Magazine Martedì 23 giugno 2009

Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Holmes

Magazine - Un anno fa ero rimasto favorevolmente colpito dall'apocrifo con cui Loren D. Estelman raccontava della sfida - mai narrata prima - tra due icone della letteratura vittoriana: Sherlock Holmes contro Dracula, scritto nel 1978 e approdato in Italia solo grazie a Gargoyle.
Il romanzo, avvicinato in un primo momento con un certo scetticismo, si è rivelato una piacevole sorpresa: avvincente, ben strutturato, ma soprattutto assolutamente verosimile, senza stonature. L'autore mostra una grande abilità nel ritagliare al suo romanzo uno spazio che si colloca bene a cavallo tra le avventure raccontate da John Watson, alter ego di Conan Doyle e il romanzo epistolare elaborato da Bram Stoker. Un romanzo apocrifo di due classici - esperimento arduo già quando fatto su una solo gruppo di lettori - inserito nelle intercapedini lasciate dalle opere di Conan Doyle e Stoker.

Sulla scia del buon risultato ottenuto con Sherlock Holmes contro Dracula, Estelman ha elaborato nel 1979 un nuovo caso, anche questo inedito in Italia e importato grazie alla passione di Paolo De Crescenzo e della sua squadra in Gargoyle, diventata vero e proprio punto di riferimento nella pubblicazione di romanzi horror. Si tratta del libro Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Holmes (Gargoyle, 252 p. 13 Eu).
Nella sua nuova avventura, l'investigatore più famoso della storia della letteratura e del cinema - non è un caso se presto ne rivedremo una versione in celluloide interpretata da Robert Downey Jr - è chiamato ad indagare sul Caso per eccellenza, quello - strano - del Dottor Jekyll e di Mr Hyde, icona della letteratura horror del XIX secolo come Hannibal Lecter lo è per il XX.

Il romanzo si conferma all'altezza delle aspettative ed Estelman, irregolare di Baker Street, si conferma un vero e proprio maestro: da profondo conoscitore del Canone Holmesiano riesce a sostituirsi all'originale senza offendere i puristi – tradizionalmente permalosi – in quello che risulta essere un tributo ad un personaggio amato restando assolutamente rispettoso della penna - quella di Sir Arthur Conan Doyle - che lo ha partorito.
Lo Strano caso del Dott. Jekyll e Mr Holmes conduce ancora una volta il lettore nella Londra vittoriana di fine Ottocento dove si assiste all'efferato delitto del deputato Danvers Carew; inevitabile per Sherlock Holmes e l'inseparabile aiutante e biografo John Watson, buttarsi a capofitto in un'indagine che ruota attorno a due personalità diverse eppure misteriosamente vicine come Henry Jekyll, medico psichiatra assai stimato, ed Edward Hyde, un vero campione di malvagità.
Nel romanzo non mancano ovviamente strade buie, prove di abilità e travestimenti degne del miglior investigatore di tutti i tempi, coltri di nebbia evocative, angoscianti e sature di mistero come sanno esserlo solo quelle londinesi, soprattutto se di epoca vittoriana.

Come nella sfida tra Holmes e Dracula anche nello Strano caso del Dott. Jekyll e Mr Holmes Estelman immagina di aver avuto l'opportunità, fornita da un improbabile filantropo, di lavorare su un manoscritto originale di Watson, rimasto abbandonato in un rudere. La grafia del manoscritto e le cattive condizioni di alcune pagine – racconta nell’introduzione - lo hanno costretto ad intervenire personalmente, cosa di cui prontamente si scusa aggiungendo che le eventuali imperfezioni non sono da imputare a Watson, ma alla sua opera di curatore di bozze e restauratore.
Il risultato finale non solo riesce a legarsi ai romanzi holmesiani, ma riesce nel quasi impossibile intento di apparire più meticoloso, dettagliato e fedele allo Strano Caso di Dr Jekyll e Mr Hyde di quanto non lo sia il romanzo di Stevenson stesso.

La sfida che Estelman raccoglie merita indubbiamente di essere vissuta come lo è un gioco da ragazzi, di quelli che si facevano un tempo quando si immaginava chi fosse più forte tra Mohamed Alì e Superman (sfida tradotta in fumetti anni fa), ma con l'occhio di un lettore attento, che in un primo momento è diffidente di fronte ad un incrocio pericoloso tra due mostri sacri della letteratura, ma che dà un'opportunità, prima timida, fino a farsi conquistare da una prosa avvincente e assolutamente a tema, da una trama che diventa pagina dopo pagina sempre più reale tanto da accostarsi, senza arrossire, ai romanzi di Sir Arthur Conan Doyle.

L'idea della sfida, a ben vedere, è talmente affascinante che l'editore l'ha raccolta per rilanciarla ai lettori. Roberto Barbolini - critico teatrale - in calce alla sua introduzione delinea infatti l'incipit di un nuovo apocrifo, che i lettori sono invitati a completare e a spedire alla Gargoyle.
Un'apposita commissione formata da esperti holmesiani appartenenti all'Associazione Uno Studio in Holmes valuterà gli elaborati pervenuti entro il 31 dicembre 2009: i migliori 10 riceveranno un premio oltre alla dignità di stampa.
I particolari della sfida? Ovviamente sono forniti nel volume. Elementare, no?

di Francesco Cascione

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