Magazine Giovedì 13 agosto 2009

«Lascio mio marito. E mio figlio?»

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Magazine - Gentile dottor Marco,
so che la mia situazione richiederebbe una terapia approfondita e in effetti sto andando da una psicologa, ma sinceramente non mi è molto d'aiuto. Forse sono poche le sedute o il tempo che mi fa parlare, ma vorrei esporle il mio problema per avere una minima idea di quello che devo fare.
Ho sempre vissuto in una famiglia senza amore, dove l’affetto si dimostrava con le cose materiali e mai con le carezze. Quando avevo tredici anni i miei si sono separati per i continui tradimenti di mio padre. Dopo due anni mio padre è morto di tumore al polmone. In quei due anni ci siamo riavvicinati molto, una sorta di rivincita del nostro rapporto. Tutt’ora ne ho un caro ricordo. A diciotto anni ho avuto il mio primo fidanzato ma dopo un anno si rivela un uomo violento. Benchè lo amassi molto, chiusi la storia anche perchè aveva un'altra donna.

Dopo soli due mesi incontro un ragazzo che mi fa stare bene, mi fa ridere, sebbene credo di non esserne stata mai davvero innamorata. Dopo un anno e mezzo rimango incinta. La soluzione più ovvia è quella di andare a vivere insieme. Dopo due anni dalla nascita del bambino ci sposiamo in Comune. Anche in questo caso non per mia volontà e felicità, ma solo per dovere, una scelta impostami soprattutto da mia madre che ha cominciato a impostare tutta la mia vita da quando è nato il bambino.

Adesso ho ventisette anni e sono in crisi totale: sento che tutto mi sfugge. Un po' di tempo fa io e mio marito ci siamo lasciati per un periodo, quando ho scoperto che lui aveva una relazione da sei mesi con un'altra donna. Inoltre mio marito non ha molto la testa sulle spalle riguardo anche al lato economico: lavora solo lui e continua a farsi debiti con le finanziarie senza nessun reale bisogno. Non vuole comprare casa perchè dice che un mutuo non lo sosterrebbe. E spesso mi sono quindi ritrovata a chiedere aiuto a mia madre per le spese alimentari, anche se purtroppo questi aiuti non vengono dal cuore e anzi mi vengono rinfacciati. Non ho mai lavorato per crescere il bambino, anche perchè nella mia città un part time è impensabile.

Ciò che trovo peggiore è il fatto che nel periodo di distacco da mio marito, ho avuto modo di conoscere un amico di mia sorella con il quale ero amica di chat. Guardandoci negli occhi è scattata la scintilla. Ci siamo visti già cinque volte da soli e abbiamo fatto l'amore.
Erano anni che non mi sentivo cosi bene. Adesso sono confusa: lui capisce bene la mia situazione e mi dice sempre che se posso salvare la famiglia per il bambino devo farlo, ma se non ci fosse rimedio sarebbe felice di darmi l’affetto che ho sempre voluto. Vorrei lasciare mio marito, ammetto che dopo sette anni l’amore è finito (almeno per quanto mi riguarda), anzi, forse non c’e’ mai stato. Ma abbiamo un bambino e non so quale sia la strada più giusta. Non voglio che mio figlio soffra, ma alla sola idea di dover stare tutta la vita con un uomo che non amo più mi fa stare male.
Piango tutti i giorni pensando all’altro, a come sarebbe bello per me ricominciare. Ma poi guardo mio figlio e penso che lui non c’entra nulla e non è giusto farlo soffrire, visto che è anche molto legato al padre.
Mi sento in un vicolo buio senza via d’uscita. Mi dia un consiglio, la prego.
Ilaria

Buongiorno Ilaria,
lei mi chiede un aiuto ed io cercherò di offrglielo. Come lei ben si immagina non esistono "consigli" preconfezionati che vanno bene per tutti. No. Ogni storia ed ogni persona ha bisogno delle parole e dei comportamenti adatte proprio a quella storia ed a quella persona. E capire quali sono non è cosi banale o scontato. E cosi ho cercato di capire cosa c'era di speciale nella sua mail dove lei racconta lo svolgersi di una vita molto intensa di eventi e di emozioni. Nel suo diario i sentimenti si accavallano, le sue tante scelte hanno spiegazioni contrastanti, i suoi impulsi le portano rimpianti, e le relazioni intrecciate appaiono inizialmente quasi belle e poi ,se permette, finiscono quasi sempre con dei fallimenti. Ho dovuto leggere la sua mail più volte per riuscire a farmi un idea di quale fosse l'elemento che riusciva a mettere assieme tutto questo vortice di personaggi e di trame. E dopo aver pensato a tutto quello che lei ha scritto e vissuto la risposta mi è sembrata ovvia: la chiave di tutto è lei stessa.

Lei è il centro di tutto questo e quello che le accade è l'immagine esterna del modo in cui i suoi sentimenti, ragionamenti e comportamenti si incontrano e spesso si scontrano dentro di lei e di conseguenza la portano a vivere la vita che sta vivendo.
E se il centro è lei, anche la soluzione è (dentro di) lei.
Per cui credo che la cosa più importante sia quella di fermarsi a riflettere e cercare di capire cosa la spinge e cosa la turba. Prima di fare altre scelte dovrà cercare di capire meglio se stessa e le sue ambiguità. Forse ci vorrà un po' di tempo, ma saranno giorni spesi bene.
Come si fa a scegliere bene se non sappiamo, davvero, ciò che vogliamo? Non solo per ora ma anche per il domani?
Buon viaggio dentro di sè.

*psicoterapeuta

di Marco Ventura*

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