Magazine Lunedì 20 luglio 2009

'La fortuna non esiste' di Mario Calabresi

Mercoledì 22 luglio 2009 alle 21.30 presso il Cortile di Palazzo Tursi avrà luogo la presentazione del libro La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi di Mario Calabresi. Insieme all'autore dialoga Nando Dalla Chiesa. Ingresso libero.

Magazine - di Marta Traverso

Quando Barack Obama iniziò la campagna elettorale, gli bastarono tre parole per guadagnarsi un posto alla Casa Bianca: Yes we can. Questo in un Paese che proprio in quelle settimane, a causa del crollo del mercato dei mutui, entrava nella più devastante crisi economica della sua storia.

Mario Calabresi, oggi direttore de La Stampa, in quei mesi era corrispondente dagli States per il quotidiano La Repubblica. Nel suo libro La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi - nato da quell'esperienza - ci racconta il volto inedito della crisi. Un volto che non parla dei manager che hanno scelto il suicidio, o delle numerose famiglie che da un giorno all'altro hanno perso tutto, ma di chi, nonostante tutto, trova il coraggio di prendere in mano la propria vita.
Il motto del libro è una frase di Joe Biden, attuale vicepresidente degli Stati Uniti: «Non importa quante volte cadi. Quel che conta è la velocità con cui ti rimetti in piedi».

Un messaggio che Calabresi evoca ricordando una storia di tanti anni fa: in Nata due volte, titolo della prefazione del libro, parla di sua nonna materna, Maria Tessa, nata di sei mesi e data per morta, ma restituita alla vita grazie alla caparbietà di un dottore amico di famiglia. Da qui si diramano undici storie, che documentano il suo viaggio attraverso trentasei Stati. Storie diverse, ma che in fondo parlano della stessa cosa: voglia di vivere, rifiuto di accontentarsi, umiltà di ripartire da zero. Come hanno fatto gli oltre settecento operai della General Motors del Wisconsin, che dopo la chiusura della fabbrica sono tornati sui banchi di scuola. O Stephen e Iris, un tempo brokers a Wall Strett, che si sono rimessi in gioco creando un'attività online in cui vendono in tutto il mondo sandali fatti a mano in Cambogia, devolvendo parte del ricavato alla piccola comunità che li produce.

Poi c'è Jawad, ragazzo afgano costretto sulla sedia a rotelle dalla poliomelite: a tredici anni non sapeva né leggere né scrivere, ma voleva a tutti i costi quella scatola di matite colorate che i volontari della Croce Rossa distribuivano agli altri piccoli pazienti dell'ospedale. Oggi ne ha ventitré, è un ricercatore, e nei giorni in cui Calabresi lo incontra sta preparando una relazione sull'Afghanistan da inviare a Obama.

Fra le tante storie di vita c'è anche quella di una ragazza afroamericana, figlia di un operaio dell'acquedotto comunale e di una casalinga, il cui bisnonno era schiavo nelle piantagioni del Sud Carolina. Cresciuta nel ghetto di Chicago, a un certo punto, come lei stessa racconta a Calabresi, «ho lavorato sodo e mi sono impegnata ancora di più quando qualcuno metteva in dubbio che ce l'avrei fatta, perché volevo dimostrare a tutti i costi che si sbagliavano». Il suo nome? Michelle Obama.

di Alberto Pezzini

Non importa quante volte cadi.Quello che conta è la velocità con cui ti rimetti in piedi - Joe Biden. L'ultimo libro di Mario Calabresi, La fortuna non esiste (Strade Blu Mondatori 2009, pg. 156, 16,50 Eu) sembra germogliato dal dolore positivo distillato in purezza.

Il giornalista Calabresi viene mandato in giro per l'America alla ricerca di Obama, durante la campagna elettorale di quest'ultimo. Ne diventa un'anima osservatrice, una sorta di alter ego molto attento. Capisce in quale stato si trovi il paese e cosa Obama significhi. La forza di Obama è l'esempio: ci ha dimostrato che non esistono cose impossibili, dice un ragazzo di ventiquattro anni che era poliomielitico, analfabeta fino a tredici anni e nato a Kabul. Per amore di una cartella e di una scatola di matite convince un medico a farlo studiare e a farlo camminare. Diventa un uomo di infinita cultura, l'intelligenza è il suo prodigioso risultato, il suo aquilone che lo porta in alto a volare tra le aquile. Diventa un consulente importante, un uomo a cui chiedere consiglio quando va male.

Il libro di Calabresi è un insieme di storie di vita al limite della rottura. È un libro per uomini al confine della disperazione, che stanno per impazzire di stanchezza. È il libro della speranza, però, perché quegli uomini imparano che l'unica cosa importante nella vita è non mollare mai.

Questa lezione umana, tipica di un uomo disperante come Santiago de Il vecchio e il mare, Calabresi l'ha appresa prima di tutto dalla nonna. Bambina che nasce prematura e sembra morta. Solo l'acutezza di un medico di pelo rosso la salverà e la farà vivere contro le opinioni di tutti gli altri. Quanto conta l'anticonformismo, il coraggio di rompere i muri. La disperazione diviene un mezzo per viaggiare dentro l'America. Quella dei manager che hanno visto la propria vita ridotta ad una scatola da spostare quando sono stati licenziati. In un attimo, in un nanosecondo hanno perduto il lavoro e ciò che li faceva sentire utili, funzionali. Hanno guadagnato altri pensieri ed altri elementi chimici per vivere:si sono adattati in altre dimensioni dove la vita vale anche più del lavoro. Chi viene visto da vicino sono Michelle Obama e Joe Biden. Due esempi di lotta a mani nude con la vita. La first Lady arriva da lontano, da origini modeste. È una donna forte, sa guardare negli occhi la vita, ha il coraggio della leonessa. Ama donare ciò che ha ricevuto in vita. È una donna percorsa per tutta la sua altezza da una visione solidaristica molto sana. Ad alcuni bambini lascia una lezione profonda: non dimenticate mai da dove venite e cosa dovete restituire agli altri. A Joe Biden, oggi vice presidente degli Stati Uniti, muoiono moglie ed un figlio piccolo. Gliene rimangono due che assiste da solo. Li cresce con amore ed ha la forza di compiere un cursus honorum denso, come un fiume maledetto su cui la sua zattera non va a male. Però. Questa è l'America di Calabresi. Donne soldato senza gambe che oggi guidano e lavorano come altre, con la capacità di credere nella vita e farci l'amore come se una bufera di sangue ed amputazione non le avesse neanche sfiorate. L'America è un deserto dove il sole cuoce anche le pietre oppure un aeroporto a dieci gradi sottozero dove entrano gli immigrati con un sogno infitto dentro gli occhi spossati da dieci ore di volo.

Calabresi ha compiuto un viaggio dentro un'America senza ossigeno, divorata dai debiti, schiantata da un deficit che la sta mangiando viva. Fuori, vicino all'osso. Quello che la crisi non è mai riuscita ad intaccare è la resiliency, quella capacità psicanalitica che in Francia viene chiamata resilience, e che in italiano potrebbe essere chiamata capacità di assorbimento. Una sorta di elasticità alle sventure per cui l'uomo è portato a rielaborare molto in fretta la disgrazia ed a trovarci dentro l'anima tenera, molle di buono. È il detto siciliano Chinati giunco chè passa la tempesta, ed il principio su cui Alexis de Tocqueville scrisse uno dei libri più radiografici degli Stati Uniti d'America. È curioso che questa capacità di lottare e di non mollare mai, mai, sia stata cantata così in profondità da un italiano che ormai sembra un vero americano. Sarà che Mario Calabresi è uomo che ha dovuto diventare tale molto presto ed ha saputo rielaborare il più grande lutto della sua vita, quello del padre, prima vivendo ed onorandone la memoria. E poi scrivendo il libro più dolce, notturno, ed amorevole che mai figlio possa scrivere di un padre che continua a vivere dentro di lui per sempre: Spingendo la notte più in là è già di suo un titolo che fa commozione.

La concezione di Calabresi diventa quella americana, pragmatica, quella dei coloni inglesi. Non esiste la fortuna, esiste il talento che incontra l'occasione. E la fortuna ce la facciamo noi, ogni giorno, nonostante tutto. Questo libro è un'opera riparatrice per il dolore, è un esempio di come si possa vincere la solitudine, il panico di essere rimasti soli dentro una bolla scoppiata all'improvviso. Mario Calabresi ha capito da piccolo quello che ha trovato poi da grande in America: la forza di resistenza dei nostri padri. Andare avanti sempre, anche quando fa più male. Perché di altre persone è la nostra responsabilità.

di Marta Traverso

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