Magazine Venerdì 26 giugno 2009

«Ho lasciato il mio ragazzo: ora non so che fare»

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Magazine - Ero fidanzata da due anni con un ragazzo splendido, una persona davvero speciale con la quale ho condiviso attimi indimenticabili. Da settembre ci siamo separati, lui è andato a studiare a Milano (lontano da dove abito io) e ci potevamo vedere solo nei fine settimana, uno ogni due. Andava tutto bene, o almeno così sembrava fino a Natale: dopo le vacanze natalizie ho cominciato a dubitare un po' della nostra storia.
Piangevo spesso, in continuazione: un giorno di fine marzo gli ho chiesto una pausa, ma sono tornata subito da lui dopo una notte insonne. Abbiamo provato a ricostruire, volevo che le cose andassero bene, a ottobre di quest'anno l'avrei raggiunto anche io a Milano, era solo questione di tempo. Ma i miei dubbi erano tanti e il pensiero di lasciarlo era ancora presente in me.
E a complicare la situazione si è aggiunto un altro ragazzo. Un mio amico, conosciuto all'inizio di settembre. Non nego che da un po' ormai provavo una forte simpatia per lui, ma non credevo potesse mai accadere nulla fra di noi. Un giorno di metà maggio questo ragazzo mi ha baciata. La cosa mi ha sconvolta, e ho deciso di lasciare il mio ragazzo. Senza quel bacio forse avrei vissuto l'intera esistenza nel tormento. Ebbene, ora è passato un mese e io mi trovo in uno stato di confusione totale, dapprima per ansie e sensi di colpa e ora per insicurezza: il mio ex ragazzo era per me una certezza di un futuro stabile e felice. Mi manca. Lui giustamente non sa più come comportarsi, è ferito, vuole stare da solo. Io invece non riesco a restare indifferente all'altro ragazzo: ci siamo baciati altre volte e continuiamo a sentirci, ma lui ama un po' troppo la libertà ed è tutt'altro che affidabile. Non riesco a capire cosa voglio veramente.
Lei cosa ne pensa?



Io penso che la vita di relazione o meglio, di coppia, superata la gabbia culturale che definiva rigidamente tempi, ruoli e rituali, sia diventata sempre più libera e quindi sempre più complessa. E anche se può sembrare strano essere liberi di fare ciò che si vuole o ciò che si sente, questo è un dono che spesso porta con sé una piccola trappola: possiamo fare quello che vogliamo, ma siamo veramente sicuri di sapere cosa vogliamo, e soprattutto se sappiamo sopportare il peso delle nostre scelte?
È un tema gia trattato seriamente da papà Freud. Con la distinzione tra principio di piacere vs principio di realtà, o più prosaicamente con la favola della formica e della cicala, o a Genova con il detto ‘sciuscia e sciurbi nu se peu'. Tutto questo sfoggio di citazioni solo per dire che il suo problema in fondo non è cosi nuovo né strano, e ha tormentato nel tempo molte persone.
Non le citerò anche tutte le teorie che riguardano la gestione di questo conflitto, ma le ricorderò invece un'altra cosa: lei è una ragazza che vive nel terzo millennio, che da una parte è più complicato, ma dà anche molte più possibilità che in passato, e dunque non si senta limitata da schemi che ormai appartengono a un passato vicino ma allo stesso tempo remoto, e cerchi di passare più tempo a sorridere della sua situazione piuttosto che piangerne. Farà anche venire gli occhi belli, ma io sono sicuro che i suoi occhi sono già belli così.
Saluti.
Ventura

* psicoterapeuta

di Marco Ventura*

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