Magazine Martedì 26 maggio 2009

'Shakespeare scriveva per soldi' di Nick Hornby

Magazine - Per rubare le parole a Salinger: «I libri che preferisco sono quelli che appena li finisci di leggere, vorresti che l'autore fosse un tuo amico, e che lo potessi chiamare ogni volta che vuoi». Nel caso in cui tra gli scrittori che amate ci fosse Nick Hornby, Shakespeare scriveva per soldi vi consentirebbe un ribaltamento interessante: sarebbe il vostro autore preferito a coinvolgervi in una chiacchierata quando finisce di leggere. Nel libro sono infatti raccolte le puntate della rubrica di critica letteraria da lui tenuta sulla rivista The believer tra il 2006 e il 2008.

Parlare di critica però non è preciso: più che altro sono consigli di lettura.
Inoltre un libro composto riciclando articoli già pubblicati altrove, potrebbe sembrare una mera trovata commerciale. E in effetti lo è. Ma c'è da dire che la formula funziona a meraviglia: se vi piace leggere e non possedete già tutti i numeri di Internazionale in cui compaiono questi brani, il libro vale quel che costa.

Ci sono tre ragioni per cui la formula funziona.
La prima è che Nick Hornby ha un meraviglioso senso dell'ironia e dell'autoironia: ha uno sguardo gentile, mitigato da una vena di tiepido cinismo. È rassicurante.
La seconda è che Hornby non tiene mai il suo lettore a distanza: lo guarda negli occhi e lo fa sedere sulla poltrona del suo salotto. Non cerca di apparire umile o compiacente: è onesto e diretto, e privo di vezzi da aristocrazia intellettuale (anzi, afferma di leggere perché è terrorizzato dalla propria ignoranza), anche a rischio di risultare un po' superficiale. Questo è fondamentale: quando si ha una conversazione con un estraneo e si cerca di non risultare superficiali, di solito la conversazione è orribile.

Infine, Hornby ha gusti davvero singolari: la maggioranza delle sue letture sono saggi di argomento sportivo, romanzi per adolescenti (ovvero "libri per adulti non pallosi") e biografie musicali. Il che ha uno svantaggio e un vantaggio. Lo svantaggio è che con tutta probabilità si tratta di volumi che non leggerete mai (non in Italia per lo meno). Mentre il vantaggio è che racconta un sacco di cose di cui difficilmente avrete già sentito, con una particolare propensione per le informazioni curiose (e a chi non piacciono le informazioni curiose?). Le stesse che hanno incuriosito lui mentre leggeva i libri.

Ecco ad esempio un paio di righe dedicate a una questione che mi sembra di un certo peso: «Adesso vi dico quel è la migliore definizione di bel romanzo che finora mi sia capitato di trovare - anzi, mi sa tanto che è l'unica definizione di bel romanzo che valga qualcosa. Un bel romanzo è un romanzo che ti fa correre al computer a cercare foto di prostitute su Internet».
Dopo una verità tanto densa, mi sembra francamente inutile aggiungere altro.

di Giorgio Viaro

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