Magazine Martedì 24 aprile 2001

La moglie di Nat...

La moglie di Nat era una donna molto bella, nera, dal profilo greco e aristocratico.
L’aveva vista passeggiare per via Matteotti con una amica e se ne era innamorato subito.
“Un’ apparizione, la prima volta che l’ho vista mi è sembrata una dea scesa dall’Olimpo”, amava ripetere.
Non aveva mai smesso di amarla, anche dopo tanti anni. Diceva a tutti che non voleva figli perché l’avrebbero potuto distrarre dal ristorante e da lei, le uniche cose che davano un senso alla sua vita.
Da ragazza la moglie aveva lavorato per anni in cucina e le piaceva entrare in sala sul tardi, sedersi insieme al marito a uno dei tavoli, di amici o clienti affezionati, e raccontare lei stessa l’aneddoto dell’apertura del ristorante nei vecchi locali della trattoria dei genitori, che mai aveva ottenuto la stessa notorietà. Raccontava cercando la sua approvazione e lui le sorrideva benevolo, a volte gli sfuggiva una carezza.
“Non se ne sono mai pentiti, i miei”.

Anche lei cantava, aveva una bella voce da soprano, ma si schermiva e diceva che non poteva certo competere con il marito. Per un po’ l’ho incontrata al mercato e mi faceva sempre un bel sorriso.

Morì improvvisamente per un brutto male, quando entrambi erano sicuri di invecchiare insieme occupandosi del ristorante e passando i pomeriggi a passeggiare sul lungo mare. Si ammalò e non ci diede peso, continuò a raggiungere il marito prima della chiusura, ma sembrava sempre più pallida e stanca e poi morì.
Senza preavviso, facendogli il torto terribile di lasciarlo solo. Così pensò davanti alla sua tomba.
“Perché?”
Nat sentì subito un vuoto incolmabile, un senso di prosciugata nostalgia. Silenzio e solitudine dentro e fuori, nel cuore e nelle stanze del suo amato ristorante, e capì subito che niente sarebbe mai più tornato come prima.
Continuò per alcuni anni ma era come stanco, svuotato. I clienti vecchi continuavano ad andare per fedeltà al passato ma il cibo non era più come una volta, lui li trascurava, non passava fra i tavoli e non cantava più, neanche se insisteva il sindaco. Non andava a cercare l’olio migliore vicino a Imperia, non gli importava controllare se il pesce fosse fresco.
Delegava tutto e beveva, seduto al tavolo preferito da lei, quello da cui si vedeva uno spicchio di mare. Poi gli fecero una buona offerta per comperare i locali e aprire una jeanseria e lui vendette.
Senza pensarci su neanche una notte.
“Senza mia moglie non ne vale più la pena”.
Guardò portar via il mobilio senza versare una lacrima, poi scese al mare e restò a guardare le onde fino all’imbrunire.

Adesso abita a Porto Maurizio, in un monolocale, e vive con quello che ha messo da parte. Si accontenta di poco, fa una vita molto ritirata.
Non poteva rimanere a Sanremo, ricordare ogni giorno gli sfarzi della sua vita passata, l’arrivo dei principi di Monaco per assaggiare i suoi ravioli speciali, e poi non poteva più passeggiare per le strade e per gli angoli che gli ricordavano la moglie, incontrare vecchi clienti che lo salutavano dicendo: ”Ma signor Nat, perché ha venduto, non sa quanto ci manca!”. Doveva andarsene, fuggire.
Almeno a Porto Maurizio vede il mare dalle finestre della sala. Resta ad osservarlo per ore. Mangia pasti frugali e non va mai al ristorante. Nel quartiere in molti non sanno neanche il suo nome.

Però passa ogni notte per Sanremo, in incognito. Indossa una mantella e un grosso cappello nero. Va a trovare i colleghi, i proprietari degli altri ristoranti del centro e anche quelli della zona San Martino o della Foce. Entra dalle porte di servizio, se qualcuno è nuovo si presenta rapidamente. Lascia ai gestori delle buste di denaro.
Grosse somme.
Tanto a lui non serve quasi niente. Vive con poco.
“Mi raccomando, non rifiutate mai a nessuno un buon piatto di pasta, o anche un pezzo di carne tenera, se si tratta di un ragazzo che ha bisogno di mangiare. Serviteli con garbo, come se fossero clienti paganti. Dategli anche un bicchiere di vino, spesso non lo chiedono perché si sentono in imbarazzo, provano vergogna, ma se lo versate voi non lo rifiuteranno. Dite che offre Nat, in molti capiranno”.


fine
di Francesca Mazzucato

Potrebbe interessarti anche: , Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti , Rosso Barocco, «l'arte può diventare una passione pericolosa»: l'ultimo noir dei fratelli Morini , Superman, a fumetti la storia dei suoi creatori: eroi del quotidiano con il dono di saper far sognare , Il segreto del mercante di zaffiri di Dinah Jefferies, una drammatica storia romantica , Maurizio De Giovanni, Il purgatorio dell’angelo: tempo di confessioni per il commissario Ricciardi

Oggi al cinema

Un figlio all'improvviso Di Vincent Lobelle, Sébastien Thiery Commedia Francia, 2017 Tornando a casa, i coniugi Prioux scoprono che un certo Patrick si è trasferito nella loro abitazione. Patrick sostiene di essere loro figlio e di essere tornato per presentargli la fidanzata ma i Prioux non hanno mai avuto alcun figlio. Ma chi è davvero... Guarda la scheda del film