Magazine Venerdì 3 luglio 2009

«Mi sento diverso dagli altri: che fare?»

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Magazine - Buongiorno.
Mi chiamo Andrea, ho 23 anni e a prima vista sono un ragazzo come tanti, né bello né brutto, un po' simpatico, un po' intelligente, a volte stupido, come tanti insomma. Anche se sono circondato da amici e sto attraversando un percorso di studio universitario molto stimolante, mi accorgo di non aver avuto una crescita troppo "normale" rispetto al resto del mondo.
Rivedo me stesso nel cliché del ragazzo isolato, preso in giro dai compagni dalle elementari fino alla fine del liceo. Ho avuto problemi specialmente nel campo sentimentale; ho avuto una storia importante, che è cessata qualche anno fa, e da allora ho riscontrato problemi con l'altro sesso, nonostante abbia superato i miei altri problemi.
Molto raramente le ragazze mi colpiscono, perché in molti casi invece mi deludono, e sia con le ‘interessanti' che con le ‘avventure' ho ricevuto un numero notevole di rifiuti, addirittura si prendono gioco di me.

Ho provato approcci differenti, nel tentativo di trovare un modo più normale di relazionarmi e vincere la timidezza, e anche se credo di averla vinta, ho la fortissima sensazione che non vada bene. Parlandone con diversi amici fidati, ho ascoltato il consiglio: «non ti crucciare, rilassati, pensa allo studio, a divertirti con gli amici, e vedrai che poi ti sistemi senza accorgertene». Eppure gli anni passano, e questa situazione spiacevole è sempre con me. Ultimamente ho deciso di affrontare di petto il problema, rivolgendomi a uno psicologo, e questo è il mio primo passo: ma nonostante inizierò a breve le sedute, ho un dubbio che mi attanaglia a prescindere. Le persone non sono tutte uguali a questo mondo, siamo tutti diversi, e questo mio modo di relazionarmi potrebbe essere legato alla mia infanzia - adolescenza, oppure potrei essere caratterialmente imbranato?
La ringrazio anticipatamente per il tempo che dedicherà a questa lettera e per l'eventuale risposta.
Cordiali Saluti,
Andrea


Saluti a lei, Andrea.
Leggo che lei ha già scelto di andare da uno psicologo, e credo sia un bel passo: proprio per questo non vorrei alimentare un'ulteriore confusione, e dunque mi limiterò a darle una risposta più generale lasciando la sua storia alle cure del mio collega.
Vorrei farle notare che è vero, 'le persone sono tutte diverse', ma che allo stesso tempo, per certi versi 'le persone sono tutte uguali': se questo le sembra un paradosso, è solo perché pensiamo erroneamente che i due concetti debbano essere in contraddizione. Ma ci pensi su un attimo e vedrà che le differenze stanno nei dettagli: non è forse vero che tutti gli uomini hanno un Dna diverso tra loro, ma che è altrettanto vero che tutti gli uomini hanno in comune di avere il Dna umano? Sembrava un paradosso, e invece torna, no? Come le dicevo: dettagli. Anche se dettagli importanti (ma per questo dobbiamo ringraziare il filosofo Bertrand Russell). E così, rispetto al dilemma del suo titolo, mi verrebbe da dire che innanzitutto sarebbe meglio accettarsi per come si è e da qui, con il sorriso, cercare di colmare le nostre mancanze.
E magari incominciare da quelle piccole.
La saluto.
Marco Ventura

* psicoterapeuta

di Marco Ventura *

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