Magazine Lunedì 13 luglio 2009

'Le mura della Malapaga': il libro di Enzo Chiarini

Magazine - Un luogo reale: ciò che resta dell'antica cinta muraria che collega Porta Siberia a piazza Cavour. Poi un film con Jean Gabin, vincitore dell'Oscar al miglior film straniero nel 1951. E da pochi mesi anche un libro: Enzo Chiarini, nel suo Le mura della Malapaga (Fratelli Frilli Editori, 238 pg., 10.5 Eu) racconta la Genova in cui è nato e cresciuto in un noir che ne evidenzia i lati più oscuri.

Il romanzo è narrato in prima persona dal giovane Vittò, soprannome che il protagonista riceve dagli amici del centro storico e da cui non si distacca mai. Due nomi, due identità: da un lato il delinquente di strada, che nonostante la giovane età vuole assomigliare ai grandi, ai boss del quartiere che ammira fino a crederli invincibili; dall'altro un ragazzo che deve ancora crescere e trovare la sua strada, che come tutti ha solo bisogno d'amore e di sentirsi accettato.

Ma accettato da chi? Non dalla famiglia, con cui rifiuta ogni legame: trascorre a casa poche ore al giorno, giusto quelle che gli servono per dormire. I suoi mentori sono criminali, spacciatori e prostitute, tutti a servizio del catanese Santo Denovo, il boss della zona. Perché a Todomondo, così Vittorio chiama il tratto di centro storico attraversato dalle mura della Malapaga, non sembrano esserci molte chance: o ti unisci a loro o muori. Ed è fra queste due alternative che il ragazzo deve scegliere, quando un giovane delinquente della zona lo costringe a seguirlo per un furto: l'altro riesce a scappare, lui viene catturato da due carabinieri che abusano di lui. E così, a soli tredici anni compie il suo primo, duplice omicidio.

Un'adolescenza vissuta nel sangue, condizione necessaria per diventare il pupillo di Denovo e disporre di soldi, donne e cocaina a volontà, oltre che del comando su una fetta di territorio. «O facevi quello che ti diceva di fare Santo, o ti avrei scannato con le mie mani», sono le parole di Pino 'asso di bastoni', il capo dei capi del quartiere. Perché uccidere uomini, donne e bambini è il prezzo da pagare per vivere come un uomo e non essere trattato come un ragazzo. Per avere il rispetto di quei capi a cui vuole restare fedele ad ogni costo. Una fedeltà che non lo abbandonerà neppure in carcere, convinto del loro sostegno. Ma quando si renderà conto di essere rimasto solo, la sete di vendetta inizierà a farsi strada in lui.

di Marta Traverso

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