Magazine Venerdì 19 giugno 2009

«Come riconquisto la sua fiducia?»

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Magazine - Buongiorno.
Da circa un settimana ho lasciato il mio ragazzo parlando per telefono: abbiamo una relazione a distanza da due anni e mezzo. Dopo circa due giorni ci vediamo e mi accorgo subito della stupidagine fatta: ero in preda a un forte periodo di stress lavorativo e a problemi di salute di una mia sorella.
Ora lui ha bisogno di riflettere per paura e per mancanza di fiducia: è figlio di genitori separati e a volte ha anche attacchi di ansia e panico.
Premetto che avevamo l'intenzione di realizzare una vita in comune e avere dei figli, già avevamo in costruzione una casa.
Ora lui non vuole più saperne di venire ad abitare qui, e dal canto mio gli ho detto che non c'è nessun problema, che sarò io a trasferirmi li da lui.
Però ha bisogno di tempo per capire.
Come si fa a riconquistare la sua fiducia?
Attendo una cortese risposta. La ringrazio nel frattempo.

Buongiorno.
La sua è una piccola domanda, ma credo che la risposta sia necessariamente molto più lunga dello spazio e del tempo che abbiamo a disposizione. Così le proporrò una versione estremamente ridotta e condensata di questo problema, che spero solo possa essere uno spunto di riflessione più che una risposta definitiva.

La fiducia è un elemento molto importante all'interno delle relazioni, e a volte può essere molto difficile non solo conquistarla ma, forse ancora di più, mantenerla nel tempo. Invece, a perderla, ci vuole pochissimo.
In effetti la fiducia è un sentimento complesso. Si prova in seguito al riunirsi di un insieme di fattori, in parte emotivi, in parte pragmatici e, a volte, anche suggestivi. Così, accanto alla necessità che vi sia empatia, condivisione e feeling, c'è anche bisogno che ci sia molta coerenza nelle proprie azioni e nella direzione dei propri sentimenti e pensieri.
E, in questo caso, parlo sia di una coerenza 'interna', ovvero relativa al modo di fare della persona, sia di una coerenza 'esterna', relativa alle cose che si fanno e si portano avanti, e al modo con le quali si attuano.
Questa duplicità è anche uno dei motivi per cui, nel tempo, la fiducia iniziale possa essere erosa o annullata dallo svolgersi di azioni e di comportamenti contradittori, oppure cancellata di colpo allo scoprire di un elemento nuovo e incongruo con l'idea di fiducia che ci si era fatta all'inizio.

Fatto questo piccolo riassunto, e presumendo che tra voi ci sia effettivamente un rapporto emotivo, mi scusi se dovrò sottolineare che in alcune parti del suo racconto si palesino delle incongruenze che potrebbero minare il senso di fiducia.
In effetti, se guardasse da spettatore la storia di altre persone, anche a lei potrebbe sembrare difficile avere fiducia in una persona che:

A) ha una relazione da due anni con una persona con cui «avevamo l'intenzione di realizzare una vita in comune e avere dei figli, già avevamo in costruzione una casa».
B) al telefono, 'siccome è stressata' lascia il suo partner
C) poi lo rivede dopo due giorni e ci ripensa
D) poi non capisce come mai lui sia indeciso (pur conoscendo bene la di lui storia)
E) allora, nonostante un progetto già molto pensato e condiviso (lui si sposta da lei), lei cambia proposta e dice di essere pronta di fare il contrario (lei si sposta da lui)
F) in tutto questo non si cura dell'effetto che questi cambiamenti creano in chi li subisce, ma segue solo ciò che sente dentro di sé.
Non pensa che si potrebbe dire che, anche se con le migliori intenzioni, questo si dimostri come un comportamento di cui è difficile fidarsi?

Ora lei chiede: che fare?
E se fino ad ora lo sforzo di rendere semplice un concetto difficile poteva essere espresso in un modo accettabile, rispondere adeguatamente a questa domanda non sarebbe altrettanto sensato.
E così sarò ancora più sintetico: la inviterei a prendere in considerazione il fare il contrario degli errori che abbiamo detto prima. Ma questa risposta, anche se con un fondo di verità, potrebbe esere un po' troppo sibillina e provocatoria, mentre invece le mie intenzioni sono quelle di darle una mano.

E allora la inviterei a fare ciò che sente, cercando di tenere bene in mente anche le caratteristiche e le esigenze di lui, e non solo le sensazioni o le intuizioni di sé stessa.
In fondo, se vogliamo davvero stare (bene) assieme, il concetto di io e la percezione dell'altro devono riuscire a riconoscersi, entrambi, in un noi.
Buona estate.


*psicoterapeuta

di Marco Ventura*

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