Concerti Magazine Venerdì 31 luglio 2009

'D'altrocanto' di Alberto Despini

Magazine - Prodotto da Doctor Studios, D'altrocanto del bolognese Alberto Despini inizia a colpire da subito, senza neanche averlo infilato in un lettore cd: packaging semplice ma d'effetto, nelle fotografie utilizzate, nella scelta dei caratteri, dei colori, del logo, tutto rimane molto soft e naturale, tra sfumature grigie e gialle, grafia a mano e logo dell'artista che, dimenticavo, oltre la musica ha curato anche l'aspetto del contenitore di cui ho appena elencato i pregi.
E il contenuto calza benissimo con la sua apparenza materiale: anch'esso molto curato e studiato, racchiude una serie di elementi e piccole citazioni, casuali o volute, che arricchiscono parecchio l'album.
In dodici tracce, il suono principale è un rock italiano che riprende il suono inizio '90, simile a Colori che Esplodono o Ritmo e Dolore dei Timoria, ma con una luce ancora più ottimista e solare, che si avvicina pericolosamente alle canzonette degli ultimi tempi di Renga.
L'orecchiabilità e freschezza delle canzoni sono ben sostenute da ottimi strumentisti, che regalano costantemente bellissimi momenti.

Da Il silenzio Degli Dei, si capisce subito che la chitarra non è un accessorio di questo album, dà la carica dall'inizio e, sebbene un po' nascosta durante i quattro minuti della traccia, si fa sentire in tutta la sua anima rock, sia negli accompagnamenti che negli assoli, delle tastiere quasi impercettibili creano un buon riempimento in alcune parti, gonfiando ulteriormente il suono e rendendolo ancora più imponente. Come inizio non c'è male.
Good Morning ricrea l'atmosfera di un risveglio, inizio leggero, cresce piano piano ed esplode in un assolo di chitarra pulitissimo, che si fa ascoltare con vero piacere e trascina dal primo ascolto, le parti di pianoforte hanno una melodia che mi fa venire in mente qualcosa di De Gregori, mentre Il Colore della Fine ha un riff iniziale di chitarra che sembra proprio uscire fuori da un vecchio album dei Timoria, anche qui pianoforte e chitarra si danno spazio e note per farsi sentire, e si aggiungono voci in background, sempre ben utilizzate.

Sogna Piano invece ha un accompagnamento di chitarra che ricorda alcuni pezzi di Piero Marras, ritmo cadenzato da marcia militare, sopratutto nelle piccole pause, lascia spazio alla quinta traccia, che senza dubbi è quella che più si avvicina allo stile romantico di Renga, prima accennato. Lo spudorato pianoforte iniziale, la voce che entra piano, lascia spazio ancora al pianoforte per crescere lentamente, terminare in una pausa e ancora dare spazio al pianoforte, e a parole romantiche chiuse da un pianoforte senza altri suoni aggiunti.
E dopo parole dedicate all'amore più romantico, chitarra e basso funky - e che basso - duettano allegramente fino alla fine, dove sempre la chitarra si fa sentire con assoli niente male.

Chitarra, pianoforte, basso... con Eternità entra in gioco anche un sax, sempre pulito e preciso come gli altri strumenti, sempre di gran livello ed espressività, se fin'ora abbiamo apprezzato, ora ci si sente soddisfatti dell'ascolto.
Il Ritratto Giusto invece è un po' più cupa, le chitarre si fanno leggermente più spesse e il testo meno spensierato, mai decadente, lascia sempre un piccolo spazio ad un assolo coinvolgente, alla batteria a momenti tribale e ad una voce che esplode un po' di più rispetto agli altri pezzi.
Un posto più dolce riprende romanticamente con ancora il buon sassofono, che qui ha ancora più spazio e si può apprezzare più a lungo.
Introduzione leggermente elettronica ed alcuni piccoli elementi in Mi muovo bene, spezzano ancora i suoni e aggiungono qualche novità, riprendendo chitarre funky pulite e giri di basso spettacolari, giochi con le voci durante la chiusura del brano prima di lasciare il tempo per Ti ho perso, con un pizzico di blues, e una dovuta armonica crea l'atmosfera da saloon giusta.
Si conclude tutto con una chitarra acustica, un ritmo appena accenato, e alcuni suoni fantasma, quasi una piccola poesia prima di tornare ai rumori quotidiani.

Dodici tracce una più bella dell'altra, Alberto Despini ci propone dei bei testi che indossano un'ottima musica, suonata da Andrea Pagani e Roberto Priori per le chitarre, Filippo Brandimarte per le batteria, Simone Tardini per il basso, Federico Albonetti ai fiati. Max Annovi per il piano, Michele Turchi per l'organo Hammond e per i cori. Tutti quanti impacchettati a dovere in carta riciclata, ennesimo motivo per apprezzare la produzione nel complesso.

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