Concerti Magazine Venerdì 26 giugno 2009

Casi freddi

Magazine - Dopo il successo del telefilm americano Cold Case, anche in Italia si inizia a parlare dei cosiddetti casi freddi, ovvero i crimini che per l'imperizia delle indagini, l'insufficienza di mezzi a disposizione e forse la mancanza dell'intuizione decisiva sono rimasti sospesi nel tempo, senza un colpevole assicurato alla giustizia o una ricostruzione certa della vicenda.

Curato dall'esperto di true crime Mauro Zola, il volume Casi freddi (ed. Cairo, 204 pagine, 13 euro) chiama in causa criminologi, poliziotti, carabinieri e giornalisti per fare luce su alcuni episodi emblematici, che hanno caratterizzato la storia della cronaca giudiziaria nostrana dagli anni '60 a oggi.
Si parte dall'omicidio di Faruk Chourbagi a opera dei coniugi Bebawi e si arriva fino alla tragica fine dei fratellini Ciccio e Tore di Gravina di Puglia, passando per trame nere, rapimenti, sette assassine e l'epopea di Unabomber, con un paio di sconfinamenti in America per il famigerato caso della Dalia Nera e quello dei tre bambini uccisi a West Memphis nel 1993.

«Una percentuale di risoluzione dei casi freddi non è ancora stata stimata – spiega Zola – ma ormai è certo che, grazie alle moderne tecnologie e ai nuovi metodi di indagine, si possono trovare verità che in altri tempi erano apparse irraggiungibili. I requisiti fondamentali per poter intervenire con successo su un cold case sono due: una quantità sufficiente di mezzi e la disponibilità e l'integrità delle prove. In Italia la conservazione ragionata dei reperti dei delitti è iniziata negli anni '60, perciò è difficile ipotizzare la risoluzione di un caso antecedente a quel periodo. A volte, il lavoro della scientifica ha pure portato all'inquinamento delle prove, e quindi alla impossibilità di venire a capo della vicenda, ma quasi sempre alle analisi in laboratorio si arriva dopo le opportune ricerche della scienza forense, che di solito rappresentano il primo passo per la nascita di un cold case».

Presentati come docu-fiction, i racconti di Casi freddi offrono un creativo contesto narrativo che affianca, alla corretta ricostruzione storica di fatti realmente accaduti, la vigorosa speculazione della fiction, tesa a esplorare i risvolti psicologici della storia. A firmarli, troviamo una super squadra di specialisti della criminologia italiana, tra cui il colonnello del Ris di Parma Luciano Garofano, il direttore della Scientifica Alberto Intini, il profiler Massimo Picozzi, il cronista Antonio Rossitto e il direttore dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa Adolfo Ferraro, che ebbe tra i primi pazienti Luciano Luberti, tristemente noto in Liguria come il Boia di Albenga per gli eccidi commessi durante la guerra.

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