Magazine Mercoledì 27 maggio 2009

'L'allegria dei Naufragi': Ford Ravenstock è tornato

Magazine - L’omicidio è volgare e qualunquista. L’estremo rimedio di un intelletto debole.
(Ford Ravenstock)

Il primo numero - edito da Panini - è stato una vera rivelazione. Ford Ravenstock, il personaggio di Susanna Raule e Armando Rossi, è nuovo, diverso, uno che di eroico non ha proprio nulla. Anzi, speciale perché mostra di essere affascinato dal lato oscuro del mondo come lo erano i membri della Famiglia Addams: cinico, ipocondriaco, irrimediabilmente depresso e con scarsa attitudine alla vita. Impossibile non amarlo.
Ford Ravenstock - un dandy con la spiccata propensione al suicidio - è ironico e tagliente, un alieno, un sicario che non è un sicario, meglio definirlo un filantropo del suicidio.

Dopo un periodo sabbatico lo scorso settembre - io sono riuscito ad averne una copia solo adesso - è tornato vestito di nuovo con l'edizioni Arcadia con il volume intitolato L'allegria dei Naufragi.
Stessa squadra - Raule e Rossi -, stesso formato e soprattutto la conferma che se il primo numero era un esperimento molto interessante, il secondo (il numero uno per la nuova casa editrice) conferma il suo poteziale sviluppandolo nel modo migliore; Ford Ravenstock infatti sta in piedi molto bene e si dimostra capace di passare dallo status di One Shot di buon livello a quello serie senza perderne in smalto, originalità e fascino.

Susanna Raule approfondisce il rapporto di Ford con il mondo che lo circonda, mostra il suo mondo, disincantato e ingenuo, cinico come lo è quello di un bambino; divertente poi il modo in cui si evolve il rapporto tra lui e l'ispettore Marlene Moore, l'affascinante poliziotta che già nel primo capitolo aveva intuito che non tutti i casi di suicidio nascono nella mente del suicidato ma che anzi, molti di essi, sono incoraggiati da un tutor dai modi cortesi.

Nelle due storie racchiuse nel volume, rintracciabile nelle librerie specializzate, si cerca di entrare nella mente del protagonista per scoprire che la sua è una continua ricerca verso qualcosa che lo smuova, che lo emozioni.
E le emozoni non mancano: toccante la prima, in cui amore e morte, vendetta e passione si legano come il cappio di una corda sul collo dell'impiccato; romantica invece la seconda in cui la tempesta e l'impeto, come per i Romantici dell'800, sono protagonisti assieme a clienti che hanno con la morte un rapporto assolutamente unico.

Quello che emerge è che in Ford l'apparente disincanto e la sua sfacciatta freddezza - che inevitabilente si traducono in voglia di suicidarsi - altro non sono che una mal celata fame di vita; lui tenta di morire per rinascere, operazione che riesce grazie alle cure del suo valente maggiordomo, il misterioso Emerson, che (come l'Afred di casa Wayne) lo biasima e asseconda come farebbe un genitore col figlio.

Ironico, tagliente e divertente come sa esserlo il sano umorismo gotico quando è fatto con fantasia e talento. Dal blog di Susanna Raule - ben curato e aggiornato - e dalle info raccolte dalle Edizioni Arcadia si informano i lettori che il terzo numero, il secondo per Arcadia, è in preparazione e che vedrà la luce in autunno, probabilmente - dico io - in concomitanza con la Mostra mercato di Lucca.

Pare che non manchino idee e materiale per portare a pensare che Ford Ravenstock, al di là delle sue speranze, non solo goda di ottima salute, ma sia anche destinato ad una lunga vita editoriale.
Sempre che non riesca a suicidarsi, ovviamente.

di Francesco Cascione

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