Magazine Venerdì 12 giugno 2009

«Lui mi ha tradito per una donna»

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Magazine - Salve, ho letto le sue risposte a casi molto particolari, e mi hanno fatto pensare.
Vorrei esporle il mio problema:
Sarò piu sintetico possibile.

Sono stato con un ragazzo di 16 anni (io ne ho 19) e ci sono stato per 4 mesi, 6 in tutto di frequentazione.
Ci siamo conosciuti a scuola, è stato emozionante dato che sono abituato a chat e discoteche a ''tema''. Ma non andava tutto cosi bene.
Suo fratello maggiore, omofobo, infatti è nella mia classe e non voleva affatto che ci frequentassimo o anche solo sentissimo i primi 2 mesi facevamo tutto di nascosto, siamo arrivati a messaggiare dai cellulari dei nostri amici. Ma l'affetto crescente che ci legava ci faceva dimenticare tutto.
Sotto l'aspetto sentimentale, dunque, andava a meraviglia, ogni giorno era piu dolce, e io di conseguenza :)
Suo fratello alla fine ha saputo tutto, ed è arrivato non solo ad accettare la cosa, ma anche ad aiutarci a vederci, dato che siamo di 2 paesi diversi.
Insomma, meglio di cosi non poteva andare,
È durata sino a fine aprile, il 27 infatti è partito per Londra con la scuola. Per coincidenza è tornato proprio il giorno del nostro ''mesiversario''. Ed era freddo, cosa mai successa, ma ha dato la colpa alla stanchezza.
Da quel giorno, ma solo col senno di poi, mi son reso conto che era piu freddo e che rimandava le uscite.
Ma quando glielo facevo notare mi chiedeva scusa e si mostrava ancora piu dolce e amorevole. Poi 3 settimane dopo è arrivato ad inventarsi una storia assurda per farsi lasciare. Mi ha cercato su MSN con un altra email fingendosi una terza persona che aveva le nostre foto compromettenti e che ci avrebbe fatto passare l'inferno se non ci fossimo lasciati. Io ci ho anche creduto per 2 giorni.

Una volta scoperto tutto, con l'aiuto anche del fratello, mi aspettavo quantomeno le scuse e le vere motivazioni. E lui invece si mostrava acido.
E non mi sopportava. Continuava a fare l'indifferente o peggio a mandare frecciatine. Ero, e sono, distrutto, perché lo amavo davvero, e se gliel'ho detto è perché lo provavo, e lui stesso, dopo Londra tra l'altro, mi ha detto Ti amo per la prima volta, e guardandomi negli occhi. Ero felicissimo.

Qualche giorno fa non ho retto e gli ho inviato una mail, in fondo volevo delle spiegazioni.
Mi ha risposto e al telefono mi ha detto che le ultime 3 settimane scopava qua e là con le sue amichette, e tutto è iniziato appunto col viaggio a Londra, e non mi voleva lasciare per mancanza di coraggio e per paura che dicessi in giro che è gay, per ripicca.

Dicendomi tutte queste cose era addirittura irritato e non ha chiesto scusa neanche sottovoce e senza provarlo. Ne andava quasi fiero, diceva che avrebbe dovuto capire cosa gli piace realmente. (Poi è evidentissimo che è gay, c'è anche la possibiltà che abbia continuato a mentirmi sempre x paura di essere scoperto da tutti a causa mia).
Ma non è assolutamente vero che era confuso, mi ha sempre detto di essere bisex. Sebbene a vederlo non si direbbe affatto ci credevo.

So che ha 16 anni e può essere confuso. Ma che non venga a prendermi in giro.
È un tradimento vero e proprio, non c'è confusione che tenga,e lo ha protratto per quasi un mese con anche molta frequenza. Mentre con me era sempre piu dolce e mi diceva cose del tipo ''amore finalmente va tutto come avrei sempre desiderato con te, ora la mia famiglia lo accetta, io ti amo e starò con te ancora per molto tempo, ti amo davvero e scusa se te lo ripeto ma non posso fare a meno di dirtelo''.
È stato meschino. E mi ha detto tutto solo quando si è convinto che sono troppo buono per ''sputtanarlo'' davvero.

Ora però mi chiedo perché debba continuare ad essere cosi buono. Specie con una persona che tutt'ora a scuola mi vede e mi guarda anche male. Essendo in torto marcio. Scusi, avevo detto che sarei stato sintetico eheh..
In sostanza: mi ha fatto passare l'inferno, non ho mangiato per due settimane e non riesco a dormire, e tra 20 giorni ho la maturità. E lui ora è felice con la sua ragazza, e io ho le nostre foto, che fare?

Wow che letterona. La sintesi non sarà la sua specialità ma in compenso le storie le sa raccontare bene. Almeno le sue. Cosi, adesso, dopo aver parlato di chi ha scoperto di essere gay, di chi ha paura di essere gay, di chi lo è e non lo sa ancora, è quasi simbolico trovarci a parlare di chi, invece, scopre di non esserlo più. Direi che il panorama è completo anche se mi spiace che questa chiusura del cerchio capiti proprio a rovinare la sua storia d’amore.
Perché di questo si tratta. Di una storia di amore.

E mi permetto di dire che, nelle infinte capacità che ha l’amore di ingarbugliare i sentimenti, le relazioni e quel poco di intelletto che crediamo di avere, il fatto che la relazione sia omo o etero non cambia niente.
Non so se la cosa la può rasserenare ma le assicuro che quando l’amore non è corrisposto, la sofferenza è uguale, per tutti.
Così come, a prescindere dall’orientamento sessuale, non cambiano le strategie, più o meno, degne e leali di mettere fine ad un rapporto. Ed anche in questo caso le cose non cambiano: c’è sempre qualcuno che soffre e c’è sempre qualcuno che non riesce a capire e, spesso, c’è sempre qualcun altro che non si comporta proprio benissimo. Chissà? Magari anche questo qualcuno avrà i suoi motivi. Forse. Oppure è proprio che tra due persone non è detto che le cose debbano girare sempre bene. Anzi, credo che sia quasi un miracolo quando, a sorpresa, invece succede che ci si intende

Dunque. Che fare? Piangere, arrabbiarsi, farsi prendere dalla malinconia, strappare qualche foto, rimpiangere di averlo fatto e poi reagire, dare la maturità, passarla, lasciarsi la storia alle spalle buttare le foto che non abbiamo ancora strappato (meno una, giusto per la cronaca) e tuffarsi di nuovo nel futuro. Che altro pensava di poter fare?

E non vorrei sembrare troppo cinico nel ricordarle che fin troppo spesso, molte storie d’amore, anche se intense, non durano molto più che qualche mese. Anche se, beh si è banale, ma quando tocca a noi ci sembra tutto molto ma molto diverso di quando capita agli altri. Ed anche qui mi sembra che tra l'essere o non essere gay non cambi poi molto. Alla fine dipende sempre dalle persone (e dal famoso destino). E poi la sua è una età in cui si cambia, anche velocemente e può accadere che sia difficile capire veramente chi siamo e cosa vogliamo e cosa sentiamo e soprattutto se quello che crediamo di esser e e crediamo di voler e crediamo di sentire sia, davvero, così definitivo ed assoluto. Per noi e per quelli con cui stiamo, che anche loro, a loro volta cambiano e non sanno neanche bene il perche ed il percome. Capita a tutti, inevitabilmente, si resce, si cambia, ci si trasforma, si diventa qualcosa resta altro si perde molto si rimodella, credo che si chiami vita, anche se, a molti può spaventare l’idea di non trovare, dentro di sé (o fuori da se) certezze così fisse ed inattaccabili.

E questo mi riporta ad un'altra lettera che però non vuole essere pubblicata (a proposito, perché mai scrivere e poi non voler essere pubblicati? Me lo spiegate? E questo vale in particolare per i sogni strani di una simpatica ragazza). Dunque non riporto la lettera. Ma ne riassumo il senso
Si parla di virilità, di veri uomini e della paura di essere abbastanza virili e dunque, inevitabilmente gay (di nuovo?).
E così. La “paura” e solo il frutto di una serie di ragionamenti più o meno logici e piu o meno ben concatenati. In effetti parlare di orientamento sessuale, di attrazione e di intesa tra persone dello stesso sesso o di sessi diversi non è semplice.

Sono discorsi difficili e pieni di sfumature troppo importanti per essere trattati esaustivamente su questa, semplice rubrica ma, tant’è, vorrei riproporre alla vostra attenzione una “vecchia” impostazione concettuale dove si parlava di identità di genere, di identità di ruolo e di scelta di “oggetti sessuali” (o meglio di soggetti sessuali).

Ecco, per farla breve si riassumeva il tutto dicendo che:
L'omosessuale “vero” era colui il quale manteneva la sua identità di genere e di ruolo ma sceglieva partner dello stesso sesso mentre l’”invertito” aveva la sua identità di genere ma invertiva il suo ruolo cercando partner dello stesso sesso.
In questo modo si avrebbero due poli: da un lato ci sarebbero gli omosessuali maschi, veri machi e molto virili, che agiscono il loro ruolo maschile prediligendo partner dello stesso sesso e dall’altro polo maschi invertiti che si atteggiano a femmine in cerca di “veri uomini”( e credo che a questi si riferiscano spesso i ragazzi che temono di essere gay. O no?).

Ovviamente, allo stesso modo ci sono i due poli dell'omosessualità femminile dove esistono femmine molto femminili che amano fare la femmine con altre femmine e femmine che invertono il loro ruolo e diventano molto più “maschili” e giocano a fare “l’uomo della coppia”.
E poi, ovviamente ci sono tutte le infinite variazioni ed intrecci sul tema che sono decisamente di più e più sfumati e più complessi e cangianti di questi quattro punti di riferimento.
Ma, (a parte la variabile non trascurabile dell’amore) era giusto per inquadrare il problema.
Vi sembra che questo metta più chiarezza o più confusione?
Ditemi voi, la sensazione è che non sia l’aspetto della virilità “omo” che spaventa quanto l’aspetto di inversione che, peraltro è anche quello più evidente. Ma non nego che anche la cultura abbia il suo peso. E la morale e tante altre cose.

E dunque si ritorna all’annoso e mai risolto problema dell’identita:
Chi sono davvero io? (ammesso che dentro di me ci sia un solo io).
E ciò che sono, è giusto?
E scusate se sono domande da poco.
Che altro dire?
Parliamone
Magari non riusciamo a risolvere tutto, ma di sicuro aiuta.

* Psicoterapeuta

di Marco Ventura*

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