Concerti Magazine Mercoledì 17 giugno 2009

Anni '90 noi c'eravamo: Articolo 31

In Anni Novanta: noi c'eravamo, Simone Nocentini ci racconta la storia di un'epoca attraverso la sua musica. Parla della decade che ha chiuso lo scorso millennio, vista con gli occhi di chi era adolescente in quel periodo. Ma non mancano riflessioni più generali sul momento storico. Buona lettura!

Magazine - Tra le tante declinazioni che ha tentato di prendere la musica pop negli anni ’90, è inevitabile citare anche i diversi tentativi di portare in Italia l’hip hop, in tutte le sue varie declinazioni.
Premetto che sono un profano dell’argomento, che prima di essere un genere musicale è soprattutto un grande fenomeno culturale, che nel paese di origine (gli USA) ha radici profonde nelle periferie delle grandi metropoli e nel crogiolo di suoni, razze e culture che vi si sono impastati a partire dagli anni ’70.
Proprio per questo non tutti i tentativi di importarlo in Italia sono stati di successo (commerciale) da un lato o di un qualche interesse (artistico) dall’altro. Non a caso il primo nome che può venire in mente a riguardo è Jovanotti, che declina però in maniera del tutto personale il rap, che poi è solo uno dei tanti aspetti del fenomeno Hip hop.
D’altro canto gli anni ’00 hanno visto salire alla ribalta nuovi volti (mi vengono in mente al volo Mondo Marcio e Fabri Fibra) che scimmiottano in maniera esplicita, e senza valore aggiunto, gli stilemi che arrivano da oltre oceano. Ma questa, come siamo soliti dire, è un’altra storia.
Tornando alla scena pop degli anni ’90, credo però che un paio di esperimenti interessanti ci siano stati. E che passando di qui non si possano ignorare gli Articolo 31.


Magie di Internet.
E chi se la ricordava la pubblicità della Uno Rap? Anzi, mi correggo: e chi se la ricordava proprio la Uno Rap? Nostalgie da gruppo su facebook a parte, la citazione vale la candela, perché l’audio di questo spot è la prima registrazione di J-Ax, la voce degli Articolo 31.
Segno dei tempi che stavano evolvendo (siamo nel 1992) e dei profumi di novità che stavano riempiendo l’aria. Di lì a poco esce l'album Messa di Vespiri (1994) che conteneva Ohi Maria!, con la quale vinsero il Disco per l’Estate nel 1995.
Tutti la ricordano come il racconto – un po’ surreale, un po’ ironico - di una storia d’amore con la marijuana, ma l’aspetto più interessante che qui vorrei ricordare è la struttura musicale del brano, costruito sul campionamento di un brano di Rino Gaetano, Ahi Maria, del 1979.
Ed è proprio questa “via italiana” all’hip hop (per perseguire la quale nacque a Milano la Spaghetti Funk, l’officina dalla quale uscirono anche, seppur con risultati di minor efficacia, i Gemelli DiVersi) l’aspetto credo più importante del lavoro degli Articolo 31 in quegli anni, e che è proseguito fino alla fine del decennio: costruire brani campionando suoni (e temi) da autori italiani, pescando spesso da produzioni allora dimenticate, recuperando memorie ed eredità.

Così negli anni gli Articolo 31 hanno campionato Rino Gaetano (oltre ad Ahi Maria anche Gianna), il Lucio Dalla di Disperato Erotico Stomp, il Natalino Otto di Mamma Voglio Anch’io la Fidanzata, per non parlare del Bob Dylan di Like A Rolling Stone divenuta Come Una Pietra Scalciata. E la lista, in realtà, non finisce qui.
È vero anche, però, che gli Articolo 31 non hanno mai concentrato totalmente la loro immagine pubblica su questo aspetto “impegnato” del loro lavoro: tant’è che a lanciare Così Com’è (1996), il loro disco di consacrazione come alfieri dell’hip hop in Italia, sono stati brani orecchiabili e divertenti, come Tranquifunky e Funkytarro, dalla musicalità ai limiti più ortodossi del genere e dai testi leggeri ed ironici.

Questo, che può forse apparire, ai più intransigenti, il limite oggettivo della loro coerenza artistica, credo sia in realtà l’elemento che li contraddistingue come fenomeno tipicamente anni ’90: pronti a scendere a compromessi con l’industria discografica pur di poter far accedere il grande pubblico al proprio lavoro, non rinunciando però a tratti distintivi della loro identità. Non a caso tutta la foltissima scena hip hop underground non ha mai visto in simpatia le virate verso il mainstream degli Articolo 31 (e di altri), considerandole un tradimento.
Il loro progetto musicale, negli anni, è mutato, rapidamente e senza soluzione di continuità, virando quasi d’improvviso verso nuove sonorità e forma-canzone, diverse anche dalla loro idea di hip hop all’italiana che già aveva rappresentato una novità.

Ma al di là della musica, quello che stupisce al riascolto oggi è la profondità e l’attenzione di alcuni dei loro testi, pronti a denunciare, magari con il paradosso, le contraddizioni e le incongruenze dell’Italia di quegli anni: al volo mi viene in mente Come Una Pietra Scalciata, sugli inganni della società dell’immagine (tematica che, alla luce giusta, richiama i temi di Dylan nell’originale) ma soprattutto la visionaria 2030, in cui da un futuro allora abbastanza lontano (il brano è del 1996) si raccontano le degenerazioni di una società che – ahinoi -, brutto ammetterlo, è già in parte quella del nostro 2009.
Ascoltate, guardate e meditate.

Si può considerare il lavoro degli Articolo 31 (almeno quello di quella prima fase di identità hip hop) “impegnato” (con tutte le virgolette che vogliamo, per carità!)?
Difficile rispondere: è vero che negli anni a venire il genere ha preso due strade distinte, separate e tra loro non comunicanti: da un lato il genere più commerciale, dalle musicalità e dalle tematiche leggere o strumentali allo scandalo forzato (dai Gemelli Diversi a Fabri Fibra, buonisti i primi, egocentrico il secondo – scrive sempre il profano), dall’altro la punta dell’iceberg undergound che picchia con decisioni sui problemi e le contraddizioni della società (Frankie Hi NRG, ed oggi Caparezza).
Gli Articolo 31 hanno rappresentato, forse, il punto di equilibrio tra queste due tendenze: a metà tra gioco e discorso serio, con la baldanza scalcinata da buffoni di corte che fanno casino ma, quasi senza farsene accorgere, avvisano che il re è nudo.

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