Magazine Venerdì 17 luglio 2009

'La Maledizione degli Usher' di Robert McCammonn

© Gargoylebooks.it

Magazine - Mentre la guardavo, la fessura si allargò rapidamente... giunse il turbine violento di una tromba d'aria... l'intera orbita del satellite si rivelò all'improvviso alla mia vista... la mia mente vacillò, mentre vedevo le mura possenti andare in pezzi... un urlo lungo e tumultuoso mi giunse agli orecchi, simile al fragore di mille acque... e il laghetto profondo ai miei piedi si chiuse tetro e silenzioso sui resti di Casa Usher.
[da Il crollo di Casa Usher, di Edgar Allan Poe]

E se la storia degli Usher non si fosse chiusa nello spettacolare crollo della casa raccontato da Edgar Allan Poe? E se ci fosse stato il seguito? E se gli Usher fossero diventati una dinastia molto ricca, molto potente nell'america degli anni Ottanta? E se la loro maledizione non si fosse esaurita con la morte di Roderick e Madaleine Usher?
Tutte queste sono domande a cui ha pensato di rispondere Robert R. McCammon, uno degli scrittori americani che - al pari di Poe o Lovercraft per gli anni a cavallo tra XIX e XX secolo - è esponente accreditato della scuola di letteratura americana.

Se ci si fa caso, non si può non notare infatti come King, Koonz, Simmons, Straub e McCammon siano coetanei - nati negli anni Quaranta - ed esponenti di un filone narrativo spesso snobbato ma che proprio grazie ad autori di questo calibro ha raggiunto eccellenze impossibili da non notare.
La Maledizione degli Usher (GargoyleBooks - 486 pp - 17.50 Eu) non vuole essere un semplice tributo alla novella di Poe, la scorciatoia di un autore di poco talento per apparire più grande salendo sulle spalle di un gigante, ma è un vero romanzo horror contemporaneo e che fa della storia scritta da Poe - che nel prologo appare come guest star - l'humus su cui costruire una storia articolata nella quale le lotte di potere interne ad una delle famiglie più ricche del pianeta, vanno di pari passo con una maledizione che si allarga dal casato al mondo che sembra ruotare attorno ad esso; ci sono segreti, trappole, creature misteriose e terribili, uomini malvagi e naturalmente non mancano personaggi condannati dal destino a ricoprire il ruolo dell'eroe. Il tutto senza dimenticare il contesto storico nel quale i protagonisti si muovono, che con McCammon è essenziale nella costruzione della trama tanto quando lo sono le caratterizzazioni dei personaggi.

La prosa di McCammon - già apprezzata in altri suoi libri (L'ora del lupo è tra i miei preferiti) - è incalzante, coinvolgente, capace di riuscire nell'intento che un buon romanzo horror si propone: spaventa il lettore che - come il Joey della serie tv Friends - è tentato di chiudere in freezer il romanzo (lui lo faceva con Shining di King, ndr).

Come Poe, maestro nel costruire l'atmosfera ricorrendo spesso a un uso eccessivo di aggettivi, McCammon riesce a mantenere alta la tensione dalla prima all'ultima pagina in modo naturale (una luce spaventosa non è necessariamente anche tetra, agghiacciante, terrificante, orribile, oscena e ipocondriaca) e soprattutto, non ce ne vogliano gli amanti di Edgar Allan, McCammon è migliore là dove il Maestro peccava, ossia nel finale, che nelle novelle di Poe risulta spesso fuori sincrono rispetto alla costruzione del racconto; di questo difetto, comune a molti degli scritti dell'autore di Boston, ne è rappresentante proprio Il crollo di Casa Usher, riportata ad inizio libro, subito dopo l'interessante prefazione di Gianfranco Manfredi.

McCammon con questo romanzo - che conferma una volta di più la natura filantropica della Gargoyle verso romanzi di qualità rimasti inediti per decenni in Italia (Usher's Passing risale al 1984) - riprova il suo diritto a venire annoverato tra i grandi autori gotici americani di questo secolo in un genere che caratterizza la letteratura di oltreoceano tanto quanto il Neoclassicismo o il Verismo raccontano la nostra.

di Francesco Cascione

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