Concerti Magazine Mercoledì 3 giugno 2009

Anni '90: il Roxy Bar di Red Ronnie

Magazine - E poi ci troveremo come le star / a bere del whisky al Roxy Bar…
Vasco Rossi, Vita Spericolata, 1983


Per me Red Ronnie è il suo gelato. Quel microfono ingombrante che si portava sempre dietro, attraverso lo studio di Roxy Bar, e che senza tanti problemi metteva davanti, secondo bisogna, alle labbra di cantautori, rock star italiane e straniere, esperti di vegetarianismo, ragazzi di borgata, musicisti appena usciti da improvvisate jam sessions, preti e giornalisti.

Solo uno, il gelato. Lo stesso in cui ficcava la sua voce: bassa, impastata al suono delle labbra in movimento, pastorale ed ecumenica. E questo già voleva dire un paio di cose fondamentali: in primo luogo, che non ci si poteva parlare sopra. La tv dell’urlo più forte di te, aveva ancora da venire. In secondo luogo, era lui a dare voce. E a toglierla. Un gesto di autorità ma, credo anche, di responsabilità: il programma è mio e decido io cosa deve succedere.
L’avventura della musica in TV, per Red Ronnie, era già iniziata negli anni ’80, con programmi su RAI e Fininvest (come allora si chiamava) ma, caso vuole a favor di questa rubrica, l’esperienza più forte fu proprio quella degli anni’90, quando, nel 1992, iniziò la messa in onda di Roxy Bar su Videomusic. La storia di quella prima, mitica emittente musicale europea, nata tra le colline della provincia di Lucca, e fagocitata anni dopo dall’avidità del mercato pubblicitario e dalle velleità terzopoliste di Cecchi Gori, meriterebbe un racconto a parte, che per ora rimandiamo.

Per chi non c’era, cos’erano Roxy Bar ed il suo clone pomeridiano Help!?
In primo luogo, uno spazio fisico, uno studio-locale dove si alternavano performance musicali (prepotentemente live) e interviste, che toccavano dalla grande star nazionale ed internazionale al gruppo emergente che cercava di farsi conoscere. Con quel suo benedetto microfono, Red girava per lo studio, incrociava star e fans, raccoglieva domande, pretendeva risposte: l’impressione era che quello che vedevi sullo schermo fosse in realtà una piccola parte di quello che succedeva in studio, e magari ti capitava che finiva la pubblicità e quando si tornava in onda c’era un gruppo a metà di un pezzo. Ma come? Oggi può parere incredibile, ma la TV era al servizio della performance, e non il contrario. Le telecamere provavano a raccontare quello che succedeva in quello spazio, con la coscienza, in fondo, di non poterlo fare davvero del tutto. Esattamente al contrario delle velleità voyeuristiche dei reality.

In più, in un programma che parlava (e suonava) di musica, c’era lo spazio per altri argomenti; l’ecologia, la politica, l’arte, l’impegno civile… Red impostava quell’atmosfera da dibattito anni ’70 di cui noi, imberbi quindicenni, avevamo sentito parlare nei racconti dei genitori, e raccoglieva, con la stessa dignità, le impressioni di Vasco Rossi o dell’ultimo adolescente brufoloso in cerca di rivalsa per le sue frustrazioni contro il sistema.
L’enorme libertà editoriale di Red (al di fuori del sistema Auditel per buona parte della storia del programma) era la sua grande forza, da sommare alla presenza di grandi star nazionali ed ultime novità dall’universo musicale conosciuto e sconosciuto. Moltissimi nomi della musica straniera, esplosi poi nell’olimpo delle classifiche, sono passati su quel palco, magari quando in Inghilterra il loro primo singolo era ancora in scalata alla classifica.

Ma Red Ronnie, oltre che farci odorare le ultime novità dal mondo, è stato anche un grande promotore di talenti nazionali, che non si limitava a pubblicizzare, ma cercava di far conoscere nella loro totalità, come racconta il video che vedete qui sopra, del 1998, con protagonista un’esordiente Elisa. E parlando di nuovi talenti, vale la pena ricordare che i Negramaro hanno firmato il loro primo contratto discografico dopo aver vinto un concorso musicale presentato proprio da Red Ronnie.
Nel 2001 sulle frequenze di TMC2 (in cui si era già trasformata Videomusic) balzò MTV Italia, già attiva da alcuni anni a tempo determinato su un altro canale. Era già iniziato, ormai, un nuovo modo di fare tivvù per i giovani, affidato ad altri strumenti di mediazione: mega eventi, vj, folle urlanti davanti ai divi, ma anche programmi di sperimentazione dal sapore, finalmente, europeo.

Le difficoltà odierne del mercato discografico, che va a pescare nuova linfa nei programmi musicali della tv generalista sono, credo, dovute anche alla scomparsa di programmi come Roxy Bar, che alimentavano e allevavano nuove proposte offrendo loro uno spazio dove esprimersi.
Il progetto Roxy Bar, oggi, resiste ancora con un’uscita mensile in edicola, che ripercorre l’esperienza di quel decennio di tv musicale: una meravigliosa zona franca in cui si scambiavano idee, e i giovani talenti maturavano nel confronto con i grandi nomi con cui si scambiavano il palco.

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