni fa per farne riconoscere le due tipologie: quello che si può produrre sull'intera provincia cuneese (Raschera tipico) e quella d'alpeggio, prodotta e stagionata ad altitudini superiori ai 900 metri nei soli comuni di Frabosa Soprana, Frabosa Sottana, Garessio, Magliano Alpi, Montaldo Mondovì, Ormea, Pamparato, Roburent e Roccaforte Mondovì.

E il Bruss cos’è? Eh, quello non si spiega: bisogna proprio assaggiarlo. Se avete palati delicatini, abituati solo ai formaggi dietetici, lasciate perdere. Il Bruss, come suggerisce il suo nome, è un po’ forte, ruvido, saporito e piccantino.
Mai fidarsi delle apparenze: sembra un’innocua ricotta.

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