Concerti Magazine Lunedì 29 giugno 2009

Woodstock

The after Party alla Triennale di Milano

Magazine - «Woodstock ha dimostrato che quando le persone si uniscono possono sperimentare forme di libertà che sono altrimenti irraggiungibili».
Sono parole di Elliot Tiber, e campeggiano sul muro di ingresso della mostra gratuita Woodstock - The after party con cui la Triennale di Milano celebra, negli spazi della Bovisa, il quarantennale del più celebre festival rock della storia.

Una cosa che pochi sanno è che Woodstock (o, meglio, il Woodstock Music and Art Fair) non si svolse affatto a Woodstock, bensì a Bethel, un'altra cittadina dello stato di New York distante qualche decina di miglia. Woodstock era semplicemente il luogo dove due dei quattro ideatori del festival volevano costruire uno studio di registrazione, il che era inizialmente il nocciolo del loro progetto.
La sede del concerto fu dapprima Walkill poi, quando la cittadinanza locale, spaventata dall'esodo hippie, mise il veto, si spostò a Bethel.

Accadde grazie all'intervento di un giovane designer di Manhattan che nei weekend si occupava del disastrato motel di famiglia, situato a pochi chilometri da Walkill. Il ragazzo vide in quell'evento la promessa di un rilancio in grande stile dell'attività alberghiera.
Si dà il caso che quel ragazzo fosse anche presidente della camera di commercio di Bethel: poteva ottenere i permessi necessari. Si chiamava appunto Elliot Tiber, e la sua esperienza è divenuta un libro autobiografico appena pubblicato da Feltrinelli e una deliziosa commedia di Ang Lee, vista a Cannes e poi al Biografilm Festival di Bologna.

Il film, il libro e la mostra sono i vertici di un triangolo celebrativo che si arricchisce di nuove prospettive.
La frase di Tiber è semplice ma perfettamente rappresentativa. Anche e soprattutto degli echi di quell'esperienza che oggi riscopriamo ovunque.
Che cos'hanno in comune il social network Twitter e Facebook, le rivolte di piazza in Iran e più in generale tutti i movimenti di contestazione, protesta o semplice orgoglio che periodicamente invadono le strade nostre e altrui? Sono luoghi, reali o virtuali (ma basta vedere il ruolo svolto da Twitter nel racconto globalizzato della protesta iraniana per capire come i confini siano già spariti) in cui la condivisione, il contatto - anche fisico -, la comunicazione, divengono gli strumenti della democrazia partecipativa.

Se l'urgenza espressiva di una generazione è la forza motrice di ogni fenomeno artistico, culturale e politico che si possa dire rivoluzionario, e se oggi quella forza ha nuovi strumenti di trasmissione tecnologica - strumenti che sono la vera linfa della società, perché le permettono di essere dinamica e di generare gli anticorpi ai virus da cui è tormentata - allora non potrebbe esistere momento migliore per celebrare Woodstock, che di quell'urgenza e di quella forza resta l'icona più rappresentativa.
Perché, come afferma Daniele Salomone, ideatore della mostra, «è probabile che le generazioni nate dopo il 1969 non abbiano sempre avuto la piena consapevolezza di essere portatrici sane dello spirito di Woodstock». È se così è, sarà giusto ricordarlo.

Woodstock - The after party sarà visitabile fino al 20 settembre 2009, e si arricchirà via via di eventi che metteranno l'accento sul concetto di sharing, nucleo pulsante del concerto originario, della mostra milanese e più in generale di ogni grande festival musicale (non è un caso che le installazioni della Bovisa mischino, in video e in fotografie, Woodstock con moltissimi altri grandi concerti e manifestazioni di piazza).

E così, tutti i giovedì sera, dal 2 luglio fino a metà settembre, a partire dalle 19.30 e sempre a titolo gratuito, la mostra ospiterà dei micro-eventi carichi di energia, stimoli, visioni, suoni, idee. DJ set con nomi di assoluto rilievo (tra cui Andy dei Bluvertigo e Saturnino) e, a seguire, i film della rassegna cinematografica Generazioni, curata dalla redazione del mensile Nick. Rassegna in cui si vedranno pellicole di epoche e paesi differenti, ma tutte assorte al rango di culto (generazionale, appunto): rappresentazioni di un'epoca, dei suoi mutamenti, delle sue patologie sociali e dei suoi conati di rivolta.
Ci torneremo su.

Leggi il programma e tutte le info per raggiungere la Bovisa.

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