Magazine Venerdì 31 luglio 2009

«Amo due uomini: chi scelgo?»

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Magazine - Difficilissimo sintetizzare il mio tormento in poche righe, ma ci provo.
Ho 31 anni e da breve, dopo anni di studio anche all'estero, sono professionalmente realizzata e vivo in una città del Sud in attesa di raggiungere a Roma il mio ragazzo Frank, con il quale mi sono fidanzata all'età di 21. Lui è un ragazzo meraviglioso, mi ha sempre spinta a fare esperienze di studio all'estero, è in gamba e affermato professionalmente.
Tre anni fa però, nell'attuale città in cui vivo, ho approfondito la conoscenza di un uomo di 43 anni, Giuseppe, di cui mi sono follemente innamorata. Ho vissuto un anno e mezzo di tira e molla in cui lui sembrava fare 10 passi avanti e 5 indietro (e in cui si sentiva anche la 'presenza' invadente di una sua ex). Non avevo mai provato delle emozioni così forti come con lui e sentivo che era reciproco. Poi, proprio quando tutto sembrava andare per il meglio, vengo a sapere che Giuseppe mi ha dimenticata e che frequenta un'altra.
In breve, mi sono sentita il mondo crollare addosso e sono ripartita alla riconquista di Frank, con la consapevolezza che il 43enne non si sarebbe mai dato forse come io mi aspettavo: mi sono così fidanzata nuovamente con Frank, stiamo insieme di nuovo da un anno ma non ho mai smesso di pensare all'altro che continua a farmi capire che c'è ancora.

Sono tormentatissima perché sento una mancanza fortissima di Giuseppe. Forse perché la nostra relazione non è mai stata vissuta a pieno, come naturalmente doveva essere, ed è rimasta in una sorta di limbo, mentre Francesco per me è l'ideale compagno di vita. Se però dovessi essere certa che Giuseppe non mi lascerebbe mai, anche domani, forse scapperei con lui: tra di noi c'è un feeling fortissimo e quando ci fermiamo a parlare staremmo ore ed ore a chiacchierare di tutto. Lui non sta con nessuna e dice che di me ha una grandissima stima, che con me avrebbe potuto dare una svolta alla sua vita e che ha un grande rimpianto. Insomma io dal primo momento ho sentito per lui una familiarità naturale e un'intesa molto forte.

Francesco però è affidabile, deciso e mi ama tantissimo. Mi rendo conto che devo fare i conti con questo tormento interiore e non so cosa per il momento sia meglio fare: se accettare di prendere caffé con Giuseppe e continuare a ripeterci che siamo legati o allontanarmi più possibile da lui. Oltretutto mi rendo conto che sto avendo delle reazioni di gelosia nei suoi confronti quando, ad esempio saluta, con affetto delle ragazze o amiche che incontra.
Inoltre con lui so che, ipoteticamente, condurrei una vita in una piccola città, mentre con Frank una vita del tutto diversa e stimolante: ma questo aspetto per me è secondario di fronte all'incertezza tra due amori.

Buongiorno a lei, ragazza senza nome di 31 anni.
Difficilissimo sintetizzare? Forse. Di certo è difficilissimo da raccontare. E più ci si immerge nel racconto, più diventa difficile districarsi tra le mille sfumature che si intrecciano, si sovrappongono e si confondono. Come è inevitabile che sia nelle relazioni.
Ma poi, in fondo, anche lei riesce a sintetizzare molto bene la sua situazione e lo fa spontaneamente, dicendo che tutto si riduce al fatto che si trova (incerta) tra due amori (diversi). Che poi, a pensarci bene, è una storia così frequente da essere banale. E a pensarci ancora meglio, proprio perché frequente ed irrisolta, forse tanto 'banale' non è.

Complicato? Sì? Allora vorrei proporle di provare a cambiare e rendere semplicissima una cosa che sembra complicatissima.
Lei dice che è una scelta tra due amori. Bene. Ma se davvero fosse così, allora sarebbe veramente facile scegliere: qualunque scelta andrebbe bene. Basterebbe lanciare una monetina. Visto che, in ogni caso, sceglierebbe una persona che ama e dunque non avrebbe nulla da temere. No?
Troppo semplice? Si, perché in effetti non si tratta di scegliere tra due 'amori'. A dirla tutta la scelta diventa un problema perché non è tra ciò che si avrebbe ma tra ciò che non si avrebbe: cioè si tratta di scegliere a cosa rinunciare. E rinunciare a qualcosa assomiglia al lasciare. E lasciare ci spaventa. Così, per sfuggire alle nostre paure, ci arrampichiamo sugli specchi per avere ciò che non è possibile avere. Annebbiati dall'illusione che si possa vivere la vita così perfettamente quanto è possibile descriverla a parole: la tranquillità assieme alla passione, la libertà dentro a un legame, la sicurezza assieme alla sorpresa e così via.
Tutto si può dire. E tutto si può anche pensare. Ma questo non significa che tutto si possa davvero vivere nella realtà. Cosi non riuscire ad avere questo ideale del 'tutto' (compreso il suo contrario) ci fa sentire incompleti, irrealizzati e infelici. E anziché costruire le nostre certezze di fronte a ciò che è inevitabile lasciare, continuiamo a cercare degli indizi che ci aiutino a capire cosa è 'meglio'. Dimenticando che facendo così il meglio diventa nemico del bene.

Ecco, si torna all'inizio. Tolta la paura di lasciare qualcosa, la soluzione è semplice: qualsiasi amore sceglierà, sceglierà bene. Ovviamente bene per qualcosa e contemporaneamente male per qualcos'altro. A questo punto la cosa migliore per lei sarebbe quella di guardarsi dentro per capire meglio a cosa potrebbe rinunciare senza soffrire troppo e senza aver paura di aver sbagliato.
Perché in ogni caso, a qualcosa dovrà comunque rinunciare. Capisco che non sia facile. Ma, davvero, non è un dramma, ammesso che lei riesca a fare pace con le sue paure.
Cosa che le consiglio di fare sul serio, perché se lei pensa davvero di riuscire a capire adesso, come andranno a finire la cose tra dieci anni, mi scusi, ma ha le stesse possibilita che avrebbe lanciando una monetina.
E, ovviamente, anche questa della monetina è una metafora ma, a pensarci bene, neanche poi tanto.
Buona fortuna.
Ventura


*psicoterapeuta

di Marco Ventura*

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