Magazine Venerdì 24 luglio 2009

'Acasadidio' di Giorgio Morale

Magazine - Una Milano grigia, due storie parallele in cui l'umanità emerge nella sua realtà più cruda. Prostituzione, precarietà lavorativa ed esistenziale, mobbing.
Acasadidio (Manni Editori, 2009, 135 pp, 14 Eu), il secondo romanzo di Giorgio Morale, esce nell'anno della crisi e fotografa con spietata oggettività la società contemporanea, le sue incertezze, i suoi angoli bui.

Lo scenario è un centro di volontariato che accoglie gli immigrati e prova a trovargli qualche lavoretto: il presidente, però, è un uomo senza nome, losco figuro mosso da brame di denaro e di potere.
È in questo clima che i personaggi sfilano come ombre tra una pagina e l'altra del romanzo: Martina, Teresa, Ombretta - un gruppo di donne che portano avanti il centro in un'atmosfera tesa e frenetica con l'aiuto di alcuni volontari. E poi, sullo sfondo, storie di anime perse come Anila, la giovane ragazza albanese intrappolata nel racket della prostituzione e destinata alla morte.

Quella raccontata da Giorgio Morale è una realtà che nasce da documentazione. «Un conto sono i volontari che corrono in aiuto della gente nei momenti di emergenza, come quando c'è il terremoto» spiega l'autore, «un altro sono le associazioni private che negli ultimi anni sempre più spesso prendono il posto di quelle statali».

Il più grande messaggio di denuncia di Acasadidio, alla fine, è proprio questo: tra i tanti vizi italici, uno che troppo spesso passa sotto silenzio è il sistema che lucra sull'assistenza. «Il Terzo Settore è diventato una vera e propria macchina economica» prosegue Morale: «senza nulla togliere alla buona fede delle persone che ci lavorano, alcune delle più grandi associazioni di volontariato hanno bilanci da vere e proprie aziende».

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